Grandi manovre in campo cattolico. La carovana di Todi sta preparando una campagna di raccolta firme per tornare alle preferenze nella legge elettorale, mentre a Roma si è svolta una riunione un po ’ carbonara di Bonanni, Casini, Cesa, Fioroni con la partecipazione del ministro Riccardi (Sant’Egidio) e rappresentanti dell’associazionismo bianco, che pianifica un’iniziativa a Napoli per “rilanciare la partecipazione e dialogare con la cultura laica”. Se si chiede a Natale Forlani, portavoce degli organizzatori del convegno di Todi, se l’evento di Napoli sia un seguito del convegno umbro, risponde abbastanza seccato: “Non confondeteci. L’iniziativa di Napoli non c’entra con noi che stiamo scrivendo un manifesto sociale-politico da pubblicare all’inizio dell’anno prossimo”. Ringalluzzite dalla significativa presenza di esponenti cattolici nel governo Monti, alcune personalità dell’area bianca ritengono sia venuto il momento di mobilitarsi. Però resta poco chiaro l’obiettivo di queste iniziative.

Casini non sa ancora se riuscirà a creare un nuovo partito (non confessionale) di centrodestra con la maggioranza del Pdl, ispirandosi al Partito popolare europeo, o se sarà costretto a correre da solo come Terzo polo alle prossime elezioni. Certo, finché Berlusconi manterrà la sua presa sul Pdl, le prospettive sono molto scarse per il leader dell’Udc. Fioroni, dal canto suo, deve decidere cosa farà da grande. La sua idea di “partito riformista” è un soggetto para-Udc totalmente in contrasto con il sentire della parte progressista del Paese e la lezione che scaturisce dalle vittorie elettorali del centrosinistra a Milano e Napoli.

Sì, perché una freschissima indagine Ipsos “I cattolici nell’attuale scenario politico italiano” – realizzata sotto la guida di Nando Pagnoncelli – rivela che il trend dell’Italia e dei cattolici in prima linea volge all’area di centrosinistra. E la prospettiva di una nuova Democrazia cristiana viene sonoramente bocciata dall’elettorato bianco. I dati sono incontrovertibili. La netta maggioranza dei cattolici ha una visione laica della politica e, pur rispettando le indicazioni della Chiesa, ritiene che le decisioni ultime vadano prese “secondo la propria coscienza”. Domanda Ipsos: “Le indicazioni della Chiesa rispetto alla morale devono essere sempre seguite?”. Risponde di sì solo il 17 per cento. Il 61 per cento ritiene, invece, che vadano ascoltate con attenzione, ma poi ciascuno si regola seguendo la sua coscienza. Se aggiungiamo coloro (13 per cento) che ritengono “impropri o negativi” gli interventi ecclesiastici, si raggiunge la cifra imponente del 74 per cento.

Sul piano legislativo significa che tre quarti degli italiani (in cui i cattolici praticanti, saltuari o per tradizione sono la stragrande maggioranza) ritengono che le leggi cosiddette eticamente sensibili debbano rispondere all’opinione pubblica e non alle indicazioni dell’autorità ecclesiastica. È il rifiuto delle posizioni “non negoziabili” di marca ratzingeriana. D’altronde il 47 per cento chiede una “politica laica”, sintesi fra le diverse culture, e il 34 considera le posizioni della Chiesa “troppo presenti” in politica. Quando ne trarrà le conclusioni il Parlamento?

Schiacciante è il rifiuto di un partito cattolico. Lo vuole solo il 9 per cento. Un altro 27 chiede un movimento per fare sentire la propria voce al mondo dell’economia e della politica (l’ipotesi avanzata dal cardinale Bagnasco all’ultimo Consiglio permanente della Cei), ma il 62 per cento delle risposte sancisce lapidario: “Un’organizzazione dei cattolici è sbagliata, non bisogna confondere religione e politica”. Contemporaneamente è diffusa la consapevolezza che i movimenti cattolici siano troppo diversi tra di loro per essere convogliati su una posizione comune. È la fotografia realistica di un’area cattolica che non vuole essere intruppata, ma rivendica la diversità e il pluralismo delle scelte.

Su nessun argomento (famiglia, sicurezza, lavoro giovanile, immigrazione, economia) gli interrogati raggiungono la maggioranza nel ritenere che i cittadini cattolici abbiano posizioni uguali o almeno abbastanza simili. Vale per tutte la risposta al quesito se ci sia un partito che “più degli altri” rappresenti i valori dei cattolici italiani. Solo il 31 per cento ne è convinto. È la prova che politicamente i cattolici italiani si sono europeizzati, cioè si giocano individualmente nelle urne la mediazione tra appartenenza religiosa e scelta politica. E infatti neanche la metà di questo 31 per cento ritiene l’Udc rappresentativa dei valori cattolici: circa un 13 per cento in cifra assoluta. Nel giudizio di “positività” oggi è nettamente in testa il Pd: 41 per cento, Casini è al 36, Vendola al 35, Di Pietro è al 34, il Pdl è crollato al 30. In termini generali il centrosinistra totalizza il 45,5 per cento, il Terzo polo il 12,9 mentre il centro-destra è al 34,3. Restano però alti gli astenuti: 40 per cento. E questo può cambiare molto nelle urne.

Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2011