Fumata nera in Regione sulla riconversione Omsa. Nell’incontro odierno, tenutosi a meno di due mesi dalla fine della cassa integrazione straordinaria, non è stato annunciato, come si sperava, il nome dell’imprenditore interessato all’acquisizione dei due capannoni del calzificio.

Una proposta concreta c’è e si sa che proviene da un’azienda del settore del mobile. Le istituzioni lo hanno ribadito ufficialmente ai sindacati, che finora erano stati messi al corrente della trattativa in corso solo in via informale.

Riuniti attorno a un tavolo in viale Aldo Moro erano presenti i delegati sindacali, il rappresentante ministeriale Gianpiero Castano, l’assessore regionale alle attività produttive Giancarlo Muzzarelli, il presidente della Provincia di Ravenna Claudio Casadio e il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi. Assente la proprietà di Golden Lady che non era stata invitata. L’incontro, previsto inizialmente per il 12 gennaio, era saltato anche a causa della notizia che a metà marzo le 239 operaie, ancora dipendenti da patron Nerino Grassi, sarebbero state licenziate.

“Gianpiero Castano del Mise ha confermato che c’è un acquirente che dà garanzie di serietà”. A dichiararlo è l’addetto stampa di Muzzarelli, che prosegue: “Il possibile compratore assorbirebbe anche una parte rilevante delle lavoratrici. Il nostro sforzo è teso a rioccupare tutte le 239 operaie”, afferma l’assessore regionale.

Lo scoglio che ancora si frappone alla buona riuscita della trattativa è il costo ingente dei capannoni. L’obiettivo delle istituzioni e delle parti sociali è individuare una strategia che consenta all’acquirente di riuscire a rilevare il sito produttivo. Anche l’ipotesi del leasing è al vaglio.

I convenuti all’incontro in Regione erano tutti dalla stessa parte finalmente: davanti alla prospettiva del licenziamento collettivo delle operaie, sembra che si siano decisi a remare assieme nella stessa direzione. Resteranno da valutare le richieste della proprietà Grassi. La priorità ora è di creare le condizioni opportune per portare a buon fine la trattativa e s’intende farlo in tempi stretti, tanto che tra una settimana o dieci giorni si terrà un altro incontro in presenza anche dei rappresentanti di Golden Lady.

Intanto Samuela Meci della Filctem Cgil faentina torna a parlare di boicottaggio. Lo fa smentendo la possibile adesione della Coop all’iniziativa che ilfattoquotidiano.it aveva reso nota, attraverso una dichiarazione possibilista di Giovanni Monti, vicepresidente di Coop Adriatica.

Ma il colosso della grande distribuzione sembra aver fatto dietrofront. E dire che nel bilancio sociale Coop 2010 si legge che la missione della Cooperativa è “promuovere lo spirito di solidarietà tra i consumatori soci e non, tra le loro famiglie e tra i lavoratori” e “garantire l’eticità dei prodotti in assortimento”. Dal settimo rapporto sociale nazionale invece si apprende che, “dall’inizio degli anni ’90, sia a livello nazionale che delle singole cooperative, si sono cominciati ad impostare sistematicamente i riferimenti valoriali classici di Coop (quali la mutualità, la partecipazione, la territorialità, ecc.), all’interno dei canoni della responsabilità sociale”.

Anche senza la Coop il boicottaggio non si ferma. Grazie al blog e al profilo Facebook del Popolo Viola di Faenza, all’evento “Mai più Omsa” hanno oramai aderito più di 99 mila utenti. “Quello che conta è colpire Nerino Grassi nel portafoglio. Fintantoché non ci sarà una vera riconversione, noi chiediamo che la gente ci aiuti non comprando tutti i suoi marchi”. Così tuonava al microfono di MantovaNotizie, domenica 15 gennaio,  una delle 239 donne di Omsa. Le operaie si sono recate nel feudo di Grassi per far conoscere ai cittadini i contenuti della loro protesta. Hanno scelto di esorcizzare la rabbia col teatro sociale delle “Brigate teatrali”, create in collaborazione con Il teatro Due Mondi di Faenza.

“È per non cedere alla rassegnazione -afferma Samuela Meci- viste le dichiarazioni di tranquillità rilasciate dal sindaco di Mantova alla gazzetta cittadina. Il primo cittadino ha detto che negli stabilimenti di Castiglione delle Stiviere non si sta facendo nessuna ora di cassa integrazione e allora abbiamo deciso di portare questa iniziativa proprio a casa di chi esprime verbalmente solidarietà ai dipendenti Omsa che verranno licenziati, ma intanto si rassicura con la proprietà Golden Lady di avere garanzie per il futuro solo nel proprio territorio”.

La lotta delle operaie dell’Omsa non si arresta. Mai si è fermata quando sembrava che tutto andasse per il peggio. Oggi forse un piccolo spiraglio di speranza si è aperto. Certamente le istituzioni avranno grosse responsabilità nel condurre la trattativa con l’acquirente che si è fatto avanti. Alla fine del 1998 una Golden Lady in espansione (allora con 7 stabilimenti in Italia) puntava sugli Stati Uniti, dove vendeva la metà dei 340 milioni di calze prodotte ogni anno. Il colpo grosso fu l’acquisizione di Kayser Roth, il secondo produttore di collant made in Usa. Allora un entusiasta Kevin Toomey, presidente dell’azienda americana affermava “Nerino Grassi è un genio del prodotto”. Alle operaie dell’Omsa, che vivono da anni questa genialità sulla loro pelle, il diritto di replica al manager a stelle e strisce.