Oggi parliamo degli effetti sulla salute del cotone Ogm in India,  ma prima è necessaria una premessa: solitamente gli articoli sulle biotecnologie che scrivo qui su ilfattoquotidiano.it scatenano nei commenti molte polemiche (e anche qualche insulto gratuito). Molte persone protestano e chiedono alla redazione o al direttore Peter Gomez di non farmi scrivere più. La cosa curiosa è che praticamente nessuno entra mai nel merito di quello che scrivo. Nessuno mi dice “guarda che ti sbagli, ci sono dei dati più aggiornati pubblicati sulla rivista scientifica Xyz che smentiscono quanto dici”, cosa che mi farebbe molto piacere: c’è sempre qualche cosa da imparare.

No, semplicemente ci si indigna perché racconto dei fatti (appurati al meglio delle indagini scientifiche effettuate fino ad ora) che però hanno il “difetto” di andare contro le convinzioni radicate di molte persone. E queste, quando qualcosa mette in crisi le loro convinzioni, piuttosto che considerare l’idea che queste ultime siano sbagliate, reagiscono alzando un muro.

Bene. Vi confesso che io non scrivo questi articoli per farvi cambiare idea. Cioè, mi piacerebbe ma non sono in grado di utilizzare tutte quelle tecniche psicologiche e di marketing che invece vengono ampiamente utilizzate da aziende, da associazioni, da partiti politici per farvi aderire ai loro credo. Di più: non mi frega neppure. Non mi interessa lisciare il pelo al lettore, non mi interessa che voi cambiate idea oppure no. Non mi viene in tasca nulla. Non ho prodotti da vendere o campagne da finanziare. Scrivo, come mi è stato chiesto, su ilfattoquotidiano.it raccontando, appunto, fatti non conosciuti al grande pubblico nella speranza che possano essere di aiuto a chi una “convinzione” ancora non ce l’ha. E credo che siano molti. E lo faccio seguendo l’etica della scienza: la ricerca della verità, o la sua migliore approssimazione. E se durante il viaggio scopro che alcune mie convinzioni (tutti ce le hanno, anche gli scienziati) non sono supportate dai fatti, beh, le cambio senza grossi traumi.

Ma veniamo al cotone Ogm.

Il cotone Bt è una pianta geneticamente modificata che contiene uno o più geni provenienti da un comune batterio del suolo, il Bacillus thuringiensis (da cui il nome). Questi geni Bt producono delle proteine che sono mortali per alcuni insetti, tra cui alcuni parassiti del cotone. In pratica il cotone Bt produce da sé l’insetticida. Insetticida che è assolutamente innocuo per i mammiferi ed è usato, sotto forma direttamente di batterio, anche in agricoltura convenzionale e biologica. Anzi, il batterio Bt è l’insetticida in assoluto più utilizzato in agricoltura biologica. Quando vi mangiate frutta biologica è probabile che stiate ingerendo anche il batterio che è stato spruzzato come insetticida oppure direttamente le sue tossine.

Il cotone Bt è stato messo in commercio per la prima volta nel 1996. Vari studi in passato hanno messo in luce i benefici economici derivanti dalla sua adozione per gli agricoltori, attraverso un aumento delle rese, una riduzione dell’impiego di pesticidi chimici e quindi una riduzione dei costi che ripagava ampiamente il costo maggiore dei semi. Tirando le somme gli agricoltori mediamente hanno avuto un aumento del reddito come potete vedere dalla Figura 1. a questo link.

Detto chiaramente, la mole di studi scientifici pubblicati su riviste serie è tale che non vi è più alcun dubbio che il cotone Ogm abbia portato benefici ai piccoli agricoltori,  anche se è curioso come sulla stampa italiana appaiano sempre notizie, false, di tipo opposto, solitamente diffuse da attiviste (che si spacciano per scienziate) come Vandana Shiva. Ma avremo modo di parlare di questo un’altra volta.

Oggi non volevo parlare di soldi. Una riduzione dell’uso di pesticidi infatti, oltre a portare un vantaggio economico, ha anche implicazioni profonde sulla salute. Nei paesi poveri e in via di sviluppo spesso pesticidi altamente tossici per l’uomo vengono applicati manualmente e senza protezioni adeguate, portando a un numero enorme di casi di intossicazione e avvelenamento da pesticidi con un costo sociale elevato. Tenete presente che il cotone è la coltura che consuma più pesticidi al mondo utilizzando, si stima, tra il 16% e il 25% di tutti gli insetticidi prodotti al mondo.

