Dopo Umbria, Marche ed Emilia Romagna, anche il consiglio regionale del Piemonte ha deciso di abolire il vitalizio. Finora i membri del consiglio regionale presieduto da Valerio Cattaneo una volta cessato il mandato, hanno diritto ad un assegno vitalizio, se hanno alle spalle almeno cinque anni di mandato e 65 anni di età. L’ammontare dell’assegno vitalizio è determinato in percentuale sull’indennità di carica base mensile lorda dei Consiglieri in carica  e varia in relazione al numero di anni di mandato. La proposta di legge è stata approvata all’unanimità dai consiglieri presenti, anche se in commissione non sono mancate le discussioni. In alternativa potrebbe essere introdotta, con un provvedimento a parte, una forma di pensione a sistema contributivo. La commissione ha anche deliberato che le indennità dei consiglieri vengano sganciate da quelle dei parlamentari e fissate, a 8.631,71 euro lordi; l’adeguamento Istat sarà congelato fino al 2013.

Ma l‘abolizione di questo strumento non sarà immediata: il provvedimento entrerà in vigore dalla prossima legislatura e, quindi, dal 2015. Oggi è stato fatto solo un primo passo, con la votazione favorevole della prima commissione della Regione, convocata in sede legislativa. Il presidente del Consiglio regionale aveva già espresso questa intenzione nella conferenza stampa di fine anno, pochi giorni fa, in cui avevasottolineato che “l’Ufficio di presidenza aveva già preparato un testo per dare ai cittadini un segnale, dimostrando che di fronte ai loro sacrifici anche noi stiamo facendo la nostra parte”.

Già a ottobre, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani, e il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, Davide Boni, hanno comunicato che le rispettive assemblee hanno deciso all’unanimità di assumere una iniziativa che porti entro il termine massimo di sei mesi all’abrogazione dell’istituto del vitalizio a partire dal prossimo rinnovo delle Assemblee e dei Consigli regionali. “E’ questo – ha dichiarato Errani – un passaggio fondamentale nel processo di autoriforma della istituzione regionale che stiamo portando avanti”.

In controtendenza la giunta Polverini, che a metà dicembre ha esteso il vitalizio anche agli assessori esterni e ha fatto marcia indietro sull’età necessaria per averlo: l’ex sindacalista aveva dichiarato che è “sbagliato andare in pensione a 50 anni, perché le Regioni devono adeguarsi”, ma in Commissione bilancio era passato un emendamento che blocca qualsiasi riforma del vitalizio, rimandata a una futura e ipotetica legge regionale. Il vitalizio per la regione Lazio è quindi garantito a 50 anni con una riduzione del 5 per cento, a 55 al 100 per cento.