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Ali Baba Faye
Sociologo, esperto di immigrazione

Soggiorno a punti per immigrati, follia cattivista

Rieccoci con il cattivismo nei confronti degli immigrati che si fa legge. Non è una novità! E’ stato così con l’introduzione della detenzione amministrativa che è stata un vero stupro alla civiltà giuridica e un attentato al valore della libertà della persona. E’ stato così con l’introduzione del contratto di soggiorno che lede la dignità del lavoro rilegando il lavoratore immigrato a semplice oggetto usa e getta. Come se non bastasse, la guerra contro gli “utili invasori” ci offre un’altra “chicca”: il permesso di soggiorno “a punti”!

Domani entrerà in vigore una nuova disciplina del permesso di soggiorno le cui linee di indirizzo furono confezionate dal precedente governo con la firma del ministro dell’Interno Maroni. Come funziona? All’immigrato che chiederà il permesso di soggiorno verranno assegnati 16 punti sulla base di alcuni parametri come la conoscenza della lingua italiana e delle nozioni civiche fondamentali. Nell’arco di 2 anni l’immigrato dovrà raggiungere la soglia dei 30 punti pena la revoca del permesso e l’espulsione. E’ un sistema di premi e sanzioni nel quale i punti si perdono in caso di condanna penale, anche non definitiva, e di sanzioni pecuniarie a partire da €10.000 mentre i crediti si acquisiscono con corsi, titoli di studio, onorificenze, attività di volontariato, attività imprenditoriale, acquisto di casa o contratto d’affitto.

Che dire? Al di là dell’obbligo di essere perfetti più degli italiani (civismo, volontariato) alcuni parametri come l’acquisto di una casa, l’avvio di attività imprenditoriale fanno pensare all’idea di attrazione forzosa di investimenti. Ma cosa succederebbe se questi parametri dovessero essere applicati per il mantenimento della cittadinanza o per l’ottenimento della carta d’identità da parte dei cittadini italiani? L’Italia rischierebbe di ritrovarsi con un numero di cittadini inferiore a quello di Malta!

Dunque la disciplina del permesso a punti invece di rispondere ad un bisogno legittimo di promuovere un’immigrazione selettiva e di inserire l’Italia nelle dinamiche concorrenziali per attrarre i talenti, si rivela come un atto viziato da cattivismo che creerà ulteriori problemi di funzionalità e di gestione dell’immigrazione. Infatti, stante la precarietà sociale degli immigrati e le inadempienze dello Stato – ad esempio in materia di erogazione di corsi di lingua (all’estero poi…) – c’è la certezza che il provvedimento avrà effetti negativi in termini di stabilità sociale e di costi di gestione specie per l’incremento a dismisura delle espulsioni. Insomma, pur di complicare la vita agli immigrati si è disposti a farsi del male creando complicanze nel funzionamento dello Stato.

Dunque l’ottusità al potere! La politica che vede gli immigrati come dei rifiuti da smaltire continua produrre scorie. Se fossimo in presenza di un comportamento di una persona fisica avrebbe potuto cavarcela con la battuta che “la mamma dei cretini partorisce in continuazione e non conosce menopausa“. Ma qui siamo di fronte al comportamento di uno Stato, prigioniero di scelte politiche non solo sbagliate ma dannose per il paese. L’Italia stenta ad accettare il suo essere “società d’immigrazione” e invece di capitalizzare questa “manna dal cielo” continua a combattere una guerra contro i mulini a vento.


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