Se a livello mondiale la città in cui si vive meglio è Londra, in Italia il primato spetta a Bologna. E anche il resto dell’Emilia Romagna non se la passa male, soprattutto per chi abita a Ravenna (dove i problemi occupazionali ed economici sono inferiore che altrove), a Piacenza (per la densità di popolazione) e e Rimini, “regina” nel tempo libero. Lo certifica la ricerca annuale del Sole 24 Ore sulla qualità di vita sul territorio, arrivata alla ventiduesima edizione e che prende in considerazione 107 capoluoghi di provincia su tutto il territorio nazionale.

Sei i parametri che vanno a comporre il punteggio assegnato ai centri sotto osservazione, a loro volta ripartiti in altri 36 fattori: tenore di vita, affari e lavoro, servizi-ambiente-territorio, ordine pubblico e tempo libero. E il capoluogo emiliano, in risalita di 7 posizioni, conquista la testa della classifica soprattutto per alcuni di fattori indicati. Tra questi la disponibilità di posti negli asili nido.

La qualità del territorio la pone poi al secondo posto nazionale, quinta per il tempo libero dato l’indice di fruizione di libri, settima per il tenore di vita con i suoi 33 mila euro nel Pil pro capite e undicesima per il lavoro dato il 45% di occupazione femminile. Cartellino rosso invece sul testo ordine pubblico, per quanto sia passata dalla posizione numero 100 alla 92, a causa di criminalità comune e dati relative a truffe.

Dopo Bologna, tra le grandi città, compaiono Milano (classificata diciannovesima), Roma (al ventitreesimo posto risalendo dal trentacinquesimo gradino) e, più staccata, Torino (cinquantunesima). Napoli, invece, si posiziona a quota 100, quasi in coda, il cui fanalino, in base all’indagine del Sole 24 Ore, è riservato a Foggia, che lo scorso anno era in penultima posizione.

A determinare la stroncatura della vita nella città pugliese c’è soprattutto la questione ordine pubblico, minata da estorsioni e reati predatori, soprattutto per quanto riguarda i furti di autoveicoli. Va male anche il parametro relativo all’occupazione delle donne e dei giovani tra i 25 e i 34 anni, che non si distaccano rispettivamente dal 19% e dal 45%, i tempi dei procedimenti giudiziari, tra i più elevati in Italia, e il livello di reddito, quasi il 50% al di sotto di quello bolognese con 16 mila euro pro capite. Altro parametro negativo è quello dei consumi, con 718 euro mentre la media nazionale è di 1.079.

Procedendo poi nella lettura dei dati della testata economica, si vede di nuovo, a conferma di una tendenza consolidata, che il nord e il sud del Paese sono lontani, con una predominanza positiva delle zone che stanno sopra Roma. Lo dicono indicatori come la comparsa della prima città del centro-sud nella classifica, rintracciabile solo al quarantacinquesimo posto con Olbia-Tempio.

A commento della leadership di Bologna, è intervenuta in mattinata Beatrice Draghetti, presidente della Provincia. “Questi primati non mi stupiscono”, ha detto, “perché le azioni che abbiamo messo in campo come istituzioni in questi anni vanno in questa direzione. Faccio un solo esempio sul tema infanzia. Sono stati dimezzati i fondi nazionali per la gestione e la qualificazione degli asili nido e azzerati quelli per il potenziamento delle sezioni o la costruzione di nuove strutture. Davanti a questo la Provincia ha recuperato, grazie ai residui accumulati sui vecchi bandi, 2 milioni e 790 mila euro”.

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, commenta inoltre che “questa classifica è il risultato del lavoro e dell’impegno delle diverse amministrazioni comunali, dell’università, del sistema integrato di welfare, degli operatori culturali e dell’operosità dell’intera comunità bolognese. Per affrontare il presente guardando con speranza al futuro, occorre essere all’altezza  del nostro passato senza restare prigionieri della nostalgia; serve avere coraggio, volontà di innovazione e capacità di restare uniti nel perseguire il bene comune.”.