È appena stato pubblicato sulla rivista Ecological economics [1] uno studio approfondito che analizza i benefici sanitari derivanti dall’utilizzo del cotone Bt in India. (Kouser, S., Qaim, M., Impact of Bt cotton on pesticide poisoning in smallholder agriculture: A panel data analysis, Ecol. Econ. (2011) )

I ricercatori hanno raccolto dati dal 2002 al 2008 su 198 fattorie (scelte in modo casuale per evitare condizionamenti statistici) ogni due anni, e stimato l’impatto che ha avuto l’introduzione del cotone Ogm. La maggior parte degli agricoltori monitorati nello studio sono piccoli agricoltori con appezzamenti di terreno inferiori ai 4 ettari.

Già in passato in altri paesi era stata osservata una riduzione di casi di intossicazione e avvelenamento da pesticidi. In Cina ad esempio (lo avevo già raccontato nel mio libro Ogm tra leggende e realtà, chi ha paura degli organismi geneticamente modificati. In fondo all’articolo, come mi è stato chiesto da alcuni lettori, riporto la bibliografia originale. Quando possibile cerco di mettere un link agli articoli scientifici gratuitamente disponibili sul web)

“In passato alcuni studi avevano già documentato come l’adozione del cotone Bt avesse ridotto i rischi per la salute derivanti dall’uso di pesticidi. Ad esempio analizzando statisticamente dati provenienti da varie aziende agricole Pray e collaboratori [2] e Huang e collaboratori [3] avevano mostrato come i coltivatori di cotone Bt in Cina soffrissero meno spesso di avvelenamento da pesticidi rispetto ai coltivatori di cotone tradizionale. Bennet e collaboratori [4] hanno utilizzato un approccio simile in Sud Africa riscontrando anche in questo caso un minor numero di casi di avvelenamento da pesticidi tra i coltivatori di cotone Bt.”

Questo però è il primo studio a lungo termine effettuato in un paese in via di sviluppo sull’effetto sulla salute della coltivazione del cotone Bt.

In India il cotone Ogm è stato introdotto nel 2002, anche se veniva usato illegalmente anche in precedenza poiché i contadini, volendone sfruttare i benefici, contrabbandavano illegalmente i semi dalla Cina dove questo era stato introdotto anni prima. Monsanto, detentrice del brevetto, ha collaborato con l’azienda sementiera indiana Mahyco per adattare i semi alle condizioni locali e incorporare i geni nelle varietà tradizionali.

Durante i primi anni dell’introduzione del cotone Ogm in India, vari agricoltori lo adottarono solo parzialmente: testavano i semi Ogm su un campo, mentre su un altro campo continuavano a seminare le varietà non Ogm e a spruzzare pesticidi, in modo da valutarne le caratteristiche. Pian piano l’adozione è aumentata.

In seguito la tecnologia è stata data in licenza a molte altre aziende indiane. Nel 2010 erano approvati per la coltivazione 780 diversi tipi di cotone Bt, dove quindi i geni di resistenza sono stati introdotti nelle varie varietà o ibridi. La proliferazione del cotone Ogm in India, con decine di produttori, paradossalmente è stata facilitata dal fatto che i brevetti Monsanto non erano validi in India, e chiunque ha potuto copiare e riprodurre il cotone. Questo però all’inizio ha portato anche ad avere sul mercato semi dalle capacità insetticide non certificate e spesso anche veri e propri semi Bt falsi (che presumibilmente hanno causato vari problemi agli agricoltori che li hanno usati scambiandoli genuinamente per semi Bt).

Figura 2: adozione del cotone Bt in India

Venduto con il nome commerciale di Bollgard I, il cotone contiene il gene Cry1Ac che dona la resistenza contro vari parassiti (Helicoverpa armigera, Earias vittella, Pectinophora gossypiella). Nel 2006 è stato introdotto il Bollgard II, con inserito anche il gene Cry2Ab che dona la resistenza verso altri insetti.

Ora l’India è il più grande produttore mondiale di cotone Bt, e viene coltivato da più di 6 milioni di piccoli agricoltori con una superficie stimata di 9.5 milioni di ettari. Nel 2010 l’86% del cotone indiano era Ogm.

Se avete una T-shirt o dell’intimo prodotti con cotone made in China o in India avete addosso del cotone Bt. Non c’è nulla da temere. Anzi, come vedremo è stato prodotto in maniera più rispettosa per l’ambiente e per la salute di quello tradizionale.

