Non a lei personalmente, ma a lei come presidente di Confindustria.

La riforma Fornero, corrispondente perfino oltre le aspettative a quanto auspicato con pressioni continue da Confindustria, anche attraverso il suo organino di stampa Il Sole 24 Ore, ha di fatto abrogato per un periodo da 4 a 6 anni le pensioni di anzianità; sì, nel periodo 20120-2018 usciranno un po’ di persone ancora per anzianità, ma giusto quelle che matureranno i 42 anni di contributi. Il grosso resterà in servizio per 4-6 anni in più. Inoltre ha posticipato di un anno le uscite in pensione di vecchiaia da 65 a 66 anni, con effetto immediato naturalmente, dato che la professoressa Fornero non sembra avere nel suo lessico la parola gradualità.

Qualcuno ha fatto i conti di cosa ciò significhi in termini di finanziamenti alle aziende?

Bene, secondo l’Inps, negli ultimi dieci anni venivano liquidate, anno dopo anno, tra le 110.000 (nel 2009) e le 257.000 (nel 2003) nuove posizioni di pensioni di anzianità, mentre nel 2010 ha liquidato 200.000 nuove pensioni di vecchiaia; nello specifico dei lavoratori dipendenti, cioè di coloro il cui Trattamento di Fine Rapporto (la liquidazione) è in mano alle imprese, il 2010 ha visto uscire 110.000 persone per anzianità e 101.000 per vecchiaia.

È ragionevole aspettarsi che nel 2012 le uscite di anzianità siano scarsissime, così come quelle di vecchiaia, essendo entrambe limitate a coloro che avevano già i requisiti con le vecchie regole e avevano deciso di restare in servizio; pertanto è lecito presupporre che tra le 150.000 e le 200.000 persone che avevano programmato di andare in pensione resteranno invece in servizio per almeno un anno (coloro che sarebbero usciti per vecchiaia) e anche fino a 4 anni (coloro che sarebbero usciti per anzianità con quota 96).

L’Inps ci dice, nel suo bilancio del 2010, che l’importo medio di una pensione di anzianità dei lavoratori dipendenti è stato di 1.930 euro al mese, mentre quello delle pensioni di vecchiaia è stato di 717 euro al mese; ipotizzando che la pensione corrisponda in media al 75% dello stipendio, alle pensioni di cui sopra corrisponderebbero rispettivamente circa 2.600 euro al mese e 950 euro al mese(per difetto, dato che in molti casi la pensione di vecchiaia ha meno anni di contributi).

Supponiamo ora che ciascuno di questi lavoratori imprigionati di colpo nelle galere della riforma dovesse percepire un Trattamento di Fine Rapporto di 20 mensilità; non dico le 40 di tutta l’anzianità, supponendo che avessero tutti richiesto e ricevuto anticipi durante la vita lavorativa.

Bene, sapete quanto farebbe il totale del Tfr relativo ai bloccati di cui sopra, al loro stipendio medio? Ve lo dico io, farebbe circa sette miliardi e seicento milioni di euro, che sarebbe poi la somma che le aziende dovrebbero restituire ai 210.000 lavoratori bloccati in occasione della loro uscita in pensione e che invece si tratterranno per un periodo da 1 a 4 anni potendoseli godere come forma di finanziamento alternativa a reperire la stessa cifra sul mercato finanziario.

Con i tempi che corrono, un’azienda che ricorresse al finanziamento da banche (ammesso che ne trovi di disposte a farli) pagherebbe interessi annuali dal 10% in su (anche molto in su); anche tenersi ben stretto il Tfr dei dipendenti ha un costo; infatti il Tfr cumulato in azienda viene rivalutato annualmente a coefficienti Ista; nel 2011 il tasso di interesse sarà meno del 4 %. Volete mettere la differenza tra un 10-15 % e un 4 %, su 7 miliardi di euro e spiccioli?

In conclusione, la riforma Fornero ha come effetto collaterale quello di garantire un consistente finanziamento alle imprese a tassi non di mercato e di far loro risparmiare una mole ragguardevole di interessi; tutto questo in un momento in cui le banche, piuttosto che fare prestiti, parcheggiano la liquidità presso la Banca Centrale Europea. Chissà se i lavoratori dipendenti pensionandi sono contenti di contribuire così al finanziamento delle imprese?

Come effetto collaterale non c’è male; penso che la signora Marcegaglia, che sostiene quotidianamente che lo Stato non fa abbastanza in termini di finanziamenti alle imprese, a nome della sua associazione sarà ben grata alla professoressa Fornero.

Totò direbbe: e io pago!