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Le grandi manovre all’ombra di Bper: l’uomo di Dell’Utri cerca l’ultimo assalto

Il tribunale di Modena ha dato ragione al finanziere azzurro Samorì e ha annullato il cda eletti nell'aprile del 2011. Ora la maggioranza della banca guidata dalle coop rosse potrebbe non avere altra scelta che trovare un accordo

A meno di due mesi dal parziale rinnovo delle cariche alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna il tribunale civile di Modena annulla i membri del consiglio di amministrazione eletti nell’aprile 2011. La sentenza declaratoria del giudice Alberto Rovatti accoglie il ricorso di 234 soci della lista dell’avvocato Giampiero Samorì, finanziere vicino a Marcello Dell’Utri che da quattro anni tenta invano di scalare l’istituto cooperativo.

In sostanza, alla minoranza non sarebbe stato concesso di esprimersi in modo adeguato prima delle votazioni (con rissa ed espulsioni) della scorsa primavera. Il provvedimento non è esecutivo, dunque non muterà il cda prima del rinnovo di 7 dei 19 componenti nella nuova assemblea in programma il 20 e 21 aprile a Modena, ma potrebbe sparigliare le carte nelle mani di chi sta cercando un accordo fino a ieri impossibile: la finanza azzurra di Samorì e la maggioranza sostenuta da coop rosse, banchieri cattolici e big dell’industria.

Da settimane si susseguono indiscrezioni sull’ingresso di un imprenditore ceramico legato all’avvocato, Romano Minozzi, nella lista del presidente Ettore Caselli (ex Banco San Geminiano San Prospero). Samorì propone un piano ambizioso di ricapitalizzazione e acquisizioni, a partire dal lancio di un’Opa sulla Banca popolare di Milano, contando su una cassaforte, la holding Modena Capitale, dove siedono il re dei liquori Mario Casoni, Veneto Banca e l’istituto teramano Tercas, il costruttore Granulati Donnini e la Granitifiandre di Minozzi. Samorì, che aveva fallito gli assalti al fondo di De Benedetti Management&Capitali e al colosso decaduto della chimica Snia, oggi sta alternando trattative riservate a critiche pubbliche sul conflitto d’interessi di alcuni membri del cda della Bper: “Sono 430 milioni di crediti che la banca ha concesso ai suoi amministratori per le loro aziende”.

Secondo fonti qualificate una bozza d’accordo tra Caselli e gli scalatori era già stata preparata da uno dei legali del gruppo, il torinese Angelo Benessia della Compagnia di San Paolo, ma la firma sarebbe saltata per l’opposizione di alcuni partner di primo piano. Nel board di Bper troviamo Vittorio Fini, da tempo in difficoltà e orfano della produzione dei tortellini passata alla Kraft, il leader mondiale delle carni Luigi Cremonini, il figlio del Drake Piero Ferrari, l’imprenditore dei trasporti speciali Alessandro Fagioli ed Erminio Spallanzani col suo impero nei settori acciaio, immobiliare ed editoria. Quest’ultimo ha da poco messo in liquidazione i quotidiani ‘L’Informazione” di Bologna, Reggio e Modena dopo la mancata erogazione dei contributi per l’editoria del 2010 per effetto dell’inchiesta della Procura di Cremona che ipotizza una truffa sui fondi statali.

Un peso determinante avrà l’opinione del mondo delle Coop rappresentato da Mario Zucchelli, presidente della holding Holmo che tramite Finsoe controlla Unipol. Il colosso assicurativo bolognese ha già intrecciato la sua storia con quella dell’istituto cooperativo che vanta nove istituti, 1300 sportelli e 95mila soci soprattutto al centrosud. Nel 2005, a differenza di Monte dei Paschi di Siena, Bper aveva appoggiato il presidente di Unipol Giovanni Consorte nella scalata illegale a Bnl. Il patto benedetto dal governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio in nome dell’italianità delle banche, se non fosse intervenuta la magistratura, avrebbe permesso a tre  scalate concertate di cambiare la storia del Paese: i raider di matrice berlusconiana Stefano Ricucci e Giampiero Fiorani fagocitando il Corriere della Sera e la banca Antonvenenta, Unipol scalando le vette del mondo bancario per la gioia di Massimo D’Alema e del braccio destro Nicola Latorre – secondo l’ordinanza del Gip di Milano Clementina Forleo – “complici consapevoli del disegno criminoso”.

