Come un colpo di coda di questo governo in crisi, il berlusconismo dà l’ennesimo (e forse l’ultimo) calcio alla memoria storica italiana. La maggioranza oramai uscente di centrodestra ha infatti tagliato i fondi per il parco della pace di Sant’Anna di Stazzema il paese della Versilia dove il 12 agosto del 1944 i nazifascisti compirono una delle stragi più efferate della Seconda guerra mondiale. Il ministro della Cultura, Giancarlo Galan ha infatti tagliato i 50 mila euro di contributo statale annuale per mantenere aperto il parco e il museo che ricordano l’eccidio. Così, dopo che i fondi statali erano mancati anche nel 2010, il sindaco del paese Michele Silicani, aveva deciso di chiudere i battenti da lunedì.

Aveva, perché a scongiurare la chiusura, almeno per il momento, ci ha pensato la Regione Toscana che ieri ha annunciato un contributo eccezionale a favore dell’istituzione. Il Parco nazionale della Pace, istituito con legge dello Stato nel 2000, accoglie ogni anno da tutto il mondo almeno 50 mila visitatori. Come previsto dall’articolo 1 della legge 381, il parco è nato “allo scopo di promuovere iniziative culturali e internazionali, ispirate al mantenimento della pace e alla collaborazione dei popoli, per costruire il futuro anche sulle dolorose memorie del passato, per una cultura di pace e per cancellare la guerra dalla storia dei popoli”. Un parco, spiegano i responsabili della struttura, che per le sue caratteristiche ha un solo analogo al mondo, a Hiroshima.

La storia di Sant’Anna è una delle pagine più feroci della occupazione nazi-fascista tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. All’alba del 12 agosto 1944 alcune centinaia di Ss, in assetto di guerra, salirono a Sant’Anna, un paesino di montagna dove decine di persone erano sfollate, credendolo sicuro. In realtà il villaggio era pericolosamente coinvolto nella battaglia tra alleati e partigiani. Non lontano c’era il fronte della Linea gotica, che sarebbe poi stato scenario di altre stragi nazi-fasciste, culminate in quella di Marzabotto, consumata poche settimane dopo sull’altro versante dell’appennino tosco-emiliano.

Nonostante la sua posizione, ai primi di agosto Sant’Anna era stata qualificata dal comando tedesco “zona bianca”, cioè adatta ad accogliere sfollati. Inoltre, in quegli stessi giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide. Gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere rastrellati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla gli sarebbe capitato, restarono in casa. Risultato: in poco più di tre ore vennero massacrati in 560. I nazisti li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case e li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni.

Come è emerso dalle indagini della Procura militare della Spezia, quello di Stazzema fu un atto terroristico, una azione premeditata in ogni minimo dettaglio, e non una rappresaglia. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e i partigiani della zona.

Il Tribunale militare della Spezia nel 2005 ha condannato all’ergastolo dieci ex Ss, con sentenza poi confermata in Cassazione. Una sentenza, quella del 2005, che ebbe luogo anche grazie al rinvenimento del cosiddetto armadio della vergogna nel 1994, che portò alla luce i dettagli e le responsabilità di molte delle stragi degli occupanti durante i periodo della Resistenza.

Sulla vicenda del paesino in provincia di Lucca , tre anni fa, il celebre regista americano Spike Lee, diresse un film intitolato Miracolo a Sant’anna. Una pellicola che fece molto discutere. Il film fu accusato dall’Anpi di revisionismo anche perché sosteneva la tesi della strage come rappresaglia.

Dall’altra parte dell’appennino, a Marzabotto, dove a fine settembre i nazi-fascisti uccise in pochi giorni 700 persone, il sindaco Romano Franchi esprime solidarietà: “Sono molto dispiaciuto per quello che sta succedendo. Capisco le difficoltà economiche, ma ci sono valori che non si possono cancellare”. Anche per il comune in provincia di Bologna, dopo le manovre economiche estive, i fondi per le spese di rappresentanza saranno dimezzati. “Andare nelle manifestazioni negli altri paesi colpiti dagli eccidi con il gonfalone, dai prossimi anni sarà molto più difficile. Invece – ha concluso Franchi – il nostro parco di Monte Sole e le nostre manifestazioni sono finanziate dalla Regione Emilia Romagna, che per ora non ha tagliato”.