Esce proprio oggi Il Mondo Nuovo, la terza fatica discografica de Il Teatro degli Orrori. L’incontro con Pierpaolo Capovilla – leader e cantante del gruppo – si è rivelato una piacevole opportunità per parlare del disco e non solo: “9 domande 9”  per mettere a fuoco, passato, presente e futuro della band italiana del momento.

1 • ll disco è il risultato di un processo lungo e paziente di autoapprendimento, le canzoni vivono sospese fra musica e parole ed evocano situazioni inequivocabilmente inedite. Quali sono le differenze con il passato?
Sono convinto che le differenze con il passato, che nel nostro caso coincidono con i dischi pubblicati prima, stiano tutte in quel processo di autoapprendimento a cui accenni. Stiamo cercando un nostro suono e una poetica originale. Questo disco rappresenta il nostro sforzo di crescere e di cambiare. Crescere non significa invecchiare, ma diventare più consapevoli e responsabili di ciò che stiamo facendo: Il Mondo Nuovo non è soltanto un punto d’arrivo: è un punto di partenza, la cui destinazione è sconosciuta.

2 • Cercare un sound più accessibile è parte della vostra maturazione artistica oppure è l’attitudine specifica ed esclusiva attuata per questo lavoro?
Vuoi dire che questo disco è più commerciale dei precedenti? Io non sono d’accordo. Penso che sia né più né meno ciò che volevamo fare da molto tempo, e che finalmente siamo riusciti a fare.

3 • Il Mondo Nuovo narra il viaggio e la speranza, la lontananza e la solitudine, l’amore la violenza e la morte, e tenta un affresco dell’Italia di oggi. La considerazione istintiva è che per convivere con il presente non resta che l’utopia, sei d’accordo?
L’utopia non è che un’idea a cui tendere. L’importante non è l’utopia in quanto tale, ma il percorso che ci spinge verso essa. Una società giusta e uguale è un obiettivo impossibile, ma vivere perseguendo quell’obiettivo è non soltanto possibile, ma bello e utile. Voglio dire, il decorso storico che stiamo vivendo è certo frustrante, ma ciò non mi fa pensare che l’idea del progresso sia diventata inutile, anzi. Lottare per ciò che è bello e giusto rende la vita più degna d’esser vissuta, e la rende anche, lasciamelo dire, più divertente.

4 • E a proposito di utopia, è ancora possibile immaginare la musica rock libera dai cliché e dal potere delle multinazionali?
Noi siamo completamente liberi dal potere di chicchessia. Punto. Facciamo la musica che vogliamo e desideriamo, senza nessun condizionamento di sorta: le multinazionali non condizionano in nessun modo e ad alcun livello il nostro lavoro. Siamo dunque la dimostrazione che è possibile fare del rock autentico e genuino anche se il distributore nei negozi si chiama Universal.

5 • Facendo qualche riflessione al riguardo in Italia ci si accorge che il carrozzone è trainato dai soliti noti. Eppure esistono nuove realtà. Nemmeno il cosiddetto sottobosco riesce più ad emergere. Perché?

Il sottobosco, come tu lo chiami, è popolato di innumerevoli proposte di scarsa qualità. Alcune invece sono di grande valore, e alcune di esse emergono, altre no. Dipende dalla tenacia di ognuno, da un po’ di fortuna certamente, dalla convinzione con cui continui a credere in ciò che fai. Non puoi certo aspettare che arrivi il talent scout che ti faccia diventare famoso, anzi: se lo aspetti sei fregato in partenza, perché hai accettato le regole dello show business. X-Factor docet.

6 • Il successo per una band è un valore aggiunto oppure distoglie l’attenzione dagli intenti? Ai giorni nostri Il Teatro degli Orrori è ancora un omaggio ad Artaud?
Questa domanda è subdola. Ti risponderò così: Il Teatro degli Orrori è oggi un omaggio ad Artaud molto più di prima e, per come la vedo io, il successo è la cifra della bontà di ciò che fai. Abbiamo pubblicato un disco che rappresenta esattamente ciò che siamo e vogliamo essere, senza pensare a quanti soldi guadagneremo nel futuro prossimo o in quello remoto. Peraltro, dei soldi non ce ne frega niente: siamo già ricchi dentro. I nostri intenti non solo non sono cambiati, ma incominciano a prender forma sul serio.

7 • Che cosa dobbiamo aspettarci in questo tour?
Suoneremo come abbiamo sempre suonato, con il cuore.

8 • Subsonica, Afterhours e Marlene Kuntz tre nomi per un unico denominatore comune: Sanremo. Che cosa ne pensi? E soprattutto è possibile immaginare in un futuro ipotetico “Il Teatro” al Festival?
Non mi sembra che il denominatore comune dei gruppi di cui parli sia Sanremo. Ognuno ha la sua storia, e saremmo ingenerosi nello schiacciarla alla partecipazione al festival, non credi? Gli Afterhours, per esempio, a Sanremo ci sono andati con grande coerenza. Il Teatro degli Orrori ci andrà solo quando non ci saranno dei Gianni Morandi e consimili a dirigere la baracconata, cioè mai. Questi personaggi rappresentano il peggio assoluto della musica leggera in Italia. Sono dove sono solo ed esclusivamente nella misura in cui rappresentano le loro ben specifiche ignoranze.

9 • Sfatiamo qualche luogo comune. Non credi che il potere drammaturgico della lingua italiana si confaccia perfettamente a un certo modo di intendere la musica rock? Quello che voglio dire è che la tua voce, il potere evocativo dei testi nonché il tuo modo di cantare inducono a pensare che la nostra lingua sia in verità perfetta per fare musica rock. Cosa ne pensi?
Dio santo, sì. Il potere drammaturgico della lingua italiana è lì che aspetta d’essere espresso da chiunque lo voglia esprimere. Io, io non sono che un povero attore, che si pavoneggia sul palcoscenico e poi, si spera, non se ne sentirà più parlare.


9 canzoni 9 … per evitare Sanremo

Lato A

Kerosene • Big Black

Eyeball • Scratch Acid

Doris • Shellac

Steak and Black Onions • Rapeman


Lato B

Io Cerco Te • Il Teatro degli Orrori

Trapianti Giapponesi • Bologna Violenta

Tell Me Marie • One Dimensional Man

Like The Sea • Super Elastic Bubble Plastic

Carbon • Zu