Come dicevo, è ormai assodato nella letteratura scientifica come in media l’introduzione del cotone Bt abbia avuto un impatto positivo sui piccoli agricoltori che lo hanno adottato riducendo l’uso di pesticidi rispetto ai campi coltivati in modo tradizionale, come potete vedere in figura 3.

Figura 3: confronto tra l’uso di pesticidi nel cotone convenzionale e Ogm

Commentano gli autori

“È anche interessante osservare come l’uso di pesticidi chimici sia diminuito nel tempo, e questo sia per i campi Bt che per i campi convenzionali. Questo è probabilmente dovuto a una soppressione ampia e generalizzata dei parassiti come risultato dell’adozione della tecnologia Bt, che beneficia sia chi lo utilizza sia gli altri [5]. Lo stesso effetto è stato osservato per le colture Bt in Cina e in Usa [6,7].”

In pratica l’uso ampio e continuato del cotone Bt ha ridotto la popolazione del verme del cotone e ne hanno tratto beneficio anche i campi confinanti coltivati a cotone non Ogm. Un effetto analogo è stato rilevato recentemente per il mais Bt negli Usa.

Il calo nell’uso dei pesticidi suggerisce anche che lo sviluppo di insetti resistenti non è ancora diventata una questione di rilevanza pratica in India. È importante ricordare che, in qualsiasi modo venga utilizzato (spruzzato o dentro la pianta stessa), un insetticida porta sempre, prima o poi, allo sviluppo dei fenomeni di resistenza, cioè alla selezione di insetti che, mutati casualmente, riescono a resistere. Questo è il motivo per cui in agricoltura si debbono continuamente sviluppare insetticidi nuovi. Gli agricoltori sono in perenne lotta, da sempre, contro gli insetti. Si devono quindi mettere sempre in atto delle misure volte a ridurre la probabilità che si sviluppi una resistenza, o che si sviluppi troppo in fretta.

Ritornando allo studio, ancora più interessante è il risultato se si vanno a distinguere i vari pesticidi in base alla classe di tossicità stabilita dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). L’Oms classifica i pesticidi in quattro gruppi a seconda della loro tossicità acuta.

Nei campi Bt si spruzzano quantità significativamente inferiori di pesticidi di tipo I (estremamente pericolosi) e II (moderatamente pericolosi) mentre c’è poca o non c’è differenza per quel che riguarda i pesticidi di tipo III (leggermente pericolosi) e IV (non presentano pericolo acuto).

“Questo suggerisce che la riduzione di pesticidi più elevata, dovuta all’introduzione del cotone Bt, è avvenuta per i pesticidi più tossici; il che è coerente con studi precedenti in India e altrove [8,9]”

La riduzione di pesticidi è stata notevole: il 50% globalmente e del 70% dei pesticidi di tipo I, quelli più tossici. In media, stima l’articolo, chi coltiva cotone Bt soffre di 1,8 casi in meno di avvelenamento da pesticidi, per anno, rispetto a chi non lo usa.

Figura 4: avvelenamenti da pesticidi

In realtà gli autori ricordano che gli effetti benefici sono stati probabilmente sottostimati perché non includono la riduzione di chi non ha seminato cotone Ogm ma ha goduto dei suoi effetti di coltivazione nelle vicinanze. In più lo studio ha tenuto in considerazione solo i sintomi di intossicazioni acute e non ha indagato sui risultati a lungo termine di una esposizione cronica.

Questo, unito all’effetto positivo sul reddito ormai ben dimostrato, spiega come mai il cotone Bt in India ormai sia quasi al 90% del totale. E questo nonostante i semi siano da ricomperare ogni anno perchè, come tutti gli ibridi, se ripiantati la stagione successiva avrebbero delle prestazioni ridotte.

Le conclusioni degli autori sono chiare

“I risultati dimostrano che il cotone Bt ha ridotto notevolmente l’incidenza dell’avvelenamento da pesticidi tra i piccoli agricoltori indiani. Mentre nessun effetto significativo si è osservato nei primi anno dell’adozione, una chiara riduzione è avvenuta dal 2006. Cioè, gli effetti positivi sulla salute sono aumentati all’aumentare dell’adozione della tecnologia. Estrapolando i risultato all’intera India, il cotone Bt aiuta ad evitare 2.4 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi ogni anno.

