Da oggi lo storico Pinot di Pinot, uno degli spumanti più famosi italiani, non è più tricolore. La F.lli Gancia, che lo produce da decenni, è infatti passata di mano a una delle più importanti imprese russe del settore beverage, la Russian Standard dell’oligarga Roustam Tariko, che nella classifica del mensile americano Forbes del 2009 risultava al 647esimo posto tra i gli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in 1,1 miliardi di dollari.

La società russa, una conglomerata presente anche nel settore bancario e assicurativo oltre che in quello di produzione della vokda, ha acquisito il 70 per cento della società piemontese con sede a Canelli (Asti) per una cifra che non è stata resa nota neanche nella conferenza stampa di presentazione dell’operazione. L’altroieri un rumor di provenienza del quotidiano economico russo Kommersant, nell’anticipare la possibile compravendita, aveva indicato in 150 milioni di euro il valore dell’operazione, ma la cifra è stata categoricamente smentita dagli interessati.

Secondo Roustam Tariko, già noto alle vicende italiane per aver acquistato nel 2004 a Portorotondo villa Minerva da Veronica Lario (si dice che abbia sborsato 15 milioni), “il nostro è un investimento strategico di lungo periodo che ci garantirà l’opportunità unica di diventare una delle società dominanti nel settore beverage a livello mondiale. Abbiamo le dimensioni, le infrastrutture, l’esperienza e le risorse finanziarie tali da trasformare Gancia nel marchio leader sia in Russia che a livello globale”. E inoltre: “Gancia e Canelli sono tra i migliori ambasciatori del Made in Italy nel mondo. L’italian style, l’heritage della casa e la specificità del territorio sono assets insostituibili a livello internazionale”.

Questo spiega probabilmente il motivo per il quale il 30 per cento della società è rimasto ai Vallarino Gancia, che mantengono anche due posti nel nuovo consiglio d‘amministrazione e che si faranno garanti dell’italianità del marchio. Gancia, che produce circa 25 milioni di bottiglie lavorando l’uva di 2000 ettari di terra (solo 30 però quelli di proprietà) negli ultimi anni aveva avuto problemi di bilancio piuttosto evidenti e probabilmente il perdurare di una situazione non semplice ha convinto la famiglia proprietaria delle cantine dal 1850 a farsi da parte.

Nel 2010, ultimo bilancio depositato, il fatturato era infatti sceso a 60,5 milioni di euro circa, con un calo del 14,5 per cento generando una perdita netta di 6,4 milioni (7,8 milioni di perdita anche nel 2009) e con l’indebitamento netto salito a 36 milioni circa. Il passaggio di mano è stato favorito da Unicredit e proprio in conferenza stampa Tariko – investe anche di banchiere – ha detto che: “Le banche italiane sono oggi molto sottovalutate, sono quotate tra il 15 e il 20% del loro valore reale, non mi dispiacerebbe dunque investire in una banca italiana” non confermando però l’interesse proprio per il gruppo di Piazza Cordusio alle prese con il maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro votato oggi dall’assemblea straordinaria riunitasi a Roma. Il passaggio di mano di Gancia arriva solo pochi mesi dopo quello di un’altra storica casa vinicola italiana, la toscana Ruffino, che è stata ceduta interamente agli statunitensi di Constellation brands per 50 milioni di euro.

di Aldo Galeone