“Gentile Sindaco Giuliano Pisapia, le capita mai di pensare alla bellezza?”

Con questo incipit, si rivolgeva Marco Belpoliti nella sua lettera al neosindaco Pisapia in data 29/12/2011 sulle pagine de Il Fatto Quotidiano.

Un argomento tanto semplice quanto cruciale quello della bellezza, chiamato in causa da uno dei grandi intellettuali che questa città ha la fortuna di ospitare.

La progettazione in Italia attraversa una crisi di identità sostanzialmente estetica, e per quanto possa essere stata considerata un’eccellenza, oggi soffre degli stessi mali del nostro paese: vecchio, provinciale, un po’ cialtrone, ma soprattutto brutto.

L’Italia, che è sempre stata famosa per la sua grande concentrazione di bellezza, è come se avesse perso il timone estetico, con un conseguente tracollo etico.

Le case degli italiani raccontano un vissuto televisivo che ha poco a che vedere con la bellezza. Le città in Italia sono diventati luoghi di speculazione più che cornici di poetica convivenza.

L’allergia alle regole e un innato anticonformismo ci hanno sempre permesso di sviluppare impreviste soluzioni private ai pubblici problemi e la deriva individualista è sempre stata un tratto caratterizzante della nostra personalità, ma è proprio nella cattiva interpretazione del modello edonistico italiano che si possono rintracciare i segni dell’attuale collasso economico.

Il richiamo alla bellezza di Belpoliti non è altro che uno squillo di tromba etico, un serrate i ranghi contro un degrado estetico che sembra incombere sul nostro Paese.

“Una città brutta, con brutti edifici, induce a vivere male, a pensare male, e persino a sognare male”, dice ancora Belpoliti, e una dichiarazione come questa basterebbe per farne il più autorevole candidato alla successione di Rampello per la Presidenza della Triennale di Milano…

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