Il “sovraffollamento e il degrado possono rendere ancora più amara la detenzione” e perché i detenuti non debbano scontare “una doppia pena” il Papa chiede alle istituzioni di verificare strutture, mezzi, personale in relazione alle “esigenze della persona umana”, con anche ricorso a “pene non detentive”. Benedetto XVI ha fatto visita stamattina ai detenuti del carcere di Rebibbia, per portare la sua solidarietà: “So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri possono rendere ancora più amara la detenzione. Mi sono giunte varie lettere di detenuti che lo sottolineano. “Il sistema didetenzione – ha detto il Papa in un passaggio del suo discorso ai detenuti – ruota intorno a due capisaldi, entrambi importanti: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall’altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità ed escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la loro rilevanza e sono protesi a non creare quell’abisso tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone”.

“E’ importante – ha aggiunto Benedetto XVI – che le istituzioni promuovano un’attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una “doppia pena”; ed è importante promuovere uno sviluppo del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione”.

Prima del Pontefice è intervenuto il ministro della Giustizia Paola Severino, che prima ha letto una lettera ricevuta da un detenuto, poi ha spiegato: “Da tempo ci confrontiamo con dati che testimoniano una situazione di eccezionale difficoltà e disagio e siamo ben consapevoli che tali dati sintetizzano in aride quantificazioni numeriche la terribile condizione di persone che racchiudono nel loro cuore esperienze, sofferenze, speranze”. Infine si è rivolta direttamente a Benedetto XVI: “La Sua visita pastorale di oggi, a pochi giorni dal Santo Natale, costituisce per noi tutti motivo di rinnovata riflessione sulla situazione carceraria e sulle condizioni di vita delle persone che si trovano ristrette negli istituti penitenziari”.