E pensare che la chiamavano La Coatta per via di quei giubbottini in pelle e certe dichiarazioni decisamente audaci (“metti giù quella telecamera che sennò so io dove te la devi mettere”, fu il leggendario exploit nell’ultima campagna per le amministrative). Invece lei, la governatrice del Lazio Renata Polverini, da quando è stata eletta ha dimostrato tanta sensibilità per tutto quello che sa di cultura, arte e dintorni. Dal Festival del Cinema alle Fondazioni, non c’è nomina su cui la presidente lasci correre. Anzi: con le unghie e con i canini ha strappato brandelli di visibilità e potere.

Un esempio? Ha lottato un anno intero per mettere un piede dentro il Museo d’arte contemporanea Maxxi, e finalmente la settimana scorsa ci è riuscita. Con soli 500 mila euro di contributo annuo (per almeno tre anni) e 200 mila euro destinati al fondo di sostegno, la Polverini s’è guadagnata la possibilità di nominare un nuovo membro del Consiglio d’amministrazione. Opzione immediatamente esercitata con l’indicazione di un consigliere fidato: evidentemente, dopo tanta attesa, c’era molta fretta di attribuire il ruolo. Così, dopo apposita – e solitamente pacifica – ratifica del ministero dei Beni Culturali, accanto a Roberto Grossi e al professor Stefano Zecchi (dal Costanzo Show all’Arena di Giletti il suo birignao è indistruttibile), siederà presto anche Claudio Velardi: ex consulente di D’Alema, ex assessore alla cultura per la giunta Bassolino, già fondatore del Riformista e soprattutto spin doctor della Polverini nella sua campagna laziale. A rigor di statuto, “I consiglieri devono essere in possesso dei requisiti di professionalità, competenza ed esperienza, maturati, in particolare, nei settori di attività della Fondazione”, come recita l’articolo 11.

Nessun imbarazzo per la scelta di un signore che con l’arte contemporanea ha avuto sin qui poco a che fare? “Non direi – risponde il direttore generale del Maxxi, Alessandro Bianchi –. Si tratta evidentemente di una nomina politica, ma almeno Velardi è in gamba, non verrà lì a scaldare la poltrona”. In effetti l’incarico in sé non è proficuo. Il gettone di presenza ammonta a 30 euro a seduta, evidentemente saranno altri gli stimoli capaci di animare i consiglieri. E un lobbysta dichiarato come Velardi avrà sufficiente fantasia per valorizzare il rapporto fin qui costruito con la Polverini. Una donna che sa premiare i suoi uomini migliori: anche il fotografo che da sempre la ritrae, Edmondo Zanini, dopo il successo elettorale è entrato nello staff con una consulenza da 80mila euro l’anno come responsabile Comunicazione e grandi eventi. In concreto, Zanini non fa altro che seguire Renata col suo flash e pubblicare su Flickr gallerie infinite della presidente.

E la Polverini esteta non si ferma qui. Oltre al Maxxi, vuol dire la sua pure sulla Quadriennale di Roma. Dallo scorso febbraio il presidente è quasi uno di famiglia, Jas Gawronsky, ma c’è ancora un bel posto da vice ibero. Su chi potrebbe ricadere l’occhio esperto della governatrice? Alla nomina di Gawronsky dichiarò: “È una scelta di qualità per un’istituzione culturale di prestigio, rilevante per tutto il nostro territorio e di cui anche la Regione Lazio ha deciso di entrare a far parte”. Peccato che lo stesso Jas ammettesse candidamente alla bibbia del settore FlashArt: “Come sono diventato presidente della Quadriennale? Non ho mai lavorato con l’arte, ma mi ha sempre interessato. Ogni volta che mi si è offerta la possibilità di cambiare ambito, ne ho sempre approfittato”. Approfittate gente, approfittate.

Il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2011