Dal settembre 2010 i miei figli hanno aperto un piccolo conto, definito appunto “junior”, presso un grande istituto di credito italiano a Milano. Ci hanno messo i loro risparmi di bambini, frutto di mance dei nonni per la pagella, lavoretti in casa, raccolta di foglie in giardino e altro. Tra cui i proventi della vendita di vecchi libri, Topolini e carte dei Pokemon in una improvvisata bancarella estiva e ovviamente i soldini del topo dei denti.

Anche se non ci credono più, continuano a mettere il dente sotto il cuscino e il topo non manca mai di lasciare i 2 euro pattuiti. Il bottino di una vita era custodito nel classico salvadanaio di terracotta. Quando siamo partiti per Londra il figlio più grande, 10 anni, ha fatto notare al fratello, 9 anni, che gli euro in Inghilterra non servivano. Meglio portarli in banca per cambiarli in sterline. Prima di poterli fermare, i due avevano già preso un martello e spaccato il salvadanaio. Così nel bel mezzo del trasloco, con il via vai degli imballatori e nel caos degli scatoloni, ci siamo trovati a dover gestire anche una montagna di monetine, impilata sul pavimento in tante piccole torrette, con una quantità inimmaginabile di pezzi da 10 centesimi e anche da 2 e 1. Non si può immaginare quanti soldi possano stare in un salvadanaio di terracotta, di quelli con la fessura e la pancia larga.

Finita la conta il figlio grande aveva totalizzato la bellezza di 643,38 euro. Il figlio piccolo 514,83. Ognuno aveva messo il malloppo in una busta gialla dell’Esselunga e pretendeva di andare all’istante a cambiarli in banca per portare le sterline a Londra. Per fortuna la nonna di Firenze, che era venuta per dare una mano ed è una santa donna e ha una pazienza da Giobbe, ha prelevato i due pargoli e li ha portati in banca. Preannunciati da una mia telefonata a un impiegato che conosco, altro santo uomo, i due ragazzini sono stati ricevuti con le loro buste dell’Esselunga. Il sant’uomo ha certosinamente ri-contato il malloppo e ha provveduto a spiegare che era più sensato versare i soldi su un libretto di risparmio per ragazzini piuttosto che cambiarli in sterline e portarli nella busta dell’Esselunga a Londra, come era loro intenzione. I due erano piuttosto perplessi e si può capire. Se vai in banca con un sacchetto pieno di soldi tintinnanti e torni a casa con un foglio e sopra stampata una cifra, ci rimani male. Per tagliare corto, tra scatoloni e traslocatori, abbiamo spiegato che era una cosa da “grandi”, che era più comodo e che avrebbero potuto riprendere i loro soldi quando volevano e non c’erano spese.

Al primo estratto conto, la prima brutta sorpresa: 20 euro a testa di spese. Eravamo allo sportello dell’agenzia e i due ragazzini non ci potevano credere. “Mamma, guarda. Ci hanno rubato i soldi”, ha urlato il più grande. “Sono dei ladri”, ha ribattuto il secondo: “avevano detto che non costava niente”. La gente in coda ha iniziato a mormorare e il commento più benevolo era del tipo “questi farabutti, rubano anche ai bambini”. La cassiera era imbarazzata e muta, i due pargoli rumoreggiavano ed erano diventati dei piccoli divi tra i clienti della banca. Gratificati dall’interesse degli adulti, mostravano a tutti il loro estratto conto, come due piccoli eroi con il dito puntato contro il re nudo. Ho segnalato la cosa all’impiegato che conosco e lui, il solito sant’uomo del sacchetto Esselunga, ha detto: un errore del computer, cose che capitano, rimetto tutto a posto. Questo succedeva l’anno scorso. Qualche giorno fa arrivano i nuovi estratti conto, quelli relativi al 2011. Operazioni: 0. Spese: 23 euro su ogni conto. Apriti cielo. “Ladri ladri, continuano a rubarci”. “Chiamali, chiamali. Ora portiamo via tutti i soldi”. Poi hanno inscenato una sorta di danza indiana intorno al tavolo della colazione, tra uno yogurt e un pacchetto di cereali, cantando in coro: “Protestiamo, i soldi noi vogliamo”. Abbiamo scritto una mail al solito impiegato. Il quale nel giro di due giorni ha risposto di aver fatto riaccreditare gli euro, di aver sistemato una volta per tutte la pratica.

Il Fatto Quotidiano, 1 Marzo 2012