La trattativa c’è stata. C’è stata eccome. E si risolse proprio con la revoca del 41 bis, il carcere duro per i boss. Ecco i primi documenti che attestano in modo inequivocabile come lo Stato italiano, a seguito delle stragi del 1992-1993, sia sceso a patti con la mafia.

Il primo è la lettera del febbraio del 1993 pubblicata da Repubblica e depositata dai pm di Palermo Di Matteo e Ingroia al processo contro il prefetto Mario Mori. E’ la richiesta, dai toni minacciosi, dei familiari dei boss reclusi di alleggerire il carcere duro. Il secondo documento può essere archiviato come la risposta dello Stato. Cioè la decisione di venire incontro alla richiesta con la sorprendente motivazione del “sovraffollamento”. Si tratta di un ciclostile (FILE INTOCCABILI) del Ministero di Grazia e Giustizia del 23 giugno 1993, quattro mesi dopo il primo, originariamente classificato come “riservato” e pubblicato sul sito della trasmissione “Gli Intoccabili” che Gianluigi Nuzzi condurrà il martedì sera su La7 a partire dal 29 novembre. Entrambe le carte, messe una accanto all’altra, attestano per la prima volta in maniera chiara i termini della trattativa e l’esito.

Finora ampi settori della politica avevano potuto definire la trattativa un’ipotesi di pura fantasia. E l’unico brandello cui attaccarsi erano le ricostruzioni di Massimo Ciancimino e di altri testimoni, subito tacciati come poco attendibili. Ora parlano le carte. Dopo la morte di Falcone e quella di Borsellino, lo Stato decide la linea dura contro la mafia e dispone circa novecento 41 bis per altrettanti mafiosi. Cosa nostra alza il tiro: nel febbraio del 1993, un gruppo di familiari dei mafiosi in carcere invia una lettera ai vertici dello Stato italiano, al Papa, ad alcuni giornalisti. Una lettera in cui, con tono intimidatorio, i familiari denunciano la durezza del 41 bis e chiedono un alleggerimento del regime carcerario. Una richiesta che, come verrà alla luce in seguito, è una delle principali condizioni poste dalla mafia nella trattativa con lo Stato. Dopo pochi mesi, alle minacce seguono i fatti, con gli attentati mafiosi di via Palestro a Milano, di via dei Georgofili a Firenze, di san Giovanni e San Giorgio al Velabro a Roma.Una strategia terroristica che cessa all’improvviso. Perché? Forse i mafiosi ottengono quello che volevano? Il documento esclusivo e inedito reso pubblico da “Gli Intoccabili” potrebbe essere la risposta a questa domanda. E’ firmato dal direttore del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Adalberto Capriotti e indirizzato al Capo di Gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso e riguarda il rinnovo del 41 bis per “400 detenuti di particolare pericolosità, con posizione di particolare preminenza nell’ambito dell’organizzazione criminale di appartenenza”. Nonostante la riconosciuta pericolosità dei boss detenuti, Capriotti propone a Conso di “acquisire da parte del Ministero dell’Interno una indicazione sulla perdurante sussistenza delle condizioni di ordine pubblico che a suo tempo contribuirono a determinare l’indirizzo politico” che portò all’applicazione del 41 bis. Non solo: la durata dei nuovi decreti va dimezzata da un anno a sei mesi. Con questa, incredibile motivazione: “La linea complessivamente indicata, se attuata, consentirebbe di soddisfare contemporaneamente sia le esigenze di sicurezza, ordine pubblico e contrasto alla criminalità organizzata, sia l’esigenza di non inasprire inutilmente il “clima” all’interno degli istituti di pena ove la tensione è già evidente per il notevole sovraffollamento generale ed i problemi del personale di polizia penitenziaria. Infatti le proposte di ridurre di circa il 10 per cento il numero di soggetti sottoposti al regime speciale aggravato, di non rinnovare alla scadenza i provvedimenti ex 41 bis emessi e di prorogare il predetto regime speciale di soli sei mesi, costituiscono sicuramente un segnale positivo di distensione”.

Pochi mesi dopo il Guardasigilli non firma il decreto di proroga del 41bis per 334 detenuti, fra cui diversi esponenti di vertice di Cosa nostra. In un documento le richieste della mafia, nell’altro la risposta dello Stato. Manca il dialogo intermedio, certamente cifrato. “E’ quello che stiamo cercando tutti”, spiega Gianluigi Nuzzi che annuncia nuovi documenti esclusivi sulla questione. “Nella prima puntata degli Intoccabili avremo una testimonianza choc che sorprende perché rivelare come la trattativa ai massimi livelli avesse addentellati nei corridoi dello Stato che la riproducevano a livelli inferiori. Siamo abituati a pensare questi rapporti come buoni contro cattivi, di livello alto e basso. Non è così. E non è neppure vero che le trattative si siano limitate al periodo delle grandi stragi. Tra mafie e Stato – questa la mia convinzione – il dialogo è stato continuo e su più livelli. Che poi emerga solo una parte e dopo difficili inchieste della magistratura, processi e ricerche giornalistiche non toglie nulla al fatto che rapporti ci siano e siano funzionali ad ambo i contraenti. Anzi, il fatto che questi documenti e certe verità processuali emergano dopo vent’anni da il segno di quanto forte e resistente sia la saldatura”.