Chiunque voglia conoscere nel dettaglio la incredibile storia di Riccardo Antonini, delegato sindacale cacciato dalle Ferrovie, potrà leggere la bella intervista realizzata con lui, per il Fatto di venerdì, da Elisabetta Reguitti, sempre attenta a questi temi altrove oscurati o relegati nelle brevi di cronaca.

Eppure si tratta di una storia esemplare per comprendere questa Italia ancora berlusconiana, anche quando i protagonisti fingono di non esserlo, a cominciare dall’amministratore delegato delle ferrovie Mauro Moretti.

Riccardo Antonini lavora alle ferrovie da 34 anni, laureato in legge, guadagna meno di 1.500 euro al mese, delegato sindacale. Dopo il disastro ferroviario di Viareggio viene indicato dai parenti delle vittime, riunite nella associazione “Il mondo che vorrei”, quale perito di parte.

Al momento del dibattimento i familiari e i loro legali contestano uno dei periti perchè, al momento di accettare l’incarico, non aveva dichiarato di avere incarichi retribuiti dalle Ferrovie.  Non solo quel perito non è stato rimosso, ma addirittura la rimozione, tramite lettere di licenziamento è arrivata a Riccardo Antonini perché “con le sue dichiarazioni ha interrotto il rapporto di fiducia con l’azienda”.

Tanto per capirci si tratta di una riedizione dell’antico slogan “colpirne uno per educarne cento”.

Il suo licenziamento ci riguarda tutti perché mette in discussione i diritti di libertà di tutti: la stessa motivazione, di fatto, fu utilizzata anche dalla Rai per tentare di mettere il bavaglio ai dipendenti e costringerli al silenzio quando furono cacciati i Biagi, i Santoro, i Luttazzi, i Travaglio

Persino quella Rai non osò estendere il divieto ai delegati sindacali o a chi ricopriva una qualsiasi funzione pubblica.

Il provvedimento punitivo contro Antonini, se non arrestato per tempo, è destinato a produrre un pericolo contagio e a produrre guasti ulteriori diffondendo paura e omertà.

Di fronte a episodi come quello di Viareggio non può esistere nessun richiamo alla fedeltà aziendale: la ricerca della verità e della giustizia debbono venire, sempre e comunque, e prima di qualsiasi altra opportunità od opportunismo.

Nel momento nel quale tutti parlano , finalmente e legittimamente, di interesse generale e di generosità, sarà davvero il caso che il ministro Passera chieda anche ai vertici delle Ferrovie  di adeguarsi e di revocare subito un provvedimento iniquo e odioso.