Abolizione delle tariffe professionali, ampia liberalizzazione del servizio taxi, separazione della rete di distribuzione del gas dall’Eni. E un colpo di falce alla burocrazia sulle attività imprenditoriali, con l’abrogazione “delle norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti d’assenso della Pubblica amministrazione per l’avvio di un’attività economica”. Quasi un nulla di fatto, invece, sulle farmacie. Questi alcuni dei provvedimenti contenuti, secondo le indiscrezioni, nella bozza sulle liberalizzazioni in discussione al consiglio dei ministri.

Secondo l’agenzia Agi, la nuova bozza del decreto prevede l’abrogazione delle “tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico”, con l’eccezione delle parcelle liquidate da “un organo giurisdizionale”, per esempio un tribunale, che resteranno ancorate a parametri prefissati.

Sulla liberalizzazioni dei taxi nelle ultime ore sono circolate versioni differenti. Una nuova bozza presa in esame prevederebbe lo spostamento della gestione delle licenze dai Comuni all’Autorità per le reti e i trasporti, al contrario di quanto previsto dalla bozza precedente. Resterebbe confermata un’altra misura fortemente osteggiata dai tassisti, in agitazione da giorni: ogni soggetto potrà avere più di una licenza. In più le auto bianche potranno trasportare persona anche al di fuori del territorio per il quale la licenza è stata rilasciata. Salta invece la riforma più attesa sulla vendita dei medicinali: quelli di fascia C, con obbligo di ricetta ma interamente a carico del cittadino, continueranno a essere venduti soltanto nelle farmacie, esattamente come ora, senza alcuna eccezione.

Il consiglio dei ministri sulle liberalizzazioni è in corso. Risulta confermata la separazione tra Eni e la rete di distribuzione del gas, attualmente detenuta dalla controllata Snam Rete Gas. Quanto alle rete ferroviaria, spetterà all’Authority sui trasporti decidere sull’eventuale separazione da Trenitalia. Una decisione che l’Authority dovrà prendere “anche in relazione alle esperienze degli altri Stati membri dell’Unione Europea”, si legge nella bozza.

Sul fronte delle farmacie, dalla bozza sarebbe sparito il passaggio in cui si prevedeva, nelle regioni che entro marzo 2013 non avessero provveduto ad aumentare il numero di farmacie portandole alla quota di una ogni 3.000 abitanti, la possibilità di vendere i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie e nei corner salute dei supermercati. Questo comma è stato sostituito da una norma che prevede, per le regioni inadempienti, l’invio di un commissario di governo. Confermata, invece, la liberalizzazione di turno e orari delle farmacie, e l’obbligo per il medico di famiglia di indicare in ricetta anche un farmaco equivalente di minor prezzo, laddove disponibile.

Novità in vista per gli edicolanti, che potranno praticare sconti e vendere altri prodotti, con la possibilità di “rifiutare le forniture di prodotti complementari forniti dagli editori e dai distributori”.

Prende corpo un provvedimento di cui si è discusso nei giorni scorsi: i crediti che le imprese vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni, maturati al 31 dicembre 2011, potranno essere estinti “anche mediante assegnazione dei titoli di stato nel limite massimo di 2 miliardi di euro”.

Nella bozza del decreto liberalizzazioni all’esame del consiglio dei ministri vengono cancellati inoltre gli articoli 2 e 7 che prevedono rispettivamente la possibilità di vendite promozionali libere al di fuori delle occasioni tradizionali e l’estensione del campo di applicazione della Class action.

Concorrenza, semplificazione, mercato unico, ma anche l’asta sulle frequenze televisive sono i temi al centro del Consiglio dei ministri. Sul tavolo di palazzo Chigi anche la questione delle rotte a rischio dopo la tragedia del Giglio. Il governo dichiarerà lo stato di emergenza, ma è in forse l’intervento attraverso un decreto per quanto riguarda le misure concernenti le rotte a rischio. Fonti ministeriali spiegano che la questione sarà affrontata, ma per un decreto occorre il raccordo tra i vari ministeri. I decreti, che hanno l’obiettivo di stimolare la crescita, potrebbero essere tre. Oltre a quello sulle liberalizzazioni ci sarà un testo per semplificare le procedure per la creazione di infrastrutture (con le norme per il project financing). Sarebbe certo anche l’arrivo di un terzo provvedimento, un decreto ministeriale, che bloccherà la gara per le frequenze pubbliche, il cosiddetto beauty contest che avrebbe assegnato le frequenze a Rai e Mediaset.

Oggi nella riunione a palazzo Chigi è arrivato  il decreto coordinato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e dal ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero e un altro sulla semplificazione normativa firmato dal responsabile della Funzione Pubblica Patroni Griffi (tra le misure inserite all’ultimo momento anche una norma anti-falsificazione dell’ euro). In mattinata ci sarà un Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) sulle opere infrastrutturali da sbloccare. Nel Cdm si discuterà, come annunciato dal responsabile dello Sviluppo, anche delle frequenze digitali. Catricalà ieri ha illustrato le misure alle delegazioni del Pdl e del Terzo Polo. “Sarà un provvedimento ad ampio raggio. Verranno toccati tutti i settori, anche le banche e le assicurazioni”, ha riferito Gianluca Galletti dell’Udc.

L’esecutivo non intende, dunque, fare marcia indietro e resiste alle pressioni delle categorie che protestano. Si sta studiando al Tesoro la copertura per quanto riguarda ogni misura. Il premier ieri mattina ha incontrato il primo ministro polacco, Donadl Tusk, ribadendo che l’Unione europea deve insistere sulla crescita, non solo sulla disciplina di bilancio. “Auspico che il vertice del 30 gennaio a Bruxelles segni un passo verso concrete politiche per lo sviluppo”, ha sottolineato il presidente del Consiglio. Nel pomeriggio a palazzo Chigi si sono susseguite riunioni tecniche per preparare i decreti. Il governo ha siglato una tregua con i sindacati dei tassisti, ma è ancora scontro con la categoria. Il Pdl (ieri  mattina Alfano ha presentato le proposte del partito) ha ribadito di non voler mettere in difficoltà Monti ma ha chiesto all’esecutivo di non colpire “solo le categorie deboli”.

A palazzo Grazioli i vertici del Pdl e Silvio Berlusconi hanno discusso anche della partita sulle frequenze digitali. Pd e Terzo Polo plaudono alla decisione del ministro Passera di bloccare il ‘beauty contest’. “Ma – avvertono dal Pdl – la partita non è ancora conclusa, al momento non è stata fissata alcuna asta, si sta ancora trattando”. E che il tema sia caldo lo conferma la presenza dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, visto di buon ora a Palazzo Chigi, prima dell’inizio del Cdm.