Sollecitato a questo da alcuni dei commentatori, con un po’ di fatica, dato che non è facile trovare tutti i dati delle varie nazioni, ho messo insieme un raffronto tra Italia, Spagna, Germania e Francia, per quanto riguarda i rispettivi sistemi pensionistici in essere oggi e previsti dalle varie riforme che tutti stanno attuando.

Dato che sembra andare di moda il proiettare grafici e cercare di stupire con effetti speciali, (magari per distogliere dalla poca concretezza delle cose comunicate) mi adeguo: il grafico qui sotto è il frutto del mio lavoro. Prevengo che può essere che ci siano alcune imprecisioni nei dati che sono difficili da trovare, ma eventualmente si tratta di piccolezze che non cambierebbero il panorama complessivo.

Come si vede, al solito, il re è nudo; intendo con questo che tutti coloro che dalle televisioni e dai giornali, con le vene del collo ingrossate per l’agitazione, hanno per mesi raccontato che ahi noi in Italia stavamo andando alla deriva a causa di abnormi differenze del nostro sistema previdenziale con il resto d’Europa, raccontavano bugie (sempre con il naso lungo e le gambe corte) oppure erano profondamente disinformati, il che, per dei giornalisti anche specializzati sarebbe un male anche peggiore della bugia.

Il grafico parla abbastanza da solo; però si possono fare anche un po di ulteriori riflessioni:

1- La nostra anomalia (rispetto a Germania e Spagna) era la pensione di anzianità, mentre per quella di vecchiaia eravamo già ben allineati; peraltro rispetto alla Francia eravamo già più restrittivi anche sull’anzianità. Tra l’altro la Francia nel 2010 ha avuto dal comparto previdenziale un disavanzo di 11 miliardi di euro, mentre come già detto altrove il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in Italia ha avuto un avanzo positivo.

2- Le pensioni anticipate in Europa le prevedono tutti e il motivo è che sono indispensabili; lo sono perché per un numero di motivi diversi, familiari, di salute, di sopraggiunta incompatibilità con l’ambiente di lavoro, talvolta occorre smettere di lavorare e tutti i governanti di buon senso lo capiscono e legiferano di conseguenza. Mi si dirà: certo, ma in Germania la pensione anticipata comporta penalizzazioni; certo, perché da noi no? Chi usciva a 60 anni, dato che nella media si comincia ormai a lavorare intorno ai 25 anni (se qualche anziano libera il posto) lo faceva con 35 anni di contributi e quindi si beccava un 12,5 % di pensione in meno rispetto alla pensione massima; non è una penalizzazione?

3- Guardando le linee che descrivono il come le riforme verranno attuate nei vari paesi, si nota che quelle di Spagna, Francia e Germania hanno delle pendenze diciamo ragionevoli, mentre quelle italiane sembrano l’altimetria della tappa del Mortirolo al Giro d’Italia e vanno a salti, in modo da garantire che due nati a tre quattro giorni di distanza possano guardarsi in cagnesco e i disoccupati in attesa di pensione pensino seriamente al suicidio. Che Tedeschi, Francesi e Spagnoli siano dei deficienti?

4- Se fossero state le nostre maledette pensioni a zavorrare lo spread, la Francia avrebbe dovuto averlo a 1000 punti rispetto ai bund tedeschi e invece così non era. A riprova, dopo la fantasiosa riforma Fornero lo spread ha continuato imperturbabile a salire. Allora, che siano altre le sostanziali differenze tra l’Italia e gli altri paesi per le quali i nobili speculatori ci penalizzano? Mi sa proprio di si; forse il numero di dipendenti pubblici? La mole dell’evasione fiscale e contributiva? La quantità di invalidi e inabili che purtroppo abbiamo? Il numero dei livelli di gestione politico/amministrativa dello stato? L’entità del debito? Una somma di tutte queste cose? Lascerei la risposta a economisti e banchieri che come noto sono quelli più titolati a deliberare su queste materie; di certo però la ministra, con il pieno supporto dei suoi colleghi e con la incomprensibile accondiscendenza del parlamento, sembra essersi focalizzata su un non problema, mettendoci anche del suo nel trovare una soluzione che fosse la più sconcertante e dirompente possibile: gradualità zero, obiettivi da primi della classe già domattina.

Rimango anche in fondo convinto che, dopo lunghe pensate, la conclusione dei nostri governanti sia stata che tra il cercare soluzioni difficili, e che potenzialmente avrebbero disturbato alcuni potentati politici ed economici, e il trattenersi semplicemente le pensioni dei cittadini, la seconda via fosse la più facile e su questo, dato il livello flebile delle reazioni che hanno ricevuto per ora, forse avevano ragione.