Diciamolo, il parlamento, di qualsiasi colore sia la maggioranza, è composto da gente inattendibile. Come se ci fosse necessità di un’ulteriore conferma, lo ribadisce la semilibertà di Marino Occhipinti, killer condannato all’ergastolo per uno dei delitti commessi dalla banda della Uno bianca. Perché mi esprimo in questi termini? Perché se è stato possibile per l’ex poliziotto-criminale accedere ai benefici di legge, la responsabilità non è dei giudici, ma della politica che le scrive e le approva quelle leggi.

Occhipinti purtroppo non è l’unico. Prima di lui, in tanti, autori di delitti devastanti, hanno avuto modo di chiudere i conti con il loro passato carcerario. Mi riferisco ovviamente a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti, condannati in via definitiva per la strage che mi riguarda, quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

E come presidente dell’associazione vittime di quell’attentato – che ricordo ha provocato 85 morti e 200 feriti – voglio esprimere innanzitutto solidarietà a Rosanna Zecchi, che si è caricata l’onere di rappresentare coloro che vennero devastati dalla furia dei poliziotti assassini. Oltre alla solidarietà, con lei, voglio ribadire un altro elemento: la certezza della pena è solo per le vittime e per chi, sopravvissuto, porterà per tutta la vita i segni dell’efferatezza di crimini ingiustificabili.

Siamo noi che restiamo attoniti di fronte agli assassini che tornano in libertà. E siamo sempre noi che, dopo battaglie decennali, vediamo l’approvazione di leggi che non vengono mai attuate. Prendiamo per esempio la famigerata 206 del 2004, che dovrebbe dare accesso a risarcimenti e riconoscimento di sostegni all’invalidità riportata degli attentati.

Ecco, quella legga parla di attentati terroristici che partono dal 1963. È la stessa legge che noi abbiamo atteso 24 anni, ma che le vittime del 1963 hanno aspettato per 41 anni. Ora aggiungiamo il fatto che sono passati quasi otto anni dalla sua approvazione senza che passi davvero alla pratica. L’aritmetica non mente ed è facile capire che, per quei morti, a quasi mezzo secolo di distanza, non c’è alcuna giustizia, neanche economica o amministrativa.

Ancora una volta, allora, di chi è la responsabilità? Per me – e lo dico senza imbarazzi – è ancora della politica, sia a sinistra che a destra. Che promette, va ai funerali annunciando che non dimenticherà morti, feriti e familiari e poi torna a casa o nei suoi uffici infischiandosene non solo del dolore, ma anche dei problemi pratici di chi il terrorismo l’ha vissuto addosso.

Come la chiamereste voi questa politica? Per me, come scritto all’inizio, è una politica inattendibile. È una politica che si cela dietro il buonismo di una legge pur giusta, come la legge Gozzini, ma si scorda che era stata approvata per altro e che a lungo ha escluso alcuni reati, quelli più gravi. Non sono i giudici a dover sindacare sui contenuti delle norme, loro li devono applicare. Invece le lagnanze dei politici, che parlano oggi di vergogna per la semilibertà a Occhipinti, non sono altro che parole.

Parole che riecheggiano di un vuoto assoluto perché ancora una volta sono uno schiaffo, un insulto intollerabile, a chi ha versato letteralmente sangue sulla storia di questo Paese.