L’operazione “Capodanno con la Finanza a Cortina” ha ravvivato lo scontro fra i due gruppi di pasdaran ideologici dietro ai quali il paese dà regolarmente l’impressione di volersi dividere.

Da un lato i seguaci della sequenza illogica per cui le tasse più alte sono (sugli altri) meglio sono (per chi ne spende i proventi, suppongo), la spesa pubblica non cresce mai abbastanza ed è per quello che stagnamo da un decennio e passa quindi, conclusione finale, quale che possa essere il deficit pubblico lo si potrebbe sempre appianare facendo pagare le imposte a chi oggi non le paga. Dall’altro i teorici del the only good tax is a zero tax – quelli che a ogni piè sospinto si autoassegnano la patente di liberal-libertario citando a sproposito Einaudi e Friedman per sostenere che l’evasore fiscale altro non è che un freedom fighter. Secondo costoro l’unica causa dell’alta evasione sta nell’oppressione fiscale esercitata dal fatiscente Stato italiano su una classe produttiva altrimenti moderna, concorrenziale e innovativa.

Semplifico? Forse, ma non credo. Il fatto è che entrambe le bande raccontano balle in un’orgia di benaltrismo che fa solo confusione. E in questa confusione la casta, i grandi evasori e i parassiti della spesa pubblica festeggiano, mentre l’Italia che lavora e produce si avvita sempre più in un circolo vizioso di tasse e spese crescenti.

Eppure la questione è semplice. In Italia l’oppressione fiscale esiste, ma né spiega né giustifica l’evasione per la ragione che, a essere fiscalmente oppresso, è da un lato il lavoro dipendente e, dall’altro, quell’insieme di imprese private che – vuoi per la loro dimensione, vuoi per i mercati in cui operano, vuoi per la natura del sistema commerciale che devono utilizzare – hanno scarsissime opportunità di evadere. E che infatti pagano sino all’ultimo centesimo e poi, se ce la fanno, scappano verso paesi dove la pressione fiscale è minore. Al contempo, l’evasione fiscale è elevatissima in alcuni, ben determinati e altrettanto noti, settori di attività economica e in alcune aree geografiche, ma essa non è la causa dell’oppressione fiscale a cui il resto del paese viene sottoposto. Le cause dell’oppressione fiscale di cui soffre circa il 70 per cento della forza lavoro italiana sono la spesa pubblica e l’inefficienza dell’apparato dello Stato il quale, oltre ad alimentare se stesso, spreca una quantità smisurata di risorse per produrre servizi di qualità miserevole. Sia la coerenza intellettuale, che l’efficacia economica, che il buon senso politico richiedono, quindi, di combattere entrambe queste perversioni (oppressione ed evasione) con la stessa pervicacia e la stessa durezza, senza se e senza ma.  Queste osservazioni implicano anche che, se si vogliono ridurre le tasse, occorre il coraggio di dire quali spese vanno eliminate (attività in cui gli esponenti politici dell’insurrezionalismo anti-fiscale non eccellono). E che se si vuole aumentare la spesa pubblica o mantenerla ai livelli attuali il costo verrà pagato da chi le tasse non le può evadere o non se ne può andare, non certo dai proprietari di Scaglietti in vacanza a Cortina con reddito di trentamila euro.

Poiché ho scritto abbondantemente in passato sia contro l’oppressione fiscale sia contro l’illusione secondo cui riducendo l’evasione si possano eliminare tutti i nostri problemi di debito pubblico (e l’ho fatto soprattutto su questo giornale), credo valga la pena spendere qualche ulteriore parola sulle perniciose teorie secondo cui “il Capodanno con Gdf a Cortina” altro non è che l’anticamera del Gulag. Questi indignati non sembrano coscienti che o ben viviamo in un regime politico oppressivo in cui le regole base della democrazia liberale sono violate (il che giustificherebbe moralmente il rifiuto di rispettare le leggi che tale regime impone, incluse quelle fiscali) oppure no. Nel primo caso le panetterie di Cortina, il cui fatturato è miracolosamente aumentato grazie alla presenza degli ispettori fiscali, dovrebbero dichiarare il proprio status di freedom fighter e, in compagnia degli ortopedici che dichiarano 70 mila euro all’anno e possiedono nella medesima appartamenti valutati a qualche milione di euro, iniziare azioni di disobbedienza civile che, ne son certo, attirerebbero l’immediata attenzione sia dell’Onu che di Amnesty International.

In attesa che questo avvenga, ricordo che nel secondo caso la tradizione liberale insegna da sempre che le leggi vanno sia applicate erga omnes che combattute politicamente quando non gradite. Su questo, sulla cessazione dell’arbitrio e dei privilegi di alcuni, passa la linea di demarcazione fra medioevo assolutista e democrazia liberale. Il resto è vacuo scimiottamento delle reazionarie teorie e pratiche del signor Antonio Negri e dei suoi seguaci. Vale poi la pena sottolineare che, contrariamente alle panzane che si leggono in giro anche a firma di noti editorialisti “liberali”, non esiste alcuna evidenza di un nesso causale forte fra alta imposizione e alta evasione, anche se esso è teoricamente possibile. Per capirlo, senza scomodarsi a far tante regressioni, basta chiedersi quali paesi in Europa abbiano un tasso di evasione simile al nostro: Grecia, Portogallo e Spagna.

In ognuno di essi il rapporto fra tasse e Pil è di molto inferiore all’italiano, sino a quasi dieci punti percentuali di meno! Dal lato opposto, quali paesi europei hanno una pressione fiscale uguale o superiore alla nostra? I paesi nordici e, a seconda degli anni, Francia, Belgio e Germania, tutti posti dove l’evasione fiscale è ben inferiore a quella italiana. Per non parlare degli Stati Uniti che, se gli editorialisti in questione sapessero come funziona davvero, costituiscono la miglior prova dell’assenza di tale nesso causale. Infine: la facile evasione fiscale distorce brutalmente l’allocazione delle risorse in favore di imprese piccole, inefficienti, arretrate e incapaci di innovare. Il bottegaro e l’albergatore, l’avvocato e il piccolo artigiano, o il dentista, danneggiano anche te perché, oltre a prenderti per i fondelli usando i servizi che le tue tasse pagano, ostruiscono il processo di sviluppo economico di cui hai bisogno. Falli smettere facendogli pagare le imposte.

Il Fatto Quotidiano, 13 Gennaio 2012