Il governo Monti incombe. Le reazioni nel Pdl e nel Pd, la delusione di Berlusconi che si dimette, la gioia di Bersani e una cicogna in arrivo…

Italia, domani

Fra la Jugoslavia e Tito
e il Berlusca e il suo partito
non c’è alcuna differenza.
C’è la stessa conseguenza

quando un capo se ne va:
Tito andò nell’aldilà,
mentre Silvio Berlusconi
se ne va fuor dai coglioni,

l’italian facendo allegro.
Macedonia, Montenegro,
Serbia, Kossovo e Croazia
nella guerra che ti strazia

dopo Tito son piombati.
Ciò che capita ai trombati
del meschino Pdl:
piduisti e verginelle,

ex aenne e democristi,
portaborse e ex socialisti
incominciano a menarsi
con lo scopo di piazzarsi

per lucrare qualche cosa.
C’è qualcun che un Dini sposa
al tramonto ormai vicino,
qualcun che vuole Angelino,

qualcun vuole che Schifani
dai picciotti si allontani
verso fulgidi orizzonti,
qualchedun vuol Mario Monti

che già sul doman si staglia
ed al salto della quaglia,
lingua in moto, si prepara.
Santanché, Feltri e Ferrara,

fedelissimi al caiman,
stan facendo un gran can can
per convincer Berlusconi
a volere le elezioni.

Silvio, fuori di cotenna,
nel vagar qua e là tentenna
fra gli affar di Mediaset
e il timor d’una Hammamet.

Spettatore c’è Bersani
che fra zompi e battimani,
a una bella Nike avvinto,
crede proprio d’aver vinto.

Se il Berlusca se n’è andato
il Pd va ringraziato
per la dura opposizione!

Il faceto bamboccione

crede che, passato Monti,
gli scagnozzi suoi sian pronti
ad assumere il potere.
Qualcheduno, per piacere,

può spiegare al rosso astuto
che in realtà Silvio è caduto
grazie ad Angie e a Sarkozy
e che il povero Pd

il potere se lo sogna?
E’ già in moto la cicogna
che recapita il neonato
al potere destinato.

Col suo becco sta portando
un piccin, Pier Ferdinando,
dell’okey papal provvisto.
Sia lodato Gesù Cristo.