La Francia ha intenzione di chiedere una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu per esaminare il rapporto sul programma nucleare iraniano presentato ieri dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Parlando a Radio France Internationale, il ministro degli Esteri di Parigi Alain Juppe ha definito il rapporto Aiea “preoccupante”. “Se l’Iran rifiuta di conformarsi alle richieste della comunità internazionale e rifiuta ogni seria cooperazione – ha detto Juppe – Siamo pronti ad adottare, assieme agli altri paesi che siano d’accordo, sanzioni su una scala senza precedenti”.

Alle parole di Juppe hanno fatto eco quelle del ministro della Difesa francese Gerard Lonquet: in un’intervista televisiva ha aggiunto che si tratta soprattutto di convincere Russia e Cina, orientate a bloccare nel Consiglio di sicurezza ogni risoluzione che possa aprire la strada a sanzioni internazionali contro il governo della Repubblica islamica. Il precedente della risoluzione contro la Siria – boicottata con successo dai rappresentanti russi e cinesi nel Consiglio – non induce all’ottimismo le diplomazie occidentali, Usa, Gran Bretagna e Francia in testa, che hanno alzato il tono delle critiche al governo di Teheran dopo la diffusione del rapporto.

Da Pechino, il portavoce del ministero degli esteri Hong Lei ha detto che il governo sta ancora studiando i dettagli tecnici contenuti nel rapporto ma ha aggiunto che il suo paese “è per una soluzione pacifica per risolvere la questione del nucleare iraniano”. A Teheran Lei ha rivolto un invito alla “flessibilità” e alla “sincerità”.

Consegna del silenzio, invece, per il governo israeliano. Il primo ministro Benyamin Netanyahu, secondo la stampa israeliana, ha dato istruzioni ai propri ministri di evitare qualsiasi commento fino a quando i dettagli del rapporto non saranno stati esaminati con cura, specialmente per la parte che riguarda le attività nucleari iraniane ancora in corso. Israele, che ha un proprio arsenale nucleare e non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare o ammesso ispettori dell’Aiea nel suo impianto di Dimona, nel deserto del Negev, non è esattamente nella posizione di poter alzare la voce contro il programma nucleare iraniano, almeno nelle sedi internazionali ufficiali.

L’Unione europea, secondo le dichiarazioni di Maja Kocijancic, portavoce di Catherine Ashton, la responsabile della politica estera comune, sta studiando una posizione condivisa nonostante la fuga in avanti della Francia.

Durissima, invece, come da copione la reazione iraniana. In un discorso davanti a migliaia di persone nella città di Shahr-e-Kord, nel centro del paese, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha detto che il suo paese non arretrerà di una virgola dal proprio programma atomico che, ha ripetuto, ha solo scopi civili e pacifici. “Perché volete rovinare la reputazione dell’Onu e dell’Aiea dando ascolto alle assurde accuse statunitensi? – ha chiesto Ahmadinejad rivolto idealmente alla comunità internazionale – La nazione iraniana è saggia e non costruirà due bombe atomiche per fronteggiare le vostre 20 mila testate nucleari”, ha aggiunto Ahmadinejad nel suo discorso, trasmesso dalla tv di Stato.

Intanto, emergono altri dettagli del contenuto del rapporto. Per esempio, che a Fordow, nei pressi di Qom l’Iran avrebbe installato tre serie di 174 centrifughe per la produzione di uranio arricchito. Le centrifughe non sono ancora operative ma secondo gli ispettori dell’Aiea sarebbero in grado di produrre uranio arricchito al 20 per cento. Non ancora “weapon ready” ma ben più del livello di arricchimento minimo (3,5 per cento) necessario per il combustibile nucleare per le centrali civili.

Nonostante i toni, c’è anche un segnale positivo. L’Iran – che sostiene come le accuse dell’Aiea fossero già state smentite in passato perché basate sul ritrovamento di un computer rubato agli scienziati iraniani nel 2004 – ha detto di essere pronto a riprendere i negoziati con il Gruppo di contatto (Usa, Francia, Cina, Russia, Regno Unito e Germania) per trovare un accordo che disinneschi una crisi potenzialmente devastante in un Medio Oriente già profondamente scosso dalle Primavere arabe. I negoziati, affidati ad Ashton, si erano bloccati all’inizio dell’anno, quando l’Iran aveva chiesto di inserire il proprio programma nucleare in un più ampio negoziato sulla denuclearizzazione del Medio Oriente (cioè che si discutesse anche del nucleare israeliano). Il rapporto dell’Aiea e la reazione internazionale che ha provocato, potrebbero però convincere Teheran a congelare questa condizione, in attesa di tempi migliori.

di Joseph Zarlingo