Il sistema bancario italiano lamenta che i depositi privati sono diminuiti di circa 39 miliardi di euro: in verità la raccolta complessiva del sistema bancario è aumentata di oltre 70 miliardi di euro (+ 3,15 per cento sul 2010): è una delle poche imprese private che continuano a fare reddito e che lo continua a fare sulle spalle degli italiani. Infatti, se i depositi delle famiglie sono diminuiti di oltre 39 miliardi, le altre voci di raccolta dai privati sono aumentate: ad esempio, le obbligazioni bancarie, spesso imposte dalle banche alle imprese e privati (ad esempio, per ottenere gli sperati affidamenti), hanno superato i 910 miliardi, con un aumento del 12,8 per cento rispetto al 2010, mentre i depositi interbancari sono aumentati di oltre 185 miliardi di euro (+ 45,9 per cento), passati a 588 miliardi dai 403 del 2010 (cfr. Supplementi al Bollettino Statistico Bankitalia – Moneta e banche N° 8 dell’8-2-2012 – pagg. 25-29).

A questo quadro, abbastanza florido per il ceto bancario, vanno aggiunte le note immissioni di liquidità operate dalla Bce per centinaia di miliardi di euro. Infatti, le banche italiane hanno presentato alla Bce titoli che certificano loro debiti (obbligazioni) e che hanno lo Stato italiano come garante: a fronte delle loro obbligazioni hanno ottenuto miliardi di euro al tasso dell’ 1%. Quindi la banca paga l’1% per cento alla Bce, mentre l’Italia e gli italiani pagano tassi ben più salati al ceto bancario che si rimpingua acquistando le sue stesse obbligazioni, diminuendo i loro debiti finanziari ed acquistando i remunerativi titoli di Stato italiani. Ecco perché le immissioni di liquidità della Bce hanno comportato un ristagnamento della liquidità all’interno dello stesso sistema bancario italiano che non ha comportato alcun giovamento per il settore produttivo, che precipita.

Il Governo cerca di imporre all’avido sistema bancario almeno un conto corrente a costo zero per una parte dei pensionati ed ha avviato un’operazione di vera trasparenza cancellando ogni alchimistica commissione sugli affidamenti bancari e lasciando come unica remunerazione il solo tasso passivo. I vertici dell’Abi, ma non certo i singoli banchieri, si sono dimessi per protesta: come si fa a vendere il denaro al solo tasso di interessi ultralegali, senza imbrogliare? La risposta ai signori del credito (i Bankster del Sen. Lannutti) la potrebbe dare l’art. 47 della nostra costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Ed intanto il Paese aspetta il verdetto della Consulta sul c.d. Salvabanche 3: nell’ipotesi di esito sfavorevole al Popolo Italiano quante persone perderanno la casa, l’azienda ed i posti di lavoro per sfamare l’obeso e malato ceto bancario che si nutre di tassi usurari, commissioni indebite e pagando il denaro all’1% sulle ossa degli italiani?