Bper, che nel marzo 2005 possedeva già l’1,9% della azioni della banca romana, acquisì poi un ulteriore 1,97%. La versione della difesa, ossia che si sarebbe trattato di un intervento meramente speculativo, non è stata ritenuta credibile dai giudici milanesi che nell’ottobre 2011 hanno condannato l’allora presidente della Bper Guido Leoni a 3 anni e 6 mesi di reclusione e a 5 anni di interdizione da cariche e pubblici uffici. Colpevoli anche Antonio Fazio, Giovanni Consorte, il suo vice Ivano Sacchetti, il costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone, gli immobiliaristi Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, il finanziere bresciano Emilio Gnutti (che con Hopa realizza la ‘Bicamerale della finanza’), i fratelli Ettore e Tiberio Lonati. E anche l’europarlamentare Udc Vito Bonsignore, oggetto della telefonata tra Consorte e D’Alema del 14 luglio 2005 in cui il leader Ds parla di una contropartita, “voleva alcune cose… a latere su un tavolo politico”, per restare col suo 2% delle azioni nel patto degli scalatori. Tutte le pene inflitte sono quasi interamente coperte (sconto di 3 anni) dall’indulto votato bipartisan nel 2006 mentre D’Alema e Latorre, che sarebbero stati indagabili sulla base delle intercettazioni, si sono salvati di recente grazie al niet di Europarlamento e Camera all’uso di quelle telefonate.

Al contrario il Gip Forleo, che aveva fatto recuperare allo Stato 94 milioni di euro di azioni rastrellate illegalmente, ed era stata per due anni oggetto di minacce, pressioni, attacchi politico-giudiziari, fu punita nel 2007 dal Csm con un trasferimento per ‘incompatibilità ambientale incolpevole’ ora bocciato sonoramente dal Tar. L’ombra di Unipol è tornata nelle stanze della Banca popolare dell’Emilia Romagna da quando lo scorso aprile Consob aprì un’indagine sulla lista di Manfredi Luongo, già procuratore della repubblica di Modena e di Forlì sceso in campo “per difendere le banche del sud”. La lista del magistrato in pensione, che strappando il secondo posto (con 8mila voti contro i 5mila di Samorì) impedì l’ingresso dell’avvocato nel cda, è sospettata di un patto occulto con la maggioranza per la presenza di Domenico Livio Trombone, sindaco revisore di Unipol.

Altri strascichi furono l’espulsione di Samorì dal libro dei soci (impugnata) per “le ripetute dichiarazioni nei mesi precedenti l’assemblea contro la dirigenza della banca” e appunto il ricorso dei supporter di Bper Futura accolto ieri dal tribunale con le nomine annullate solo sulla carta. Quasi per una legge del contrappasso, l’accusa che Samorì lanciò lo scorso anno contro i vertici Bper per la sospetta”esplosione di soci nelle aree del mezzogiorno, oltre 9mila in più negli ultimi mesi”, ora lo ha colpito nella veste di esponente del Pdl nell’alleanza con Enrico Aimi (ex An) e Carlo Giovanardi.

La rivale e coordinatrice uscente Bertolini, provocando il rinvio del congresso e il commissariamento da parte del Pdl nazionale con l’invio di Denis Verdini, ha gettato ombre su circa 600 tessere depositate dai rivali e “sottoscritte da persone che non hanno svolto alcuna attività per il partito, tutte originarie di zone della Calabria e dell’agro aversano ad alta densità mafiosa”. Un clima pesante che si inserisce nei vari riposizionamenti politici e finanziari, anche trasversali agli schieramenti. La Lega Nord vede sempre di buon occhio la proposta di spostare il baricentro della Bper al nord e l’acquisizione della Bpm di Milano mentre il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, Pd area ex Margherita, ha condiviso la critica samoriniana sull’esposizione debitoria di membri del cda di una banca. Un avvicinamento accolto con sconcerto dalla corrente bertoliniana del Pdl ma proveniente da lontano, viste le origini democristiane di entrambi: Samorì iniziò la sua parabola nel 1990 con la nomina a commissario liquidatore del Consorzio Caseario italiano decisa dal governo di Giulio Andreotti.

A livello operativo, il nuovo piano industriale di Bper dovrebbe prevedere forti manovre di efficientamento con la possibilità di quegli accorpamenti evocati dalla minoranza, e un piano di esuberi che potrebbe coinvolgere per alcune centinaia di dipendenti. La nomina in gennaio del nuovo ad Luigi Odorici, socio dal 1973 e già direttore generale, può sembrare in linea con la tradizione della ‘scelta interna’ ma il repentino passaggio del predecessore Fabrizio Viola al Monte dei Paschi di Siena, viene letta come un segnale del nuovo corso. Con un’analisi quali-quantitativa già avviata nel solco dei dettami di Bankitalia, la governance di Bper sta ora studiando regole selettive che potrebbero portare a candidare uomini di Samorì nella lista di maggioranza. Oltre all’imprenditore Minozzi si fa anche il nome di Fabrizio Corradini di Modena Capitale. Il pontiere sarebbe in particolare il patron di Inalca Cremonini ma ormai non sono pochi a considerare maturi i tempi per il patto tra le coop rosse e il finanziere vicino a Dell’Utri.


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