Rossana Vallino, cittadina di Saluggia (Vc), ha scritto il 15 dicembre una lettera al Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, e al Consiglio di Stato, in merito alla costruzione del nuovo deposito nucleare D2 a due passi dalla Dora Baltea.

“Il cantiere per la costruzione del nuovo deposito nucleare è iniziato”, scrive la signora Vallino: “Da lontano si vedono due enormi gru che svettano nel cielo, centinaia di betoniere sono arrivate, di notte, di nascosto come fanno i ladri, a colare cemento lungo le rive della Dora Baltea, là dove tutti concordano nel dire che è una follia costruire, là dove già si è sfiorata la catastrofe planetaria in occasione delle varie alluvioni che si sono succedute in questi anni, là dove poco più a valle pesca la sua buona acqua il più grande acquedotto del Piemonte, là dove, dopo pochi chilometri, la Dora si getta nel Po per iniziare il suo viaggio lungo tutta la pianura padana e andare al mare, là dove esiste la più grande quantità di rifiuti radioattivi esistenti oggi in Italia, che minacciano il futuro di noi tutti”. “L’unico gesto di buon senso sarebbe di toglierli da quel luogo e non consolidarne invece la presenza con la costruzione di un nuovo deposito”, aggiunge.  “La scelta delle rive della Dora Baltea, a Saluggia, in provincia di Vercelli, per farne un comprensorio nucleare (prima impianto di ricerca e poi di riprocessamento e stoccaggio), fatta negli anni ’50, è stata oltremodo infelice”, ricorda Rossana Vallino: “E, con il passare degli anni, si è evidenziata tutta la sua enorme pericolosità, tanto che giustamente la Regione Piemonte ha fatto inserire nel Piano Regolatore del Comune di Saluggia il divieto di effettuare in quell’area qualsiasi nuova costruzione”.“Come è successo quindi che ora si costruisca addirittura un nuovo deposito nucleare?”, si chiede la cittadina piemontese.

Nonostante i ricorsi straordinari, numerose sono le irregolarità verificatesi in questa inquietante vicenda. Ora, ciò che Rossana e centinaia di altre persone chiedono a Giorgio Napolitano, è che, dopo avere esaminato i ricorsi, si pronunci in merito. “Attendere ancora vorrebbe dire di fatto condividere la scelta di far permanere ancora più a lungo il pericolo nucleare in una zona a massimo rischio, con la possibilità in caso di incidenti, quali un’alluvione, un guasto o un atto terroristico, di compromettere gravemente e forse per sempre una parte considerevole del nostro Paese”. “L’unico modo per mettere in sicurezza – per quel che è possibile – quel materiale”, ricorda Rossana Vallino, “è quello di toglierlo definitivamente da una zona che tutti riconoscono essere totalmente inidonea”.

Ora resta da vedere se il Presidente ha tempo anche per questi problemi, oltre a quelli di una economia esanime che, per quanto gravi, sembrano però gli unici di cui si possa parlare ora nel nostro Paese.

di Andrea Bertaglio