Senegalesi in piazza per protestare contro gli omicidi dei tre connazionali a Firenze

Centosessanta minuti di terrore, spari, rabbia, grida strazianti e lacrime. L’incubo è iniziato alle 12.30 in punto quando il cuore di Samb Modou, 40 anni, ha smesso di battere. E quando Gianluca Casseri, pistoiese di 50 anni, militante di estrema destra (leggi il ritratto), ha iniziato una carneficina gettando Firenze nel panico. Ha impugnato la 357 magnum e ha ammazzato Samb. Pochi istanti dopo la stessa fine è toccata al connazionale Diop Mor, 54 anni.

Da piazza Dalmazia, davanti a due corpi senza vita e a un terzo straniero ferito, Moustapha Dieng, 37 anni, la voce di un “assassino dei senegalesi” che girava in cerca di altre vittime ha raggiunto ogni angolo della città. La paura per la strage razzista ha contagiato tutti e la tensione è salita alle stelle. La comunità senegalese è scesa in piazza e ha chiesto giustizia, tra le lacrime di chi camminava in silenzio e chi urlava straziato dal dolore.

Intanto, polizia e carabinieri hanno fatto scattare una caccia all’uomo senza precedenti. Perché Casseri, dal luogo del duplice omicidio, era riuscito a scappare a bordo della sua Polo blu chissà dove. Ed era armato, violento, pronto a uccidere di nuovo. Veniva cercato ovunque e sembrava impossibile da trovare. Alle 14 dell’uomo ancora nessuna traccia.

La manifestazione spontanea di protesta di alcuni gruppi della comunità senegalese, iniziata subito dopo il duplice omicidio, è diventata un corteo che da piazza Dalmazia è arrivato alla Fortezza, invadendo il centro. Una delegazione ha raggiunto la Prefettura dove sono accorsi anche il sindaco Matteo Renzi e il presidente della Regione Enrico Rossi. E’ stato in questi momenti che un gruppetto si è staccato dal corteo e si sono registrati attimi di tensione, andati avanti anche nel pomeriggio, con dei cassonetti divelti, alcune vetrine spaccate e negozi danneggiati in via Circondaria e in zona Fortezza Da Basso.

Casseri, intanto, sembrava sparito nel nulla. Dove fosse gli inquirenti lo hanno scoperto attorno alle 15 sentendo degli spari in piazza San Lorenzo, nel cuore della città. A dare l’allarme sono stati due agenti della questura che si trovavano in un bar vicino per la pausa pranzo. Appena sentiti i colpi di arma da fuoco e le grida dei passanti hanno chiamato i colleghi. Le volanti sono accorse sul posto. Non c’erano dubbi: Casseri aveva lasciato la macchina nel parcheggio sotterraneo ed era uscito, armato. Stava continuando nel suo progetto omicida, era in cerca di altre vittime. L’ennesimo dramma si stava consumando sotto gli occhi della gente terrorizzata che assisteva al passaggio dell’uomo per le strade del centro con una pistola in pugno. Qualcuno ha tentato di dirgli qualcosa da lontano ma appena ha visto che era armato ha desistito. Il 50enne è andato davanti al mercato e appena ha visto un gruppetto di senegalesi ha di nuovo esploso dei colpi. Le vittime designate erano Sougou Mor, 32 anni, in gravissime condizioni, e il connazionale Mbenghe Cheike, 42 anni, non in pericolo di vita. Un terzo ragazzo è riuscito a evitare le pallottole gettandosi a terra. Fino a quel momento, Casseri si sentiva invincibile.

Pensava forse di farla franca ancora, di riuscire a fuggire per l’ennesima volta. Ma la polizia lo ha braccato, le auto hanno circondato San Lorenzo e bloccato gli accessi al mercato. Sono state controllate decine di persone e il 50enne si è rifugiato nel parcheggio. E’ entrato in auto e si è sdraiato sui sedili posteriori per non farsi vedere. Due agenti gli sono passati accanto: erano un obiettivo perfetto per l’omicida che stavolta, per fortuna, non ha reagito, restando nascosto. Intanto sono arrivati sul posto il dirigente della squadra mobile Filippo Ferri, i carabinieri e il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, dopo essere sfuggito al primo controllo nel parcheggio Casseri era sceso dall’auto, forse per ritornare al posto di guida. All’improvviso il piano è saltato: gli agenti lo hanno visto e gli hanno intimato di gettare l’arma. Si è sentito in gabbia: si è fermato, ha rivolto la pistola verso di loro. Gli uomini delle volanti hanno sparato un colpo per spaventarlo e Casseri ha visto davanti a sé un’unica strada: farla finita. Si è ucciso sparandosi un colpo alla gola.

La parola fine a quasi tre ore di follia, a una giornata surreale difficile da dimenticare, ma anche da ricordare, è stata scritta dieci minuti dopo le 15.

La comunità senegalese fiorentina è stata toccata profondamente e, davanti a queste “esecuzioni a sfondo razziale”, come le hanno definite in tanti, alcuni stranieri hanno reagito protestando in modo molto animato, presidiando il centro fino a tarda serata. La loro rabbia, già nel primo pomeriggio, era stata difficile da contenere. “Ha ucciso e ferito solo senegalesi – hanno detto due giovani fiorentini – doveva essere malato”. “No, è una vittima del clima di intolleranza che c’è verso gli stranieri in Italia – ha replicato un esponente della comunità senegalese – i giornali hanno parlato subito di un probabile regolamento di conti. Ma come è possibile dare sentenze del genere davanti alla morte? Per voi siamo vu cumprà, stranieri scomodi, sporchi, inutili. Invece abbiamo una dignità e vogliamo essere trattatati da esseri umani. Se morivano due italiani oggi in piazza Dalmazia non si facevano subito le ipotesi del regolamento di conti”. Alla voce dell’uomo, turbato e carico di voglia di rivalsa, se ne sono aggiunte molte altre davanti al parcheggio in cui si è suicidato Casseri, dove si sono registrati attimi di tensione. Un gruppetto voleva entrare “per vedere se è vero che si è ammazzato o se lo dicono per farci andare via”. A tentare di calmare gli animi anche l’assessore comunale Massimo Mattei. “Noi vi siamo vicini, questa ingiustizia drammatica è una tragedia per tutta la città, dovete cercare di non perdere la calma perché siamo dalla vostra parte”. In tarda serata ci sono stati alcuni tafferugli invece in piazza della Repubblica, dove si sono radunati alcuni stranieri, esponenti di forze politiche e antagonisti, con i rappresentanti del Movimento di lotta per la casa. Nel presidio è rimasto lievemente ferito un altro senegalese. Molto contenuta comunque la protesta, per un evento tragico che non lascia nessuno immune da responsabilità. In testa la politica, che “è stata latitante” ha detto il rappresentante della comunità senegalese Pape Diaw. “Interrogarci sulle ragioni di una strage razzista” è necessario anche per il senatore Achille Passoni (Pd) che chiede alla polizia di “vigilare su Casapound”. Dura condanna al razzismo è arrivata anche dal segretario della Federazione della sinistra Paolo Ferrero e dall’Imam di Firenze, che ha raggiunto i tanti senegalesi radunatisi in piazza della Repubblica per dare vita a un presidio e a una nuova mobilitazione di protesta che va avanti anche in queste ore.