Dopo mesi di silenzio, il presidente Bashar al Assad è tornato a parlare per la terza volta sulla situazione siriana. Nel suo discorso non ha minimamente accennato, alla possibilità di lasciare la presidenza, dicendo che “il suo potere deriva dal popolo e fin quando avrà il sostegno popolare è legittimato”. Ha ribadito che nel paese “c’è in atto un complotto da parte di potenze straniere occidentali, aiutate da paesi arabi” che hanno costruito una “campagna senza precedenti volta a creare il collasso ‘psicologico’ del paese”. Visto la situazione interna siriana, Assad ha promesso riforme e annunciato un referendum per una nuova costituzione, che prevedrà la possibilità per molti partiti di partecipare alla vita politica. Come ciliegina sulla torta, il dittatore siriano ha detto che “non ha mai dato ordine di sparare sulla folla” e ha elogiato l’esercito siriano, esortandolo a continuare a proteggere il paese dai terroristi.

Ancora una volta Assad, non ascolta il suo popolo e sembra vivere nel paese dei balocchi, non accorgendosi della reale situazione. Non ha minimamente sottolineato il fatto che oltre 5000 civili sono morti, di certo non uccisi dagli alieni. Ha avuto il coraggio di dire che “i manifestanti sono strumentalizzati da potenze straniere”, così da rinnegare che ci sia una spontanea necessità e coscienza del popolo, alla richiesta di un cambiamento radicale nel paese.

Questa primavera che tarda ha venire sta costando troppo sangue ai siriani e perché compaia in Siria, implica necessariamente che Assad se ne vada. E’ indubbio che il presidente, non abbia tastato il polso alla nazione o già nei primi giorni di marzo- quando i suoi uomini arrestavano dei bambini- avrebbe subito dovuto concedere aperture, e un dialogo veritiero con l’opposizione siriana. Il presidente si è sempre dimenticato che alle parole devono seguire i fatti. Già nel 2001 un centinaio di intellettuali e artisti, firmarono un appello chiamato “la dichiarazione di Damasco”, per richiedere riforme e aperture democratiche nel paese. Alla dichiarazione di Damasco Assad, rispose facendo arrestare tutti i firmatari. Nel discorso di oggi il presidente ha ribadito che “superata questa crisi, il paese sarà rinnovato” e che “la Lega araba ha sempre fallito nel tutelare gli interessi arabi,e quindi non dovremmo essere sorpresi se fallirà anche oggi”.

Il rinnovamento in Siria ci sarà -non grazie all’aiuto della Lega araba, ne’ di nessuna potenza- ma allo sforzo dei siriani, nel trovare una soluzione che non necessariamente debba passare attraverso organizzazioni politiche. Il popolo di Siria, ha pagato un tributo di sangue alto sino ad oggi e non tornerà indietro. Questa è e rimarrà, comunque andrà a finire, una rivolta partita dal popolo per il popolo, che non si è fatta strumentalizzare da nessun partito o ideologia politica. Oggi possiamo scegliere, se stare a guardare un popolo che va fiero incontro alla morte o agire parlando e marciando nelle strade. Le tirannie sono qualcosa di disumano, abbatterle no.

(Foto: Lapresse)