Protesta degli operai di Termini Imerese sotto il ministero dello Sviluppo economico

”Le medie e grandi imprese non possono abbandonare il Paese”. Così, il neo ministro del Lavoro Elsa Fornero, nel suo primo intervento pubblico, è intervenuta sulla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. “Sono di Torino e vivo a Torino, mi è quindi impossibile non parlare di Fiat”, ha detto il ministro, riconoscendo come il Lingotto sia “simbolo della capacità produttiva e dell’identità nazionale” e di come la sua produzione si avvalga ” dell’indotto di imprese artigiane”. Per questo “all’insegna dei principi di rigore, equità e crescita il governo segue con moltissimo attenzione il caso Fiat nella convinzione che le parti condividano questo approccio”, ha ribadito, con un chiaro riferimento anche alla disdetta del contratto nazionale da parte del Lingotto e le preoccupazioni seguite da parte dei lavoratori.

Da domani a Termini Imerese  inizierà un lungo periodo di cassa integrazione fino al 31 dicembre, quando il Lingotto cesserà definitivamente le attività nella fabbrica. Amarezza tra gli operai dello stabilimento dove, dopo 41 anni, verrà prodotta l’ultima Lancia Y che poi uscirà dalla catena di montaggio (leggi l’articolo di Giorgio Meletti). I metalmeccanici questa mattina si sono raccolti all’ingresso dei cancelli per un’assemblea convocata dai sindacati per riferire sull’incontro di ieri con il neo ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Una riunione ancora una volta interlocutoria, conclusasi con un rinvio al 30 novembre per definire la questione della mobilità. Il Lingotto chiede che sia la Regione a farsi carico di questo onere. ”Mi auguro che domani o comunque presto Marchionne provi il dolore nel cuore che gli operai stanno vivendo oggi”, ha urlato dal palchetto davanti la fabbrica dove è in corso l’assemblea dei lavoratori, Ciccio Conte, operaio della Lear, indotto Fiat, strappando gli applausi dei metalmeccanici.

Tutti i lavoratori sono visibilmente preoccupati e alcuni di loro si definiscono “malati terminali che aspettano tra pochi momenti che gli venga staccata la spina”. Tra loro anche operai delle aziende dell’indotto come la Bienne Sud. Alcuni dipendenti di questa ditta, fino alle 8, per protesta erano incatenati al municipio di Termini Imerese. In ordine sparso i sindacati. Da una parte il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni che parlando a Modena a un incontro su Lech Walesa, non pare troppo preoccupato della situazione a Termini: “A noi basta che ci sia un contratto nazionale e che si abbia anche la possibilità di fare contratti aziendali: se c’è questo per noi va bene”. Dall’altra il segretario generale della Fiom-Cgil Maurizio Landini che dopo l’assemblea di questa mattina davanti ai cancelli di Termini, ha annunciato un “presidio permanente a partire dalle 22 di questa sera per impedire alle auto di uscire dallo stabilimento finché non si troverà un accordo con Fiat sulla riconversione dello stabilimento”. Del resto, spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil Roberto Mastrosimone “l’incontro di ieri non è stato risolutivo perché rimane da sciogliere il nodo dell’accompagnamento alla pensione per i circa 600 lavoratori che consentirebbe di chiudere questa ipotesi di accordo con la Dr Motor. E’ chiaro che la Fiat si sta assumendo una grave responsabilità chiudendo gli impianti con il rischio di impedire che questi operai vadano in prepensionamento. Mi auguro che mercoledì prossimo si possa raggiungere un accordo sulla trattativa che tuteli non solo gli operai ma anche l’indotto”.

”Oggi è un giorno di lutto per l’imprenditoria italiana e per la storia della Fiat, trasformata da Marchionne in una macchina mangiasoldi che non ha più scopi produttivi e industriali, ma finanziari – ha detto il leader di Italia dei valori Antonio Di Pietro che individua la responsabilità del tracollo di Fiat in Marchionne che “solo tre anni fa aveva promesso per lo stabilimento siciliano 100 milioni di investimenti per il suo rilancio, ottenendo anche soldi pubblici”. Sempre dall’Idv è partita la richiesta di riferire in Aula rivolta a Passera: ”La volontà di chiudere Termini Imerese è l’emblema della strategia autoritaria di chi, come Marchionne, crede di potersi muovere liberamente in spregio a qualunque regola democratica. Chiediamo al neoministro dello Sviluppo economico Corrado Passera – ha detto Fabio Giambrone, vicepresidente del gruppo di Idv al Senato e segretario regionale in Sicilia – di riferire in aula sul fantomatico piano di Fabbrica Italia”.

Dal Pdl arrivano le parole del senatore Enrico La Loggia: “L’abbandono di Termini Imerese a uno stato di crisi sociale potrebbe determinare, oltre al gravissimo disagio per i lavoratori, anche il verificarsi di derive pericolose per tutta l’area. Spero dunque che, con piena disponibilità al dialogo e massima assunzione di responsabilità, tutte le parti in causa favoriscano, in tempi rapidi, la ripresa dell’attività sulla base dell’ipotesi di soluzione al problema in gran parte già individuata”.