Negli ultimi 4 mesi ho scritto molto di quanto bene avrebbe fatto all’Italia un governo tecnico; e anche chi avrebbe dovuto presiederlo, Monti o Draghi. Intendiamoci: non che fossi particolarmente furbo e lungimirante. Di personalità capaci di “spiegare il vangelo” a Merkel e Sarkozy non ce n’è altre nel nostro Paese; e dal buco in cui ci trovavamo l’unica luce che si vedeva era: fare a meno della politica, sia di quella delinquenziale che di quella non in grado di opporsi ai delinquenti.
Per finire, era evidente che la soluzione dei nostri problemi non poteva arrivare da gente che raccontava come la crisi era un’invenzione dei comunisti e che comunque l’Italia era prospera e in buona salute; o da altra gente che ammetteva che eravamo alla canna del gas e però non si dovevano toccare le pensioni e l’art. 18, e gli imprenditori dovevano erogare stipendi prescindendo dal fatto che le imprese riuscissero a stare sul mercato oppure no; e, nel frattempo, tutti arraffavano qualsiasi cosa luccicasse. Ho scritto di cose ovvie, ecco.

Adesso sono impegnato a scrivere di ciò che Monti sta facendo; e ne dico bene, molto bene, spiegando meglio che posso come raramente si riesce a fare tutto quello che andrebbe fatto e che, in effetti, si vorrebbe fare. La mia scrivania di pm era piena di processi, migliaia; ma io ne potevo fare, ogni anno, solo alcune decine. Così sceglievo, con la morte nel cuore (non è una frase fatta, proprio mi dispiaceva lasciare fermi processi con parti offese che aspettavano giustizia morale e materiale) quelli che mi sembravano, per un motivo o per l’altro, dovessero avere la precedenza. Era una soluzione perfetta? No, era la migliore che si potesse adottare, considerate le circostanze.
E chissà quanti errori ho fatto, quanti processi ho trascurato che era meglio fare, e quanti ne ho fatti che era meglio rimandare a dopo. E spesso i colleghi e gli avvocati mi hanno fatto cambiare idea: “Guarda bene quel processo, lo so che hai tanto da fare ma l’assicurazione non paga; questa ragazza è perseguitata, non può uscire di casa; questo è sotto indagini per evasione fiscale in altre 5 procure, sono anni che non si riesce a beccarlo”. E io lo tiravo fuori dal mucchio e me lo studiavo; e spesso lo facevo; e ne fermavo un altro, si capisce, più di tanto non puoi fare.

Adesso Michele Serra, ne L’Amaca di oggi, rimprovera alla sinistra le critiche a Monti; e lo fa con la consueta (invidiabile) lucidità. Per quello che vale, condivido molti dei suoi argomenti. Monti non è Cincinnato. Non tanto perché è un professore e non un contadino (ma forse anche Cincinnato era straordinariamente intelligente e preparato; leggere Tito Livio fornisce molte informazioni). Ma perché deve fare i conti con un Parlamento. Il che potrebbe anche non essere un problema, non fosse che in questo particolare Parlamento ci sono gli stessi che non sono stati capaci di tirarci fuori dal buco (e che, in parte, sono anche dei delinquenti); e che dunque non sono certamente felici di collaborare con lui, dimostrando così al Paese tutto quanto furono inetti e disonesti. Sicché spingerlo in discesa, con critiche sciocche (che si aspettano, un Marx redivivo?) non è proprio in linea con gli interessi del Paese.

Detto questo, le critiche a Monti servono, e come; dipende dal tipo. E sono sicuro che Michele Serra intendesse proprio questo: piantatela di pretendere che diventi uno dei vostri, suggeritegli quello che si può fare, non quello che rassicura i vostri elettori. L’intervento sulle pensioni non è evitabile; però può essere meno afflittivo se un pò di soldi si ricavano dall’asta delle frequenze televisive. Il prelievo sui capitali scudati non si può fare, per ragioni giuridiche e pratiche. Fermo l’anonimato, promesso per legge, chi ce li deve dare i soldi? Le banche, naturalmente. E se i soldi non stanno più lì perché l’evasore scudato li ha portati da un’altra parte? Anche a noi piacerebbe prendergli un pò di soldi a questi fetentoni; però non ci sembra possibile; pensaci bene. Per favore ci spieghi perché l’accordo con la Svizzera affinché tassi i capitali depositati nei suoi forzieri non si può fare? Eppure Germania e Gran Bretagna lo hanno fatto. E guarda che non far pagare l’Ici ai preti è una vergogna.
Ci piace molto quello che hai cominciato a fare per la lotta all’evasione; però la patrimoniale deve incidere molto di più sui beni di alto valore; e poi abbiamo qualche idea per allargarla a quadri, gioielli, mobili di pregio etc etc. Insomma, non è vero che la politica deve sempre essere faziosa, attenta al consenso, ideologicamente orientata. Uno sforzo per essere obiettivi e costruttivi si può anche fare, soprattutto nei momenti critici.

Il Fatto Quotidiano, 10 Dicembre 2011