In tempi di capitalismo totalitario in cui la politica viene percepita come un imbroglio, i media pubblici e privati (in Italia si è ormai persa la distinzione) si sono imbarbariti, la classe operaia e quella dei precari e disoccupati è consumata e scagliata in un abisso senza presente e senza futuro, in tempi in cui il primo ministro è un mite accademico capace di inaspettati capolavori di comunicazione politica e il governo è alle prese con quella che, se non è la più pesante manovra degli ultimi cinquant’anni, è senz’altro quella che produrrà gli effetti più deturpanti sulle tasche degli italiani, il ministro della Difesa Di Paola, che di mestiere fa l’ammiraglio, ha dichiarato: “Gli armamenti non si toccano” – aggiungendo poi: “Non è che la crisi fa venire meno funzioni fondamentali come la difesa”.

Dunque, apprendiamo che in uno stato di cose come questo, acquistare nel 2012 cacciabombardieri f-35, aerei senza pilota, navi da guerra e sommergibili rientra tra le “funzioni fondamentali dello Stato”. Il collasso economico, le cui ragioni profonde rimangono enigmatiche per la maggioranza degli italiani (quelli che hanno votato il precedente governo, gli altri le conoscono benissimo), sarà accollato a inermi cittadini che non hanno ancora capito, per esempio, i motivi della “missione di pace” in Afghanistan (costo 525.600.000 euro all’anno – Fonte Ministero della Difesa, dati del 2009) il cui unico risultato tangibile, finora, è stata la morte di quarantaquattro Italiani, di cui ventotto uccisi in azione, sette in incidenti stradali, due di infarto, uno per un colpo partito accidentalmente durante il caricamento della propria arma, uno di malattia, uno in un incidente aereo e uno suicida.

Considerato che l’Italia non è a rischio imminente di invasione militare da parte di un altro stato confinante, né da dittatori con manie di grandezza e neppure da belligeranti razze aliene, e considerato che per gravi motivi di urgenza nazionale si potrebbe pure discutere sull’opportunità di mantenere l’impegno militare in Afghanistan, non bisogna essere per forza degli incalliti pacifisti per trovare quantomeno bizzarra la dichiarazione del ministro della Difesa, né tantomeno la naturalezza con cui il governo ha elegantemente schivato la seppur minima possibilità di effettuare tagli al Risiko nazionale.

Perciò, quando sento Mario Monti pronunciare il fatidico “Chiediamo sacrifici, ma gli italiani capiranno”, a me viene da risponde che, no, non capisco, non capisco se questa manovra tuteli i nostri interessi o quelli delle industrie belliche, del Vaticano che resta esentato dalla nuova Ici, e delle banche; non capisco la sinistra liberal che continua a schivare l’argomento del saccheggiamento del tesoro di Stato per finanziare assurde spese militari; non capisco un’idea di democrazia in cui hanno ragione sempre gli stessi, ossia gli evasori scudati che pagheranno l’una tantum dell’1,5% (negli Usa l’aliquota è del 25%, in Francia del 15%), e solo loro e basta. Fatelo voi, se volete, buon viso a questo cattivo gioco. Io no.