“No alle aste. Se non ci sarà chiarezza prepariamoci a manifestazioni eclatanti a Roma, ma questa volta in massa. Visto che risultati hanno ottenuto i tassisti?”.

Fischi, schiamazzi e urla. A tutti: alla Regione, ai ministri, ai colleghi di categoria considerati troppo morbidi nelle proteste portate avanti finora. La sala del turismo di Cesenatico di viale Roma si trasforma in un’arena, venerdì pomeriggio, in occasione dell’incontro tra le categorie degli operatori balneari Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna Balneatori, Assobalneari Confindustria di Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo (presente anche il presidente riminese di Oasi-Confartigianato Giorgio Mussoni). Nel mirino l’assessore regionale al Turismo, il riminese Maurizio Melucci, contestato a più riprese, e, a distanza, il ministro bolognese Piero Gnudi.

Con l’approvazione della legge comunitaria 2010 lo scorso dicembre al Senato, si è definitivamente chiusa la procedura d’infrazione dell’Ue nei confronti dell’Italia, accusata finora, sulla base della direttiva Bolkestein, di aver rinnovato automaticamente sempre agli stessi affidatari (circa 30 mila imprese in tutto) i 4.042 chilometri di coste italiane. Se la procedura non si fosse risolta, gli arenili sarebbero stati messi all’asta da subito senza aspettare la proroga già ottenuta fino al 2015. Chiuderla non è stato facile, considerate le incursioni dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, che l’anno scorso aveva sbandierato in chiave elettorale a Rimini concessioni fino a novant’anni. In ogni caso, senza una nuova legge quadro, dal primo gennaio del 2016 scatteranno le aste, con l’incubo degli ormai famigerati “grandi gruppi stranieri” pronti, secondo gli attuali concessionari, a mettere le grinfie sugli arenili del Belpaese. Il Governo ha già promesso che di qui a 12 mesi o poco più, come previsto nella stessa comunitaria 2010, verrà varato un nuovo decreto salva-spiagge.

Tuttavia, a bagnini, mosconai, chioschisti e compagnia bella non basta: il loro sogno resta- viene urlato a Cesenatico- quello di uscire dalla direttiva servizi Bolkestein, considerato l’unico rimedio efficace per salvare le concessioni. Una linea dura che ha già gettato nel caos i ministri del premier Mario Monti incaricati di seguire la questione, lo stesso Gnudi (Turismo) ed Enzo Moavero Milanesi (Affari Europei).

Il pasticcio nasce da un equivoco dopo l’ultimo vertice a Roma, il 23 febbraio, tra ministri e operatori: i primi, a giudizio dei secondi, promettono una non meglio precisata “attenzione” alla questione Bolkestein. Tradotto: la richiesta di una deroga a Bruxelles. I bagnini non fanno in tempo ad esultare che una nota ministeriale, diffusa poco dopo il vertice al dipartimento ministeriale del Turismo, gela tutti: non si possono eludere i richiami europei sulla concorrenza, è il messaggio. Ma soprattutto, la doccia fredda è arrivata lunedì, quando Gnudi a Bologna, a margine di un incontro in Regione, sentenzia: “Non possiamo chiedere deroghe all’Ue sulla Bolkestein”. A Cesenatico c’è chi assicura che il Governo europeista di Monti le ha già chieste ma, vedendosele rifiutare, ora starebbe facendo di tutto per trovare in fretta altre strade.

Fatto sta che la rabbia monta. “Non sarà facile eliminarci, daremo colpi di coda prima di far spazio a chi verrà dopo di noi. Il Governo dica se è con noi o contro di noi, ma c’è un disegno politico per affidare le spiagge alle multinazionali. Il Governo salvi 30 mila imprese che considerano il turista in Italia come un amico, non come un numero”, attacca al palazzo del turismo il presidente Sib Confcommercio Emilia-Romagna, il cervese Gian Carlo Cappelli. L’omologo di Sib Marche, Enzo Monachesi, ci va giù più duro: “A chi prova a toglierci il sogno del nostro lavoro faremo un c… così. Dopo lo spiraglio dell’incontro a Roma con i ministri del 23 febbraio, c’è il buio. Dico a colleghi ed assessori: tirate fuori le armi nucleari, l’esercito l’abbiamo”. Pure il coordinatore nazionale di Cna Balneatori, Cristiano Tomei, rilancia sulla deroga Bolkestein: “Cosa manca al Governo per andare in Europa, fermare le macchine e dire ‘vogliamo la deroga per non distruggere il settore’? Non molleremo su questo.  Di pari passo, avanti con la legge quadro in 15-18 mesi”.

La platea si scalda, a Melucci l’ingrato compito di sedarla e di beccarsi qualche fischio. L’assessore regionale a sua volta si dice un po’ arrabbiato col Governo dei tecnici: “Io so che così non si può lavorare. Abbiamo chiesto al Governo una risposta chiara, ai primi di marzo hanno detto che ci avrebbero convocato ma al momento una convocazione non c’è. Vogliamo sapere qual è la loro posizione rispetto alla deroga alla direttiva servizi Bolkestein, ce lo mettano per iscritto”. Melucci sostiene che molti problemi potrebbero essere risolti rifacendosi alla risoluzione specifica del Parlamento Ue all’articolo 56, quello che invita il Governo a far valere le peculiarità del settore, e inserendo un diritto di prelazione rispetto alle future assegnazioni. Se si continua a procedere ai ritmi attuali, avvisa invece l’assessore regionale, si perderà altro tempo: tenuto conto delle elezioni politiche 2013 con relativa campagna elettorale, il 2015 è a un passo.