Avete seguito l’hashtag #occupywelfare ieri? Per festeggiare l’otto marzo e per anticipare lo sciopero della Fiom di oggi, le precarie che hanno lanciato #occupywelfare hanno fatto un’incursione al Ministero del lavoro e hanno consegnato alla ministra Fornero la nostra lettera aperta al governo Monti. Tutto è cominciato con l’occupazione del Ministero da parte di un centinaio di valenti precari e precarie, che volevano evidenziare che l’annunciato “pacchetto Fornero” che il governo dice di voler approvare entro fine mese è più che altro un “pacco Fornero” imposto dalla troika europea. Il punto di arrivo delle politiche di flessibilizzazione, prima in entrata e ora in uscita, imposte negli ultimi due decenni.

Finalmente ieri la ministra ha incontrato i volti e il punto di vista di precari e precarie. Intere generazioni cresciute nel mito di quella flessibilità buona che ancora oggi la ministra pretendeva di spacciare alle tredici precarie che le hanno consegnato la lettera. La delegazione tutta al femminile che l’ha incontrata ha parlato di donne iperqualificate, con esperienze di lavoro all’estero e che in Italia non trovano altro che precarietà o disoccupazione, così come le altre giovani che da commesse con regolare contratto indeterminato vengono licenziate.

Per loro basta una presunta “giusta causa” per non aver diritto neanche all’indennità di disoccupazione, naturalmente quando sono così fortunate da avere un contratto a tempo indeterminato. Difendiamo a spada tratta l’articolo 18, ma oggi non possiamo non rivendicare nuovi diritti per tutti e tutte. A partire da un reddito di base e incondizionato, che per noi è l’unico strumento che permetterebbe il superamento di una precarietà che ormai non è più riformabile. Il reddito è lo strumento che permetterebbe a precari e precarie di poter rifiutare il lavoro al nero, quello gratuito o sottopagato. E poi un welfare accessibile a tutte/i è urgente: chiediamo maternità e paternità, ferie, pensione, malattia, diritti sindacali e accesso ai servizi per precari e precarie.

La ministra ha riconosciuto la necessità di una forma di reddito universale ma, in tono maternalistico, ci ha spiegato come in Italia tutti si adagerebbero se avessero un reddito garantito prendendo il sole per nove mesi l’anno e accontentandosi di mangiare pasta col pomodoro piuttosto che lavorare. La risposta di Fornero ricalca i luoghi comuni, le banalità e gli insulti delle ultime settimane: lavoro fisso monotono, flessibilità buona contro quella cattiva, precari perché sfigati e non preparati. Il tutto giustificato con la solita priorità del “salvare l’Italia”. Anche occupywelfare lavora per il bene dell’Italia, a partire dall’Italia precaria che di essere presa in giro e sfruttata non ne può più.

Oggi, 9 marzo, dalle ore 14, dopo la manifestazione della Fiomci troviamo ancora davanti al Ministero in Via Veneto 56: per una vera Occupy, vogliamo dar vita a uno spazio in cui precari e precarie possano prendere la parola e l’iniziativa.

#OccupyWelfare – Roma, via Veneto 56.