La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy

“Abbiamo parlato di strategie, non di aspetti specifici”. Mario Monti, in conferenza stampa con in presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ha liquidato con queste parole la domanda relativa alla conferma dell’impegno del pareggio di bilancio entro il 2013. Il presidente del Consiglio ha iniziato così la sua operazione europea per trasmettere un messaggio chiaro: non c’è più l’impresentabile Silvio Berlusconi e ora l’Italia deve essere trattata in un altro modo. “L’Europa siamo noi”, ha detto al suo insediamento in Senato. E tutto si può ridiscutere, anche il pareggio di bilancio nel 2013, se lo scopo è raggiungere traguardi più ambiziosi che possano davvero rassicurare i mercati a cui, sembra di capire, degli impegni attuali importa assai poco. Anche ieri infatti la Borsa di Milano è stata la peggiore d’Europa, -4,74 per cento, e il mercato dei titoli di Stato non accenna a tranquillizzarsi, con lo spread a 474 punti, in una singolare simmetria con la caduta di Piazza Affari. Discorso simile anche oggi, con il differenziale tra bund e btp sempre sopra intorno a quota 480.

Oggi Monti è arrivato a Bruxelles dove, dopo il presidente della Commissione, ha incontrato quello del Consiglio europeo Herman van Rompuy. Ma l’evento decisivo è quello di Strasburgo, giovedì: un vertice trilaterale con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, il ritorno dell’Italia tra quelli che in Europa contano e dettano le condizioni, anziché farsele imporre dall’alto. Almeno questa è l’ambizione e non sarà semplice realizzarla. Sul tavolo di Monti, alla vigilia della partenza per Bruxelles, c’erano i dossier preparati dai tecnici del ministero del Tesoro, faldoni che il premier ha studiato nel weekend.

Gli argomenti sono tanti. C’è il potenziamento del Fondo Salva Stati, che oggi vale sulla carta 440 miliardi ma che deve essere potenziato, creando “certificati di garanzia” da applicare a obbligazioni emesse dal fondo ma poi trasferibili ad altri titoli pubblici. Un accrocchio finanziario che convince poco tutti. Poi c’è da negoziare l’evoluzione del Fondo nell’Esm, una specie di Fondo monetario europeo, che potrebbe comportare per l’Italia l’esborso di qualche miliardo di euro nel 2012. Ma soprattutto c’è la questione debito.

Monti ha ben chiaro il problema: raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, come concordato da Berlusconi, garantisce a tutti che l’Italia inizi a darsi da fare fin d’ora per “rimettersi in carreggiata”, come ha detto Sarkozy. Ma non basta per rispettare il vincolo introdotto dal cosiddetto “six pack“, un insieme di regolamenti che all’Italia chiede di ridurre ogni anno il debito in eccesso di un ventesimo. Tradotto in un numeri: tra i 30 e i 45 miliardi di euro di manovre all’anno. A suo tempo il ministro del Tesoro Giulio Tremonti confidava in un periodo transitorio di un paio d’anni, previsto dalle nuove regole, e quindi si è concentrato sul pareggio di bilancio. Poi il peso diplomatico dell’Italia è crollato sotto il peso del bunga bunga e in molti, a cominciare dai tedeschi, ne hanno approfittato per cercare di mettere la camicia di forza all’Italia: niente periodo transitorio e una sorta di governo esterno se non si rispettano gli obiettivi.

I negoziati non sono ancora conclusi, Monti conta di invertirne la tendenza. E tra i suoi consiglieri circola un’ipotesi ardita: proporre di barattare il pareggio di bilancio nel 2013 con il rispetto degli obiettivi sulla riduzione del debito nel 2015. Un’operazione che può riuscire soltanto a uno con la credbilità europea di Monti (lo “standing”, come amano dire gli eurocrati). Così il governo potrebbe fare riforme strutturali ambiziose, come quelle che iniziano a filtrare in questi giorni, strutturate su un orizzonte temporale più lungo e quindi contenere l’effetto recessivo degli interventi (cioè risanare i conti senza azzoppare la crescita).

La nuova manovra dovrebbe arrivare a fine mese, subito prima o subito dopo il vertice Ecofin del 29 novembre. Dovrebbe contenere il ritorno dell’Ici sulla prima casa, un nuovo aumento dell’Iva e forse già anche il taglio di alcune agevolazioni fiscali previsto dalla delega lasciata inattuata da Tremonti. Per raddrizzare, in senso più favorevole all’Italia, l’asse del rigore europeo Monti ha bisogno di tutto il peso diplomatico che è in grado di esercitare un premier la cui maggioranza, nonostante il recente voto di fiducia, appare a tutti molto incerta. I colloqui e le telefonate della vigilia dell’incontro di oggi, quindi, appaiono soprattutto come un modo per arrivare il più forte possibile alla prova europea: una telefonata con il presidente Usa Barack Obama (che vuole incontrare presto Monti), un punto della situazione con Ignazio Visco, un endorsement dell’ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi, “ho molta fiducia nella saggezza di Mario Monti”. Con un altro italiano alla Bce, il secondo dei Super Mario Bros (Bros sta per brothers, fratelli), cioè Mario Draghi, tutto diventa più facile. Anche, forse, convincere la Germania ad accelerare quella che sembra ormai l’unica alternativa all’intervento illimitato della Bce sul mercato del debito: gli eurobond, il debito pubblico europeo. E questo anche Giulio Tremonti, da sempre fan dell’idea, lo approverebbe.

da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2011

aggiornato da Redazione Web alle ore 15.35