Dopo il tonfo di ieri, ancora una seduta negativa per la Borsa di Milano che chiude le contrattazioni a -0,82% al termine di una giornata contraddistinta ancora una volta dai grandi movimenti sul fronte Unicredit. Il titolo di Piazza Cordusio chiude di nuovo in fortissimo ribasso (-11,12% ) ma questa volta il risultato è frutto di un andamento a dir poco particolare che di certo non mancherà di catturare l’attenzione della Consob. Da ieri l’ente di sorveglianza ha ufficialmente aperto un’indagine sulle operazioni borsistiche che hanno fatto seguito all’annuncio dell’aumento di capitale. Nel panorama italiano è stata comunque una giornata nera per il comparto dei bancari, pesantemente colpito dalle ondate di vendite. Tra i peggiori Bpm che cede il 4,39%, Intesa Sanpaolo che chiude a -4,37% e Popolare dell’Emilia Romagna, sotto di 3,56 punti. Male anche lo spread che ha chiuso a 527 punti base nel confronto tra il decennale italiano e il bund tedesco.

Unicredit protagonista, si diceva. E osservando l’andamento del titolo non è difficile capire come mai. L’oscillazione del prezzo è stata a dir poco da montagne russe. Dopo aver perso molto nella mattinata, le azioni dell’istituto hanno conosciuto un’impennata incredibile attorno alle 14. In meno di un’ora, il titolo è passato da quota 4,1 a 4,68 euro con un rimbalzo del tutto inatteso. Poi il nuovo tracollo fino alla chiusura attorno ai livelli di metà mattina quando le azioni di Piazza Cordusio avevano sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 4 euro.

Nessun dubbio, insomma,sul fatto che anche la giornata odierna si collocherà sotto la lente della Consob che da ieri ha iniziato ad indagare sui movimenti del titolo sospettando l’esistenza di operazioni speculative illecite. Le massicce vendite iniziate dopo il via libera all’aumento di capitale sono sembrate inizialmente più che comprensibili soprattutto a fronte del forte sconto (43%) offerto ai sottoscrittori. Ma la misura del tracollo successivo è sembrata a molti sostanzialmente esagerata. L’ipotesi è che a mettersi in mezzo siano stati ancora una volta gli speculatori ribassisti, capaci di aggirare le regole in materia di tutela dei titoli.

Le vendite allo scoperto, ovviamente, sono vietate nei momenti di ricapitalizzazione. Ma i sistemi per speculare al ribasso non mancano. Da un lato c’è un mercato estremamente liquido che consente di guadagnare sui margini attraverso la più banale compravendita, a maggior ragione in situazioni di rapidi saliscendi come quello odierno. Dall’altro ci sono sempre i derivati, che, per altro, vengono generalmente scambiati nei mercati non regolamentati. “Chi sa utilizzare i più complicati strumenti finanziari derivati giocare al ribasso è sempre possibile – osservava ieri un analista di Borsa – . Per quanto le vendite allo scoperto siano bloccate il modo di shortare un titolo (speculare al ribasso, ndr) lo si trova sempre”. Nell’elenco dei presunti speculatori spiccano, da indiscrezioni stampa, i soliti fondi hedge di Wall Street. Ma in teoria a praticare la strategia ribassista potrebbe essere qualunque operatore con disponibilità di leva.

In attesa che la Consob chiarisca il mistero, intanto, i mercati scontano ancora l’incertezza politica sul fronte Ue oltre che le pessime notizie provenienti dall’Ungheria. Oggi l’agenzia Fitch ha reso noto il downgrade del rating magiaro da BBB- a BB+ mantenendo l’outlook negativo. In pratica, i titoli di Stato ungheresi non rientrano più nell’investment grade ma sono ora definiti “spazzatura” (junk). I titoli a un anno emessi da Budapest rendono oggi quasi il 10%, ovvero 200 punti base in più rispetto a due settimane fa. Mentre i colloqui con il Fondo monetario internazionale restano bloccati e il sistema bancario traballa di fronte al rischio di insolvenza, impattando negativamente, inoltre, sugli istituti stranieri più esposti tra i quali Intesa Sanpaolo e Unicredit. Quando si dice il tempismo perfetto.