Pattini, biciclette, opere d’arte e poi le nuove montagne russe di Dubai. L’immagine della Ferrari nel mondo sta cambiando, dall’Asia agli Stati Uniti le operazioni commerciali messe a punto dalla casa automobilistica di Maranello non riguardano più solo le corse e anzi, tra giostre e capi d’abbigliamento, il marketing aziendale spazia ormai in tutti gli orizzonti. Fino ad arrivare all’ultima trovata, che secondo i fan, però, al grande Drake non sarebbe affatto piaciuta.

La casa di Enzo Ferrari, quella dove ancora oggi si trova lo studio che occupò sino a pochi giorni dalla sua scomparsa, il 14 agosto 1998, sarà messa in affitto e per qualche migliaio di euro, 2750 per la precisione, sarà possibile occupare parte dello storico edificio in mattoni a vista e infissi rossi. Organizzare una cena, indire una riunione o godersi la lettura del giornale nelle sale con vista circuito. I servizi offerti saranno numerosi, dal concierge, all’open bar, dal parrucchiere all’estetista, dalla seconda colazione al caffè. Tutto a disposizione del pubblico pagante, che avrà la possibilità trascorrere qualche ora a casa di Enzo, scegliendo tra diverse fasce orarie disponibili, diurna o notturna a seconda delle preferenze.

Ma tutto fa bilancio. Anche perché il marchio è una gallina dalle uova d’oro: se Ferrari oggi fosse quotata in borsa varrebbe almeno il 20 per cento di tutto il gruppo Fiat. Un prezzo ancora inferiore se si considera il significato storico e simbolico della casa, di quelle stesse stanze in cui il re della “rossa” incontrava i piloti, guardava le gare e passava ore a discutere delle prove tecniche che si svolgevano nella celebre pista.

E’ la crisi, i tempi cambiano e la Ferrari tenta di reinventarsi applicando il logo con il cavallino rampante un po’ dovunque, nei parchi divertimento, sulle borsette, sulle tazze, negli orologi. Ma quest’idea ai tifosi della rossa proprio non va giù e anzi, sono unanimi nel dichiarare scontento verso “la profanazione di un luogo sacro che avremmo preferito rimanesse un museo. Come fan questa notizia ci dispiace molto”.

“E’ triste, Enzo Ferrari non l’avrebbe mai trasformata in un’operazione commerciale, lui non ragionava solo sulla base dei soldi e probabilmente se lo sapesse si rivolterebbe nella tomba” commentano i tifosi sulla rete.

“Noi andavamo a Maranello in motorino per vedere le gare e come tutti i tifosi, viviamo la Ferrari come una questione di cuore, di sentimenti” racconta Stefano, patito della rossa sin da ragazzino. “So che è anacronistico, che i tempi cambiano e che oggi le cose vanno così, ma io credo che la casa di Enzo avrebbe dovuto rimanere un luogo simbolo, come è sempre stato”.

Sì, i tempi cambiano e il mercato delle supercar è in crisi da tempo, i prezzi sono troppo alti, la benzina è più che raddoppiata, ci sono i controlli fiscali antievasione e il pagamento del superbollo. E poi gli stabilimenti, i lavoratori da pagare, i tagli, gli scioperi. Un circolo vizioso che sta coinvolgendo tutto il mercato del lusso, che colpisce anche la Maserati, storica rivale della Ferrari, e che richiede nuove idee, impone creatività.

Ma la promozione, il marketing portato avanti negli anni in tutto il mondo, in Italia ha recentemente incontrato non poche difficoltà. Prima con la travagliata apertura del Museo casa natale Enzo Ferrari, prevista per il 10 marzo, che a scadenza bando di gara per aggiudicarsi la gestione del complesso museale guadagnò un’asta deserta. Costi troppo alti.
Poi con l’affitto della casa di Drake, che ha suscitato le ire dei tifosi. Questioni prettamente economiche che il Commendatore forse non avrebbe apprezzato, lui che diceva “il bilancio lo faranno quelli che mi porteranno al cimitero”, e che secondo Enzo Biagi “più che un industriale è un sognatore”.

“Purtroppo negli ultimi anni tutto è cambiato e nel 2011 ci sono molti problemi da affrontare” ha commentato Alberto, supporter del cavallino rampante nostrano. “Tuttavia questa notizia dimostra ancora una volta che davvero, al giorno d’oggi, tutto ha un prezzo. Andare a toccare uno dei luoghi più importanti di un marchio simbolo dell’Italia è sicuramente una caduta di stile non da poco”.