L’otto gennaio David Bowie ha compiuto 65 anni.

Chi si aspettava un ritorno in pompa magna del Duca Bianco dovrà ricredersi. Il cantante continua a vivere nell’anonimato più completo, a nulla sono serviti i peana di questi giorni: giornali, radio e tv di tutto il mondo ne celebrano il mito, senza tuttavia ottenere da parte dell’artista nessun segnale o qualsivoglia riscontro ufficiale.

Dimenticatevi i lustrini quindi… riponete nel cassetto le gesta di Ziggy Stardust, i Tin Machine e il pop degli anni 80; lasciate da parte anche il futuro ipotetico di Nathan Adler e visto che ci siete, scordatevi anche i toni rassicuranti post millenium-bug. Bowie non tornerà, preferisce “svernare” lontano da tutto ciò che un tempo gli ha donato fama e ricchezza. Una decisione che rientra nei canoni del personaggio, fuori dalle consuetudini e poco incline alle convenzioni. Poco importa se “i rumors” lo descrivono malato e depresso, non serve nemmeno immaginarlo dedito alla famiglia; la situazione è questa, fatevene una ragione.

E se per caso, “alla fine della fiera”, ci fosse il solito inguaribile fan incapace di dimenticarlo? Siamo alle solite… Speriamo che il fan in questione sia come minimo in grado di discernere tra alta e bassa qualità dell’intera produzione discografica! Perchè diciamocelo chiaramente, tralasciando gli anni 70 (di cui ho già scritto), la produzione nelle decadi successive non è propriamente da ricordare, perlomeno non tutta.

La vena aurifera alla quale Bowie attinge comincia ad esaurirsi all’inizio del 1980: Scary Monsters lo proietta dentro il decennio con le migliori intenzioni, “tradite” – in men che non si dica – nei tre dischi successivi. Let’s Dance (1983), Tonight (1984) e Never Let Me Down (1987), accompagnano l’ascoltatore in un viaggio senza ritorno: fatti salvi i tormentoni, il musicista regredisce artisticamente, facendo riferimento a uno pseudo pop ricercato che – in verità – trova il proprio centro nelle consuetudini della banalità.

Gli anni 90 rappresentano invece l’ennesimo cambio di rotta. Sorvolando sul trascurabile Black Tie White Noise (1993), la scena muta radicalmente con il disco seguente; capace di rievocare – in un sol botto – la grandeur del nome, nonché gli antichi fasti, non proprio nella forma ma certamente nelle intuizioni. Se nel 1977 David anticipa – con Low – le torbide atmosfere della new wave, nel 1995 – con Outside – aggiorna il connubio esistente tra musica elettronica e rock, attualizzandolo tramite una cifra stilistica che trova altra linfa “nelle folgoranti visioni”, dovute a un futuro possibile di un genere musicale che da lì a poco esploderà. Sono gli anni “della Jungle, del Drum’n’Bass” e principalmente del redivivo Brian Eno, il quale orchestra magistralmente “il grande ritorno”.

Earthling (1997) percorre in maniera meno ispirata la strada già tracciata. Non importa, il nostro eroe pare rinato, sia nelle intenzioni che nelle finalità; celeberrima è la collaborazione con Trent Reznor, portata avanti in qualche data del tour americano a cavallo dei due dischi sopracitati e sfociata in una riedizione di I’M Afraid of Americans da brividi.

Resta ben poco da dire, gli album che lo consegnano al ventunesimo secolo non aggiungono e non tolgono nulla: Hours (1999), Heaten (2002), e Reality (2003), sono un puro esercizio di stile o, se preferite, il meglio e il peggio, frullato dentro un campionario di luoghi comuni che si consuma tristemente nell’attesa (vana) di un nuovo progetto.

Nonostante questo, “un fuoco indimenticabile” alimenta la fiammella della speranza e soprattutto brucia qualsiasi possibilità di discernimento: David Bowie abita nell’olimpo dei grandi e da quel picco “può fare e disfare quello che vuole”. Piaccia oppure no, la sua carriera è al di sopra delle parti, poiché – diciamoci anche questo chiaramente – per lui, vale la regola non scritta “situata alla voce meriti acquisiti” secondo la quale ad una ristrettissima cerchia di artisti… tutto è concesso.

Qualche nome? Magari un’altra volta.

9 canzoni 9 … di David Bowie (partendo dagli anni 80)

Lato A

Cat People (Putting Out The Fire)

Loving the Alien

Absolute Begginners

Ashes to Ashes

Lato B

I’M Afraid of Americans

Sleep Away

Hello Space Boy

Thursday Child

No Control