Quello che è successo alla Costa Concordia ha dell’incredibile, a tutt’oggi. Le circostanze in cui il naufragio è avvenuto non sono state affatto chiarite. Non tutte, almeno. Alcune responsabilità sono evidenti: la nave non doveva essere così vicina, ha preso uno scoglio per negligenza del suo Comandante, che navigava in modalità manuale, fuori rotta, a una velocità di quindici nodi, assurda in quelle circostanze. L’unico vero pericolo per un’imbarcazione non è mai il mare, ma la terra. E l’uomo.

Schettino non lo conosco, e so troppo poco di lui per giudicare. I suoi errori sono gravi ed evidenti. Da quel momento in poi, però, non è stato più solo. Gli altri ufficiali erano con lui, e anche loro hanno dei doveri, compreso l’ammutinamento nel caso il Comandante prenda decisioni che mettono a rischio nave e equipaggio. La compagnia Costa Crociere, di proprietà dell’americana Carnival, della Florida, era collegata telefonicamente. Cosa è accaduto in quasi un’ora di tempo? Che valutazioni sono state fatte? A bordo l’unico responsabile è il Comandante, e la sua seconda grande colpa, dopo l’imperdonabile impatto, è stata forse non prendere decisioni in autonomia.

Non vorrei che la lunga e colpevole attesa prima del lancio del “M’aidée” (“Aiutatemi”, è francese, “MayDay” è gergo da film americani), cioè l’allarme di massima gravità per un mezzo in navigazione, fossero state influenzate da ragioni economiche. Le conseguenze di un naufragio, prima e dopo quella richiesta di soccorso, sono diverse? Aver dato àncora o non averla data, dunque essere ritenuti, tecnicamente, relitto o nave alla fonda in avaria, hanno conseguenze diverse su proprietà del relitto e copertura assicurativa? Cosa prevedono i contratti d’assicurazione milionari che vengono stipulati dagli armatori? Cosa ha “consigliato” di fare, la compagnia, durante le tre lunghe telefonate tra il Comandante Schettino e il Responsabile dell’Unità di Crisi di Costa, tra l’impatto e la manovra che ha incagliato la nave?

Se la nave non fosse stata portata sul basso fondo, il Commissario di bordo e chissà quanti altri non si sarebbero salvati, questo è certo. Però perché la nave ha la prua a sud, visto che andava a nord? Forse la prima idea è stata quella di tentare di andare a Porto Santo Stefano, o in qualche altro porto, per riuscire a salvare la nave, e poi c’è stato un ripensamento? O forse la visione del Comandante è stata così lucida da tentare un’accostata di più di novanta gradi per poi inclinare la nave in modo che lo squarcio, che è sul lato di sinistra, restasse il più possibile fuori dalla linea d’acqua, imbarcandone meno, ritardando l’affondamento?

La macchina delle capitanerie italiane, che sono un autentico centro d’eccellenza di questo Paese, ha funzionato in modo perfetto. Grazie al cielo. I morti sono tanti, ma potevano essere migliaia. Restano molti misteri, tuttavia. Troppi.