La protesta di oggi a Roma

Esplode la questione delle produzioni esterne ed estere della Rai. Oggi davanti a viale Mazzini e poi davanti al ministero dell’Economia si è svolto un presidio per chiedere all’azienda di fermare il piano di vendita degli asset strategici come gli impianti di trasmissione di Rai Way, il settore delle riprese esterne, Rai International, Rai Corporation e gli uffici di corrispondenza. Un giro di vite deciso dal Cda in diverse delibere che non sono state trasmesse ai sindacati Snater e Usb che si accingono a denunciare l’azienda per comportamento anditisindacale.

Il giro di vite riguarda circa 550 lavoratori che saranno richiamati in azienda per essere impiegati diversamente con un impatto però sui piani di assunzione siglati con accordo il 29 luglio scorso per stabilizzare il personale che va avanti con contratti precari e a termine. Queste assunzioni, probabilmente, slitteranno ancora per far posto ai reintegri. Durissime le reazioni dei sindacati, in prima fila lo Snater il cui segretario nazionale punta il dito contro il consiglio di amministrazione. “Non c’è una logica in quello che si fa, si sta smantellando il servizio pubblico sulla stregua di conti che non tornano”, dice al fattoquotidiano.it Piero Pellegrino. “E’ emblematico il caso di Rai Corporation che nel 2009 spendeva 24 milioni di euro l’anno a fronte di un costo del personale di 1,2 milioni. Ma lo stesso discorso riguarda la Rai in generale: l’azienda incassa 3 miliardi di euro l’anno di cui 1,6 da canone, uno dalla pubblicità e 400 milioni dalle vendite commerciali mentre i lavoratori, divisi tra 700 di maestranze e 300 giornalisti, costano solo un miliardo. Dove finiscono i gli altri due miliardi? Perché l’80 per cento delle produzioni Rai sono affidate a registi esterni quando ne abbiamo 400 interni?”. Nel mirino anche la decisione di vendere gli impianti di trasmissione di Rai Way per poi riaffittare a caro prezzo i circa 2mila ponti di trasmissione oggi di proprietà. “Saranno ceduti per 300 milioni ma poi il ricavato sarà speso in una manciata di anni per utilizzarli. E’ come se Moretti vendesse i bianari per poi affitarli, è un’operazione assurda”.

LA PROTESTA A MILANO

Oltre alle ripercussioni dirette sui lavoratori preoccupano le conseguenze sul servizio pubblico. “Sui ponti di trasmissione c’è poco da dire, sono la garanzia che il segnale arrivi in tutte le case. Sul fronte delle chiusure di 8 sedi estere tra le quali Mosca, Madrid, Nairobi è evidente che è come chiudere agli italiani la loro finestra sul mondo. Il personale che vi lavora non ha contratti diretti in Rai ma spesso sono assunti tramite sindacati locali, come negli Usa. Questo significa che non ci saranno forme di tutela o reitegro. Saranno in grande difficoltà e i sette uffici che restano aperti saranno ancora una volta ceduti in concessione ad Associated Press che fungerà da service esterno con i costi che qeusta operazione comporterà”.

Anche il complesso dei conti ancora non è chiaro. Nell’ultima delibera, quella del 15 dicembre, sono previsti tagli alla produzione per 112 milioni che si aggiungono a quelli dellla delibera precedente, era il 29 novembre, che stabiliva riduzioni per altri 85 milioni. “Dove si taglia, perché e come non è dato sapere perché le delibere non ci sono state trasmesse e per questo ci disponiamo ad avviare le azioni legali contro l’azienda per comportamento antisindacale”.

Il presidio terminerà oggi ma nei prossimi giorni ci saranno nuove inziative. Nessun segnale dai palazzi del potere. Alla Rai nessuno a voluto ricevere una delegazione dei lavoratori. Un invito senza seguito è stato fatto alla Commissione di vigilanza. Anche i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia ha lasciato per ora chiusi in portoni. Resta l’intenzione di partecipare a una giornata di sciopero generale per tutte le categorie del pubblico impiego per il 27 gennaio prossimo.