Quest’estate, vicino a Montecitorio, l’onorevole Stracquadanio era stato più urbano, di fronte a me e all’amico Matteo Marini. Aveva sbroccato solo quando Matteo aveva introdotto il tema degli eurobond, di cui avevamo discusso pochi minuti prima con un turista. Paonazzo, in contrasto con la giacca azzurrina e la cravatta all’uncinetto, se n’era andato, incolpando delle nostre domande la scuola pubblica (poco importa che, ai tempi, lui fosse uno dei responsabili al ministero della Gelmini).

Con Antonino Monteleone, qualche settimana fa, è invece stato molto meno gentile. Ha urlato, strepitato, finto uno spogliarello e si è infine accanito sulla telecamera. Ma non, come ha voluto far credere, perché non voleva essere ripreso: per quello, sarebbe bastato entrare nell’albergo di fronte. Stracquadanio sentiva il terreno venirgli meno sotto i piedi. Giorgio Clelio, diploma di liceo, ex radicale, primo dei non eletti (tanto da subentrare a legislatura iniziata dopo le europee) senza questo governo si vedeva perso.

Come del resto Scilipoti. Perso l’appeal e l’importanza per la tenuta del governo, è costretto a pagliacciate come quella della fascia nera al braccio. Sia chiaro, io non credo che il governo Monti possa essere un buon governo e credo che se una persona seria si fosse presentata con il lutto al braccio il giorno della fiducia, molti avrebbero indagato sulle motivazioni, arrivando magari a quelle che mi spingono a diffidare da questo nuovo esecutivo. Ma Scilipoti no. Un volto ignoto fino ad un anno fa, divenuto macchietta sotto i riflettori.

Stracquadanio e Scilipoti. Sconosciuti senza Berlusconi, senza Silvio persi. Prevedibile che ora si appellino al motto “bene o male purché se ne parli”: qualche mese sotto le luci delle telecamere, avevano azzeccato il giusto tono di fard e capito quale fosse il volume di voce per stordire lo spettatore senza fargli capire il discorso. E ora? In questi momenti difficili, non lasciamoli soli.

Facciamo loro percepire quanto siano inadeguati al ruolo che ricoprono. Insegniamo loro la civiltà, l’etica, l’umiltà.

Magari anche la Costituzione.