“In una fredda sera di ottobre, dalla sua austera cancelleria, Angela Merkel fa una chiamata confidenziale a Roma per salvare l’euro”. Inizia così il lungo racconto sui retroscena della crisi europea che il Wall Street Journal pubblica oggi in prima pagina. A due anni dall’esplosione della crisi del debito in Grecia, “in Europa era successo ciò che fino a poco prima sembrava impensabile: gli investitori stavano fuggendo dai titoli di stato dell’Italia – una delle più grandi economie del mondo. Se la vendita di titoli italiani fosse continuata, l’Italia sarebbe andata a picco, trascinando nel baratro l’Euro”. Per questo, il 20 ottobre, la Merkel prende il telefono e chiama Giorgio Napolitano, entrando in un “terreno molto delicato”, perché i leader europei hanno una “regola non scritta” che impone loro di non intervenire negli affari interni di altri paesi dell’unione. Angela manda un messaggio molto chiaro al Presidente italiano: se Silvio Berlusconi non è in grado di cambiare il paese, il paese dovrà sostituire il suo primo ministro.

I dettagli sul canale diplomatico aperto dalla cancelleria tedesca con il Quirinale – pubblicati in anteprima dal Wall Street Journal e, per ora, non smentiti – sarebbero il frutto di una “ricostruzione”, basata su “interviste con oltre venti policy makers e personaggi di primo piano, accompagnate dall’esame accurato di documenti chiave”. Tessere di un mosaico costruito con pazienza dai corrispondenti a Roma, Bruxelles e Berlino del quotidiano finanziario americano, che mette in evidenza due aspetti noti della crisi dell’euro, anche se mai supportati, fino ad oggi, da fatti e descrizioni così precise: l’impazienza di Angela Merkel di trovare una soluzione alla crisi dell’Eurozona e il decisionismo della Germania, capace di imporre senza mezzi termini il suo potere su un’area economica sempre più divisa. La cronaca del Wsj parla anche esplicitamente di pressioni tedesche sulla Grecia e la Francia, ma è sul nostro paese che torna con maggiore insistenza. Perché “un default italiano avrebbe colpito duramente l’Europa, facendo esplodere una crisi peggiore di quella scatenata dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008”.

Nella ricostruzione dei fatti c’è spazio anche per il profilo psicologico degli attori principali, che non è considerato di minore importanza per spiegare le ragioni dell’intervento tedesco. Angela Merkel, “sobria figlia di un pastore luterano”, viene considerata – dal punto di vista del temperamento – come “il perfetto opposto di Berlusconi, infangato da scandali sessuali e per nulla preoccupato dalla sua reputazione di libertino”.

Ma cosa avrebbe detto la Merkel a Napolitano? Secondo la ricostruzione dei tre corrispondenti, la cancelliera tedesca avrebbe espresso “apprezzamenti” per gli sforzi di contenimento del debito italiano, chiedendo però di aggredire i problemi del paese con maggiore decisione, per rilanciare la crescita. Un obiettivo che Silvio Berlusconi – così avrebbe detto Merkel al Presidente – non sarebbe stato in grado di conseguire, a causa della sua debolezza politica. Angela Merkel avrebbe poi chiesto a Napolitano di fare tutto ciò che fosse stato nei suoi potere per “promuovere il cambiamento”.

Dopo la telefonata – che sicuramente il 20 ottobre c’è stata, come conferma una nota del Quirinale di quella sera – Napolitano afferra il messaggio. “Pochi giorni dopo inizia a sentire i partiti italiani per testare il sostegno a un eventuale nuovo governo nel caso Berlusconi non dovesse dimostrarsi in grado di soddisfare le richieste dell’Europa e dei mercati”. In effetti i leader europei avevano “promesso al mondo” di risolvere i problemi dell’area euro entro ottobre, ma l’Italia “continuava ad essere uno degli ostacoli principali da superare”.

Il punto più delicato della crisi dell’euro si raggiunge però al vertice di Cannes, il 3 e 4 novembre. E “mentre i leader europei spiegano a Berlusconi che l’Italia stava per essere esclusa dai mercati del debito pubblico, il premier italiano – nel mezzo delle discussioni – si addormenta e continua a dormire fino a quando i suoi assistenti lo svegliano con qualche colpetto sulla spalla”. Ma i tempi ormai sono maturi. Solo pochi giorni prima del summit in Costa Azzurra, Napolitano era uscito con una dichiarazione “criptica”, dicendo che considerava “suo dovere” quello di “verificare le condizioni delle forze sociali e politiche italiani”. Un messaggio in codice, secondo il Wall Street Journal, per parlare della formazione di un nuovo governo. L’8 novembre Berlusconi perde la sua maggioranza parlamentare e il 12 novembre sale al Colle per dimettersi. Il 9, giornata nera dello spread tra Bund tedeschi e Btp italiani alla quota record di 574 punti, il presidente della Repubblica aveva nominato Mario Monti senatore a vita. Il resto è storia.

Una storia di cui Angela Merkel viene considerata dal quotidiano finanziario americano uno dei principali artefici perché, con la sua pressione, avrebbe “aiutato a nominare nei paesi del sud Europa leader a lei cari, orientati alle riforme, anche se non eletti dal popolo”. Ma mentre la Germania “reclamizza l’austerity pan-Europea come la chiave per stabilizzare la regione”, gli investitori rimangono dubbiosi. “I tassi di interesse sul debito italiano sono ancora a un livello preoccupante” e l’Europa “è ancora alla ricerca di denaro” per salvare gli stati in difficoltà. Questa volta, però, una telefonata potrebbe non bastare.

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La ricostruzione del Wsj è smentita dal Quirinale. Nella telefonata, non venne posta “alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno si avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier”, si legge in una nota. “In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana, si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier”, afferma la presidenza della Repubblica. “La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali”, è la conclusione.

Da registrare però che alle “preoccupazioni” sull’efficacia dell’azione del governo Berlusconi espresse dalla Merkel nel colloquio telefonico del 20 ottobre con Napolitano hanno accennato nei giorni successivi anche i mezzi d’informazione italiani, per esempio l’agenzia Ansa il 22 ottobre.

Aggiornato dalla redazione web alle 14,18