“I loro vestiti sono disgustosi. Non si lavano, vivono in strada, non pregano. Gli daremo una lezione”. Iskandar Hasan, il capo della Polizia nella provincia indonesiana di Aceh, assicura di aver dato istruzioni agli agenti affinché i diritti umani non siano violati, e dunque “via le creste, i piercing e le catene al collo”. Perché è un look blasfemo per la Polizia islamica locale che ha deciso di intervenire “rieducando” 65 giovani in base alla sharia.

È un vero e proprio giro di vite quello imposto da qualche giorno dalle autorità in seguito a un concerto punk che si è svolto nella capitale Banda Aceh nel nord-ovest dell’isola di Sumatra e che ha richiamato oltre un centinaio di appassionati del genere irritando le autorità locali nella regione più conservatrice dell’Arcipelago. Le forze dell’ordine si sono presentate in maniera aggressiva all’evento e con la forza hanno portato via molti giovani – tra i quali c’erano anche cinque ragazze – in un centro a 60 chilometri dalla città e, a quanto pare, “sebbene formalmente gli arrestati non siano accusati di alcun crimine, la polizia islamica ha imposto loro un militaresco corso di rieducazione di almeno 10 giorni: tra rasature a zero (o una pettinatura a caschetto per le ragazze) e la rimozione di qualsiasi accessorio punk, i giovani sono già stati costretti a preghiere e sessioni di ‘purificazione’ nell’acqua”, citano fonti di agenzia.

Erano i primi anni dei mitici Settanta quando una nuova cultura, il Punk appunto, prese piede nella East Coast degli Stati Uniti, dapprima a New York e Detroit, subito dopo approdando nel Regno Unito, scegliendo Londra come città ideale. Il Punk Rock, termine che deriva da uno stile di vita e musicale che definire rozzo è un eufemismo, è caratterizzato da uno stile poco ortodosso per quei tempi. È graffiante, rumoroso e soprattutto diretto, e grazie al proliferare di giovani band come The Stooges, i Ramones e Dead Boys (negli Stati Uniti) e Sex Pistols, The Damned e Clash (in Inghilterra) il Punk non conosce confini, varca le frontiere – è cosa molto probabile quella di incontrare un giovane con piercing, capelli colorati, cresta e giubbetto di pelle nera addobbato con borchie di tutti i colori a Roma come a Berlino – e il loro scopo è comunicare il disagio sociale in cui sono inseriti i giovani ventenni della classe operaia americana e inglese – e poi di tutto il mondo – e spesso lo fa anche in maniera innovativa, oggi come allora. E in musica il Punk è dirompente: il grande Joe Strummer dei Clash così descrisse un concerto dei Ramones cui assistette: “Era come un’ondata di calore, un bombardamento costante di canzoni. Non riuscivi ad accendere una sigaretta tra la fine di un brano e l’inizio di un altro. Era incredibile”.

Ma è estremamente difficile oggi poter inquadrare una precisa “ideologia” punk in un’unica corrente di pensiero, dato che col tempo, il movimento si è spezzettato in un’infinità di categorie, diverse classificazioni, andando dall’anarchismo al comunismo fino al nazismo, oppure esprimendo semplicemente una neutralità politica. Quel che unisce nel movimento punk è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose. Ed è proprio per questo che il giro di vite in Indonesia conferma la volontà di placare in nuce le proteste e le rivendicazioni dei giovani ribelli di Banda Aceh, già decimati dal catastrofico tsunami che ha colpito nel dicembre 2004. I giovani hanno già in più occasioni lamentato un progressivo tentativo di repressione da parte delle autorità che negli ultimi anni hanno punito casi di adulterio e di omosessualità. Sebbene nell’Arcipelago si segua un Islam moderato, da qualche anno le frange più radicali hanno aumentato il loro raggio d’azione con alcuni casi di “ronde islamiche”. Come il Punk anche certa idiozia che si nasconde dietro il paravento religioso, purtroppo, non conosce confini. Keep on rockin’!

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