Sono agli arresti domiciliari Maria Teresa Caputo, avvocato di Imola di 47 anni, e Giuseppe Monaco, ragioniere imolese di 60 anni, indagati insieme ad altre trentasei persone, tra cui un bengalese sottoposto ad obbligo di firma. L’operazione, ribattezzata Free pass, e condotta dalla guardia di Finanza di Rovigo, in collaborazione con i comandi provinciali di Bologna, Forlì e Ravenna coordinati dalla procura di Bologna, ha permesso di colpire un’associazione criminale dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

L’indagine, iniziata nel settembre del 2009, ha preso le mosse da un normale controllo fiscale in un laboratorio tessile di Occhiobello, in provincia di Rovigo, dove erano stati identificati tre operai cinesi risultati beneficiari della procedura di regolarizzazione meglio conosciuta come sanatoria per colf e badanti. Secondo le Fiamme Gialle la procedura era viziata dall’utilizzo di falsi contratti di lavoro come colf o badanti. Da qui l’inchiesta è proseguita, sviluppandosi su due fasi: la prima in riferimento alla sanatoria, la seconda, invece, in seguito al decreto flussi del 2010.

Un sodalizio di imprenditori e professionisti emiliani, tra cui Monaco che lavorava al Caf e l’avvocato Caputo, ritenuti gli ideatori, organizzatori e promotori del presunto sistema illecito, i quali grazie alle loro conoscenze erano riusciti a reperire numerosi clienti, circa 200, tra cittadini cinesi, albanesi, bengalesi, pachistani, marocchini, ucraini e moldavi. I falsi datori di lavoro sarebbero in tutto una quarantina. I cittadini extracomunitari interessati al permesso di soggiorno versavano all’organizzazione una somma tra i 5 e i 7 mila euro, mentre i datori di lavori compiacenti venivano ricompensati con mille euro.

In questa prima fase Monaco, considerato l’ideatore del sistema criminoso, aveva previsto che fossero conferite all’avvocato Caputo delle procure a rappresentare i falsi datori di lavoro, quando questi fossero stati convocati dalle Prefetture come ultimo passaggio necessario per il rilascio del permesso di soggiorno, per avere la certezza che tutto si svolgesse con regolarità. Al termine di questa prima fase ci furono alcune perquisizioni nei confronti di Monaco e Caputo, entrambi del bolognese, ma non emersero elementi per ritenere l’avvocato coinvolto nel sistema. Ma le successive intercettazioni telefoniche hanno permesso alla guardia di Finanza di comprendere come l’avvocato di Imola fosse al contrario inserita nell’attività considerata illecita, e che dopo poco preferì mettersi in proprio.

I reati contestati vanno dal favoreggiamento all’immigrazione clandestina, dalla falsità materiale ed ideologica in atto pubblico alla falsità in dichiarazioni rese al pubblico ufficiale al favoreggiamento personale, con l’aggravante di avere agito al fine di trarne profitto e in concorso tra più di cinque persone.

Dopo la sanatoria del 2009 si è presentata così la nuova occasione di guadagno con il decreto flussi del 2010 per lavoratori extracomunitari. L’attività degli indagati, che in questo caso è autonoma di comune accorda, è risultata frenetica nei giorni immediatamente precedenti i famosi “click day”, cioè i giorni stabiliti per l’invio telematico delle domande di rilascio del permesso di soggiorno, visto che il limite numerico stabilito dal decreto flussi di circa 98 mila unità seguiva l’ordine temporale di invio e ricezione delle richieste (“first arrived, first served”, ovverosia “primo arrivato, primo servito”). Il decreto flussi aveva permesso la regolarizzazione dei cittadini extracomunitari che si trovavano, alla data del 30 giugno 2009, in Italia in condizioni di clandestinità o irregolarmente assunti presso famiglie italiane come colf o badanti.

Le ultime perquisizioni della guardia di Finanza hanno permesso di sequestrare una mole imponente di documentazione, che ora la Procura leggerà e valuterà, vista anche la complessità della materia. Tra gli indagati anche un bengalese di 42 anni, sottoposto ora ad obbligo di firma, che avrebbe favorito la permanenza di cittadini del Bangladesh per una somma intorno ai mille euro per pratica istruita. Il 42enne avrebbe fornito a Monaco i nominativi dei lavoratori da inserire nelle istanze di regolarizzazione, dichiarandoli senza permesso di soggiorno e non assunti, ma alle dipendenze di cittadini italiani come colf o badanti da datori di lavoro compiacenti.