Qualcosa era nell’aria, fin dalle prime udienze. Quel processo per violenza sessuale – per un fatto accaduto a Torvaianica, la notte di pasquetta del 2009 – era sempre stato animato da un pubblico insofferente, che ha seguito spesso con commenti pesanti le udienze nei locali del Tribunale di Velletri, in provincia di Roma. Amici e parenti dei tre imputati, che ieri sera, alla lettura della sentenza di condanna, hanno letteralmente assalito i magistrati, che si sono messi in salvo chiudendosi nell’aula. Gli otto carabinieri in servizio a mala pena sono riusciti a contenere la furia del branco, che in pochi minuti ha distrutto alcune vetrine, il portone d’ingresso del Tribunale e i contenitori dei rifiuti, usati come arma impropria. Scene da stadio, da dopo partita, finite con tre militari feriti e venti arresti, che non hanno avuto peggiori conseguenze grazie all’intervento in forze dei carabinieri e della polizia arrivati da tutte le città vicine.

Il Tribunale di Velletri è la seconda sede giudiziaria del Lazio per numero di abitanti. Molte le indagini e le udienze delicate, ad iniziare dai due processi per associazione mafiosa contro il clan Gallace-Novella, fino ai fascicoli sui reati contro la pubblica amministrazione. Da anni i magistrati lamentano l’assenza di dispositivi di sicurezza: all’ingresso non esiste nessuna forma di controllo, nessun metal detector, affidando la vigilanza alle poche forze dell’ordine sottratte al controllo di un territorio vasto, che va dal litorale di Anzio e Nettuno, fino a Colleferro, includendo l’intera area a sud di Roma. La vigilanza privata (composta da soli due agenti) cerca in qualche maniera di controllare quello che avviene durante le udienze, intervenendo spesso per sedare vere e proprie risse, molte volte con difficoltà. Una situazione che – spiegano gli impiegati e le forze dell’ordine che svolgono servizio di vigilanza – prima o poi sarebbe esplosa. Quello che è accaduto ieri sera. Una situazione che si aggiunge ai comuni problemi degli altri tribunali, che vanno dall’organico ridotto, fino alla riduzione dei budget per le indagini.

Solo un anno fa durante un processo per una rapina, in cui era imputata la figlia di un presunto esponente di alcune cosche locali, ci furono minacce dirette contro il giudice e il Pm, con un vero e proprio tentativo di aggressione, ma non ci sono stati investimento per rafforzare la sicurezza dei locali del Tribunale. Per i venti arrestati potrebbe ora scattare un’imputazione pesante, considerando il tentativo di assalto ai magistrati e la devastazione dei locali.