Si allunga la lista dei sacrifici che potrebbero essere richiesti alla Grecia per ridurre il debito pubblico e si fa largo l’ipotesi di un taglio di altri 150mila posti di lavoro nel settore statale mentre ad Atene le mobilitazioni non si fermano. E oggi è iniziato lo sciopero di 72 ore dei giornalisti del settore pubblico.

A chiedere un ulteriore taglio della spesa entro il 2015 sono stati i rappresentanti della cosiddetta Troika composta da Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea. Quanto fatto finora e messo già in preventivo, insomma, sembra non bastare a mettere al riparo il Paese dal crollo finanziario ed economico. Motivo per cui i rappresentanti dei creditori internazionali ieri hanno chiesto al ministro per la Riforma amministrativa greco, Dimitris Reppas, di mettere sul piatto altri 150mila tagli. IL nuovo intervento, ancora da definire, potrebbe anche non essere sufficiente. Secondo i media greci, infatti, i nuovi tagli sarebbero solo una delle misure aggiuntive al vaglio dei rappresentanti della Troika.

Sembrano già passate, insomma, le parole pronunciate appena ieri dal ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos nell’annunciare l’inizio di una settimana “decisiva” per la Grecia. “Se il bilancio 2011 sarà applicato così come è previsto – aveva detto Venizelos – Non ci sarà bisogno di nuove misure”.

In Grecia, sebbene la popolarità del neo primo ministro Lucas Papademos sia salita al 60 per cento a dicembre con un +5 rispetto al mese precedente (secondo un sondaggio della Public Issue), le misure pesano sempre più. E si annunciano nuove barricate. I primi a tornare a protestare sono i dipendenti di tutti i mezzi di informazione statale, da quelli televisivi compreso il canale tv del parlamento all’agenzia di stampa Ape-Mpe fino alle stazioni radio delle autonomie locali. Da questa mattina, infatti, i giornalisti hanno incrociato le braccia per uno sciopero di 72 ore che si concluderà venerdì mattina per protestare contro i tagli decisi dal governo. Giovedì fra l’altro, giorno in cui in parlamento è previsto il dibattito su un emendamento che riguarda proprio il settore dell’informazione, è attesa una grande manifestazione in piazza Syndagma ad Atene.

Nel Paese del resto il livello di preoccupazione resta altissimo in vista di un 2012 che richiederà enormi sacrifici. Da gennaio, infatti, saranno decine le voci di nuove tasse che andranno a pesare sui portafogli di una popolazione già duramente colpita dalla crisi economica e con un potere d’acquisto, secondo gli ultimi dati Eurostat, di diversi punti percentuali sotto la media dell’Ue a 27.

Lavoratori dipendenti e pensionati, secondo quanto riportava il quotidiano greco Kathimerini, con il nuovo anno dovranno versare ogni mese una tassa straordinaria, oltre all’imposta comunale sugli immobili per il 2009 e alle tasse di proprietà per il 2010 e il 2011. Non solo: a preoccupare molti è anche il consistente abbassamento dell’esenzione fiscale e le norme del nuovo sistema fiscale che rischia di colpire più duramente le famiglie numerosa, con oltre tre figli, che dovranno pagare un’imposta addizionale sul reddito che andrà dai 540 ai 2.750 euro all’anno.

Il tutto per assicurare al governo di Atene di poter mettere le mani su altri 2,3 miliardi di euro previsti dal programma economico varato per salvare il Paese dalla bancarotta.

di Tiziana Guerrisi