La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

“Non la capisco, e mi preoccupa anche molto, non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese”. Così il ministro del Lavoro Elsa Fornero commenta la manifestazioni dei sindacati contro la manovra e le reazione di Cgil, Cisl e Uil all’intervento sull’articolo 18 prospettato dal governo Monti. “Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa – ha detto Fornero entrando a Montecitorio – per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi”: una “personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”.

Sono passati quasi 10 anni dalla manifestazione della Cgil che portò al Circo Massimo 3 milioni di persone. E ancora lo statuto dei lavoratori continua a dividere politica e sindacati, in un terreno in cui non pare esserci punto di incontro. Confindustria e governo da un lato. Sindacati e Pd (una parte) dall’altra.

“Nessun tabù, la riforma del mercato del lavoro va affrontata con molta serietà, pragmatismo e senza ideologia”. A 24 ore dalle dichiarazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero, proprio mentre in tutta Italia vanno in scena le manifestazioni di sciopero del pubblico impiego, è stata la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia a riprire le “ostilità” sulla riforma del lavoro e a chiedere al sindacato “grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo”.

La data del confronto tra le parti ”non è stata ancora fissata”, spiega Marcegaglia a margine di un convegno sull’Europa, ma “all’inizio di gennaio dovrebbe esserci il primo appuntamento. Ci sediamo con grande spirito di collaborazione, con grande atteggiamento costruttivo. Ci auguriamo, speriamo e chiediamo che anche il sindacato faccia la stessa cosa”.

Secondo gli industriali, l’articolo 18 “non è un falso problema. Secondo noi è un tema da affrontare, io mi auguro che al di là delle dichiarazioni ufficiali e pubbliche che ognuno di noi fa, ci sia la volontà anche da parte dei sindacati di lavorare seriamente su questa tema. Se ci dovesse essere una posizione ancora prima di sedersi la tavolo di chiusura totale non sarebbe una buona cosa: l’Italia deve affrontare questo problema, ha un mercato del lavoro che non ha eguali in Europa e noi dobbiamo diventare europei su tutto”.  La ricetta proposta dalla leader di Confindustria è un mix di  aumento della “flessibilità in uscita” ma con un ragionamento sulla  “riduzione della flessibilità in entrata”. “Ovviamente – aggiunge – non può esserci un disegno che attribuisce solo alle imprese il costo delle indennità e del supporto. Chiaramente, come in tutti i paesi europei ci può essere una parte che è il costo di azienda ma una parte deve essere di sussidi di disoccupazione pubblici”.

Ma le dichiarazioni della presidente di Confindustria non trovano al momento terreno fertile tra i sindacati confederali. “Non è questo che doveva fare il governo tecnico”. Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine del presidio dei lavoratori del pubblico impiego davanti al Parlamento ha commentato le dichiarazioni del ministro Fornero sull’articolo 18. Piuttosto Bonanni sfida il governo a pagare di più chi è più il lavoro precario: “Sono molto preoccupato, a 12 ore dall’approvazione della manovra già si aizza la protesta su una materia che si sa problematica”. “E’ la politica dell’invidia sociale, del mal comune mezzo gaudio, basata sul presupposto che se i più giovani vedono i più anziani perdere il lavoro si sentono meglio, ma questa è un’impostura”, ha aggiunto Bonanni. “La precarietà è frutto di una flessibilità pagata male: il governo deve far sì che chi è più flessibile sia pagato di più – ha concluso – questa è la sfida”.

Ancora più secca la replica del segretario della Cgil Susanna Camusso. “L’art.18 è una norma di civiltà – ha detto – perché dice che non si può licenziare un lavoratore perché sta antipatico o perché fa politica o appartiene al sindacato”. Camusso ha aggiunto che si tratta di una norma che “ha potere deterrente ed è per questo che la si vuole togliere”.

Chi non sembra avere deciso come schierarsi, al momento, è il Pd. Pier Luigi Bersani ha chiarito già qualche giorno fa che la modifica dell’articolo 18 non è una priorità del suo partito. E non ha cambiato linea, mentre continua a insistere sull’urgenza di cambiare il sistema degli ammortizzatori sociali. Nel Pd però non tutti la pensano così e sulla necessità di rivedere la norma sui licenziamenti c’è chi, dentro al partito, chiede al segretario di “abbandonare gli innamoramenti ideologici”.