Il patron di Esselunga Bernardo Caprotti

Per una sera davanti ai magazzini Esselunga di Pioltello si è festeggiato. Va infatti ai lavoratori da mesi in presidio nella cittadina a est di Milano il primo round giudiziario per i licenziamenti decisi dalle cooperative del consorzio Safra, che ha in appalto i servizi di facchinaggio del gigante della grande distribuzione. Il tribunale del Lavoro di Milano ieri si è espresso su due dei 25 operai lasciati a casa e ha stabilito che dovranno tornare alle loro mansioni.

“La sentenza – commenta Fabio Zerbini del sindacato S.I. Cobas – dimostra che si è trattato di provvedimenti infondati e discriminatori”. Per i due soci-lavoratori il giudice ha stabilito la revoca del licenziamento, in quanto “illegittimo”, e la revoca dell’esclusione dalla compagine sociale della cooperativa. Come risarcimento del danno, gli operai dovranno inoltre ricevere le retribuzioni perse. Una vittoria per Bamba M., di origine senegalese, e Lingad L., filippino, che agli inizi di novembre avevano ricevuto dalla cooperativa Apollo del consorzio Safra una lettera di licenziamento per scarso rendimento. Motivazione fin da subito contestata dal S.I. Cobas, che invece vedeva nel provvedimento una ritorsione contro lo sciopero del 7 ottobre scorso, quando gli operai di Safra, quasi tutti stranieri, avevano protestato per denunciare ritmi e condizioni di lavoro disumani. Le cooperative aveva reagito mettendo in ferie forzate dodici delegati del sindacato Cobas, per poi sospenderli e infine licenziarli. Decisione che ha scatenato altre proteste dei lavoratori, in presidio permanente davanti ai cancelli del polo logistico. E, per reazione, nuovi licenziamenti da parte del consorzio Safra. Con momenti di tensione, picchetti e persino qualche scontro con le forze dell’ordine. Fino alla grande manifestazione per le strade di Pioltello, che il 10 dicembre ha visto sfilare in solidarietà ai licenziati un migliaio di persone, in gran parte giovani immigrati impiegati nelle aziende della zona.

Quello dei licenziamenti nelle cooperative è un tema su cui la giurisprudenza in passato ha avuto orientamenti alterni, dal momento che in questi casi non vale l’articolo 18 e il reintegro non sempre è stato riconosciuto a seguito di provvedimenti illeciti. “Questa è una sentenza importante – commenta Giovanni Giovannelli, legale dei lavoratori – perché è una delle prime che applica i principi di una recente decisione della Corte di Cassazione, ricostituendo il rapporto di lavoro in aggiunta al risarcimento del danno”. La sentenza di ieri è arrivata dopo il fallimento di un tentativo di conciliazione: i lavoratori non hanno infatti accettato l’offerta del consorzio Safra di essere sì reintegrati, ma con sette mesi di cassa integrazione in deroga e senza poi poter tornare a lavorare per Esselunga. Secondo l’avvocato Claudio Frugoni, che difende gli operai insieme a Giovannelli, questa condizione non avrebbe consentito un loro effettivo reintegro. Oltre alla revoca di due licenziamenti, il giudice ieri ha disposto il rinvio all’udienza del 7 maggio per il caso di altri due operai, licenziati con l’accusa di avere minacciato i colleghi per costringerli a iscriversi al S.I. Cobas.

La prossima settimana, invece, saranno discusse in aula le cause di altri lavoratori, tra cui quella di Miah A., originario del Bangladesh, lasciato a casa a novembre a causa di un’intervista al Giorno in cui denunciava le dure condizioni di lavoro. Intanto resta da vedere se Bamba e Lingad potranno davvero entrare di nuovo in magazzino. “Nei prossimi giorni si presenteranno ai cancelli – assicura Zerbini -. Poi spetterà alla cooperativa assegnare loro un turno”. Da Esselunga, per il momento, arriva solo un no comment.