Lo striscione affisso all'ingresso della Provincia di Brindisi

“Questa è una questione pregiudiziale nel dialogo con il governo. Se Monti non ci ascolterà, addio. Il dialogo rischia di interrompersi”. Guglielmo Minervini, l’assessore ai Trasporti della Regione Puglia, non usa giri di parole. Contro quella che, da più parti, è stata definita ‘Trenitaglia’, ora la guerra si fa a tutto campo. Non è bastata la marcia su Roma dei sindaci meridionali, lo scorso 7 dicembre. Non è bastata il dialogo, cercato più volte, con l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. La Puglia sposta l’obiettivo e la sua pressione sul Governo. “Il prossimo 17 gennaio il premier incontrerà i presidenti delle Regioni del Sud su un’agenda di lavoro meridionale. Per noi, il primo punto di questa agenda sarà il ripristino di ciò che ci è stato tolto, la cucitura di ciò che è stato tagliato”. Nichi Vendola lo annuncia al Cineporto di Bari, nell’incontro con le associazioni dei consumatori, sindacati, Anci e parti politiche. E’ lì che la strategia d’azione è stata messa a punto e prevede almeno due fronti: le stanze dei bottoni e le aule di tribunale.

Il governatore di Puglia lo aveva annunciato: “Non escludiamo nessuna iniziativa, anche giudiziaria, nei confronti di Trenitalia”. Casus belli la soppressione di diversi treni notturni, specie da e per Taranto, oltre che la cancellazione dei collegamenti con il nord e l’aumento dei prezzi. Perché hai voglia a dire che i tagli non ci sono stati e a parlare di “tariffa integrata”. Da quando sono entrati in vigore i nuovi orari, il 12 dicembre, non solo sono scomparsi i treni a lunga percorrenza, ma c’è stato un incremento vertiginoso dei costi a carico degli utenti, a causa dello scalo a Bologna. “Il governo nazionale non creda di cavarsela pensando che si tratti di un dialogo o di un conflitto tra noi e Trenitalia – ha tuonato Vendola – Non ci sono ragioni economiche nelle scelte che sono state fatte. Per noi il trasporto ferroviario è un servizio sociale fondamentale, se il sud resta marginale non c’è nessuna possibilità di salvare l’Italia”.

Ecco perché sulla scrivania del ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, arriverà il ‘Dossier Puglia’, con un lungo capitolo dedicato all’area salentina, la più esposta ai disagi partoriti dal nuovo piano di Trenitalia. Non solo per la soppressione dei treni notte che collegano la città tarantina al resto del Paese. E’ la creazione dell’hub di Bologna a creare i maggiori problemi. I treni diretti verso il Nord, ormai, sono un ricordo per i viaggiatori pugliesi. Chi parte da Lecce per arrivare a Milano è costretto, valigie al seguito, a scendere alla stazione del capoluogo emiliano e andare alla ricerca di un Frecciabianca o un Frecciarossa che lo accompagni in una qualsiasi altra città. Scalo obbligatorio. Non ci sono alternative.

Ma oltre al danno, c’è pure la beffa. Si calcola un aumento dell’oltre il 60 per cento rispetto al costo del biglietto fino agli inizi di dicembre. “Vogliamo trasparenza, Moretti dovrà spiegarci il perché di queste scelte e fare marcia indietro”, incalzano dall’Istituto pugliese del consumo, che racchiude tutte le associazioni di categoria presenti sul territorio. E’ da questo che è partita la diffida a Trenitalia ai fini di una class action, in quanto “come concessionario di un servizio pubblico essenziale, con le recenti modifiche degli orari e l’abolizione dei treni, ha peggiorato le condizioni dei cittadini pugliesi”. Novanta giorni di tempo per la risposta e per fare dietrofront, altrimenti si depositerà la richiesta collettiva di risarcimento danni. Ma non è tutto. “C’è confusione sulle tariffe pubblicizzate come promozionali, ma che nei fatti sono più costose”, per questo è pronto un esposto all’Antitrust per pratica commerciale scorretta. E per raccogliere reclami e denunce è stato istituito, infine, un numero verde (800661834).

“Noi caldeggiamo queste azioni di lotta civile, che sono alla base della nostra parallela azione politica”, dice ancora Minervini. E se Trenitalia non farà il passo indietro richiesto? “Ce lo aspettiamo, per questo abbiamo scelto di cambiare interlocutore e parlare col Governo”. E se neppure Monti darà ascolto? “La vertenza è aperta, non possiamo perderla”. Boicottaggio? “Chi lo sa, vedremo poi”. Intanto in Puglia continuano a comparire gli striscioni sulle porte dei municipi e delle altre istituzioni, sull’onda dell’iniziativa della Provincia di Brindisi. C’è scritto così : “La Puglia non è un binario morto. Ridateci i treni”.