Rinviate a giudizio undici persone coinvolte in un’inchiesta su un traffico illecito di rifiuti, con al centro un inceneritore della società Riso Scotti Energia, che avrebbe dovuto produrre energia pulita ma in realtà avrebbe smaltito anche rifiuti pericolosi. Il processo inizierà il 18 aprile a Pavia, luogo dove in cui sono stati commessi i reati ambientali contestati: traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture, corruzione e truffa aggravata. Nella scorsa udienza è stata trasmessa alla Procura di Roma (per competenza territoriale) la posizione di Angelo Dario Scotti, patron del noto gruppo alimentare che produce riso e vicepresidente del cda di Riso Scotti Energia, accusato di corruzione e truffa ai danni dello stato. Scotti era finito lo scorso giugno agli arresti domiciliari (poi revocati dopo una decina di giorni) perché, secondo l’accusa, avrebbe avvallato il pagamento di tangenti ad alcuni funzionari del Gestore dei Servizi Energetici di Roma per non bloccare il ‘flusso’ degli incentivi pubblici verso l’inceneritore, situato a Pavia. Altri sei imputati avevano patteggiato pene comprese tra i 5 mesi e i 2 anni e 8 mesi di carcere.

L’ordinanza di custodia cautelare era stata firmata dal Gip di Milano, Stefania Donadeo, che aveva accolto le richieste del pm Ilda Boccassini controfirmate dal Procuratore capo del capoluogo lombardo, Edmondo Bruti Liberati. Tutto era partito da una lunga indagine condotta dal Corpo Forestale dello Stato sull’impianto pavese della Riso Scotti Energia, autorizzato inizialmente per l’impiego esclusivo di lolla di riso e altre biomasse, e successivamente – con provvedimenti autorizzativi della Provincia e della Regione di dubbia legittimità – anche all’incenerimento di variegate tipologie di rifiuti, erano stati conferiti per l’incenerimento ingenti quantitativi di rifiuti – anche pericolosi – non conformi alle autorizzazioni sia per tipologia che per la presenza di inquinanti in misura superiore ai valori limite fissati dalle normative di settore. Dalle intercettazioni fatte era emerso il tentativo di Riso Scotti Energia, avallato e sostenuto dalla proprietà, di risolvere in modo favorevole il contenzioso maturato con il Gestore Servizi Energetici attraverso l’intervento di persone amiche, dipendenti e/o collaboratori della Pubblica Amministrazione, in grado di modificare e/o annullare le decisioni sfavorevoli assunte dalla società pubblica che dopo l’esplosione dell’inchiesta avevano bloccato la corresponsione dei contributi.