Nei piani alti di viale Mazzini la questione Agrodolce sembra non disturbare i sonni della dirigenza. In ballo ci sono appena 46 milioni di euro, 25 di questi sono fondi Fas che la Regione Siciliana in virtù di una convenzione sottoscritta con Palazzo d’Orleans che, qualora non venisse trovata una soluzione entro il 30 dicembre di quest’anno, rischiano di andare irrimediabilmente persi. Gli altri 21 dovrebbe metterli la la tv di Stato. Rai e Regione stanno discutendo da giorni ad un tavolo tecnico sulla delicata questione, davanti ai microfoni de ilfattoquotidiano.it il direttore generale, Lorenza Lei, glissa le domande.

Avremmo voluto chiederle, inoltre, se è normale che un ex dirigente Rai come Ruggero Miti, fino a poco tempo fa responsabile produzione per viale Mazzini del più grande progetto di fiction seriale per la tv di Stato degli ultimi anni, dichiari: “Se vuoi lavorare in Sicilia, si sa che le produzioni devono sottostare alle regole legate alle tradizioni dell’isola: non puoi sceglierti liberamente le comparse che vuoi tu, c’è qualcuno che te le porta, così quando questo Castagna (definito dallo stesso Miti: ‘Personaggio di dubbia provenienza’) si è fatto vivo con me, io ho gli detto che avremmo preso delle persone dagli uffici di collocamento, poi ho chiamato Josi, e lui mi fatto una scenata incredibile, dicendo che lui ‘ rapporti con mafiosi non li voleva avere, mai e poi mai’. Allora gli ho spiegato che avevo risposto che le comparse le avremmo prese dai centri per l’impiego”.

In attesa che la Rai prenda una posizione ufficiale in merito, il senatore Pd Giuseppe Lumia, componente ed ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e siciliano di Termini Imerese (luogo dove vi erano gli studios di Agrodolce), in un’interrogazione parlamentare chiede al governo che “intervenga e faccia luce su una vicenda torbida, dove si intravedono giochi di potere, speculazioni finanziarie, nepotismi e presenze mafiose (la videoricostruzione). Un intervento che possa risolvere la vertenza per far ritornare le maestranze al lavoro e per far nascere in Sicilia un grande polo per la produzione di prodotti audiovisivi”. Poi in merito alle dichiarazioni di Miti, aggiunge: “Frasi come ‘bisogna sottostare alle regole legate alla tradizione dell’isola‘, sono gravi e non possono appartenere a nessuno, soprattutto a chi si trova a gestire soldi pubblici”.

Anche Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Partito democratico, interviene sul caso Agrodolce: ”La vicenda che riguarda la fiction è davvero inquietante. Comportamenti che appaiono incredibili, atteggiamenti arroganti da parte di chi dovrebbe rappresentare il servizio pubblico”. Ma sul caso della soap c’è da sottolineare la presa di posizione dell’associazione dei 100 autori che si schiera al fianco dei lavoratori siciliani nel chiedere che “vengano chiarite al più presto le circostanze che hanno portato alla chiusura della soap prodotta da Einstein Multimedia per la Rai” e aggiunge che il progetto è stato “costellato da ingiustizie perpetrate dalla Einstein Multimedia a danno di attori e maestranze siciliane, primo fra tutti il sistematico e prolungato ritardo nel pagamento degli stipendi”. Un progetto che doveva rilanciare l’occupazione a Termini Imerese e che, invece, ha lasciato a piedi circa 250 persone.