Il Fatto Quotidiano ieri non era in edicola a causa dello sciopero dei poligrafici, indetto per protestare contro la manovra finanziaria del governo Monti. Non era una scelta necessitata dal punto di vista tecnico. Altri quotidiani ieri erano in edicola e la tipografia che stampa Il Fatto aveva offerto anche a noi la possibilità di uscire regolarmente. L’assenza dei concorrenti più blasonati avrebbe certamente comportato un’impennata delle vendite con un sicuro vantaggio per il conto economico di una società per azioni che non riceve alcun contributo pubblico e che fonda il suo equilibrio economico sulle vendite in edicola. Ovviamente però la direzione, la redazione e l’amministrazione non hanno avuto nessuna esitazione nel far cadere l’opportunità offerta che invece altri hanno accolto.

Libero, Il Tempo, Il Riformista, Il manifesto, Europa e pochi altri ieri hanno approfittato dell’assenza della concorrenza per vendere più copie. Così Libero ieri è potuto uscire strillando in prima pagina: “Ecco la stangata bis”. Con tanto di commenti critici alla manovra, firmati da Maurizio Belpietro e Giampaolo Pansa, commenti stampati solo grazie al boicottaggio dello sciopero contro quella stessa manovra. A parte l’eccezione del Manifesto, costretto ad uscire da una crisi che ne minaccia la sopravvivenza e che ha indotto Valentino Parlato a scrivere: “Per la prima volta nella nostra storia oggi siamo in edicola contro la nostra volontà, «costretti» a farlo”, stupisce la presenza in edicola dei giornali finanziati dallo Stato. Europa ha giocato sul tempo, anzi sulle ore. Il quotidiano dell’area moderata del Pd riportava questa dicitura: “Chiuso in redazione alle 19 e 30 in orario anticipato causa sciopero poligrafici”. Chissà cosa ne pensano quei poligrafici che hanno rinunciato al loro stipendio per scioperare.

Da settimane i direttori dei giornali finanziati con i soldi pubblici chiedono a Monti di rivedere la manovra eliminando i tagli al fondo editoria. Poi arriva uno sciopero contro quella stessa manovra e loro lo rendono inutile uscendo in edicola. Non potevano scegliere una strategia migliore per rendere impopolare la loro battaglia.

Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2011