[…]

La ragione principale di questi benefici per la salute della tecnologia Bt è che la resistenza inserita contro i principali insetti parassiti permette alte rese con livelli molto inferiori di insetticidi chimici. Poiché i piccoli agricoltori spruzzano i pesticidi manualmente, solitamente con un insufficiente abbigliamento di protezione, livelli più bassi di pesticidi significa minore esposizione a sostanze tossiche.”

Ovviamente, sottolineano i ricercatori, questo comporta anche degli ovvi vantaggi per l’ambiente, anche se lo studio non se ne occupa direttamente.

Sicuramente, uno degli ostacoli maggiori verso l’accettazione sociale generalizzata di queste tecnologie è che spesso il marketing di varie multinazionali, a differenza di quanto continuamente raccontato dagli scienziati delle istituzioni pubbliche,  ha “promosso” gli Ogm come se fossero una sorta di “bacchetta magica”.

Ovviamente non lo è. È solamente una tecnologia come le altre, da valutare per i suoi effetti, e non in modo “ideologico”. È sicuramente molto efficace e, sicuramente, sul lungo periodo, cambierà il modo di creare nuove varietà agricole, rispetto a come viene fatto ora. Ma non è detto che sempre sia la strada migliore o comunque l’unica da battere. Gli autori infatti ricordano che

“La tecnologia Bt può non essere la sola opzione al fine di ridurre i pesticidi chimici usati nella produzione del cotone. In alcune regioni si abusa dei pesticidi, causando una riduzione di insetti benefici e quindi aumentando gli insetti parassiti.

[…]

In ogni caso, la lotta integrata e la tecnologia Bt sono altamente complementari [10], e quindi un approccio non deve essere visto come un sostituto per l’altro.

I nostri risultati suggeriscono che le esternalità positive per l’ambiente e la salute dovrebbero essere considerate perché possono essere sostanziali. Tuttavia, il dibattito pubblico sulle colture geneticamente modificate in generale, e sul cotone Bt in particolare, è spesso focalizzato soprattutto sui rischi per la salute e l’ambiente.”

In altre parole troppo spesso (anche in Italia) si pone l’accento su rischi ipotetici (a oggi mai dimostrati) senza valutare minimamente i vantaggi reali derivanti dall’uso di questa tecnologia.

Forse qualcuno dei lettori si aspettava che parlassi dei famosi suicidi dei contadini indiani. Lo farò in un prossimo articolo, dove vi mostrerò come in questo campo si raccontino delle bugie clamorose: i suicidi, che purtroppo esistono, non sono affatto collegati agli Ogm, come invece le Vandana di turno vorrebbero farvi credere.

Qui sotto trovate tutti gli articoli di cui si parla nel testo. Sono solo una piccola parte delle molte decine di articoli scientifici seri scritti sull’argomento. E scusate se ribadisco il “seri” ma non basta scrivere un “rapporto” e metterlo sul web per farlo diventare credibile.

Bibliografia

[1] Kouser, S., Qaim, M., Impact of Bt cotton on pesticide poisoning in smallholder agriculture: A panel data analysis, Ecol. Econ. (2011), doi:10.1016/j.ecolecon.2011.06.008

[2] Pray, C., Huang, J., Hu, R., Rozelle, S., 2002. Five years of Bt cotton in China–the benefits continue. The Plant Journal 31, 423–430.

[3] Huang, J., Hu, R., Pray, C., Qiao, F., Rozelle, S., 2003. Biotechnology as an alternative to chemical pesticides: a case study of Bt cotton in China. Agricultural Economics 29, 55–67.

[4] Bennett, R., Buthelezi, T., Ismael, Y., Morse, S., 2003. Bt cotton, pesticides, labour and health: a case study of smallholder farmers in the Makhathini Flats, Republic of South Africa. Outlook on Agriculture 32, 123–128.

[5] Sadashivappa, P., Qaim,M., 2009. Bt cotton in India: development of benefits and the role of government seed price interventions. AgBioForum 12, 172–183.

[6] Hutchinson, W.D., Burkness, E.C., Mitchell, P.D., Moon, R.D., Leslie, T.W., Fleischer, S.J., Abrahamson, M., Hamilton, K.L., Steffey, K.L., Gray, M.E., Hellmich, R.L., Kastner, L.V., Hunt, T.E., Wright, R.J., Pecinovsky, K., Rabaey, T.L., Flood, B.R., Raun, E.S., 2010.

Areawide suppression of European corn borer with Bt maize reaps savings to non- Bt maize growers. Science 330, 222–225.

[7]  Wu, K.M., Lu, Y.-H., Feng, H.-Q., Jiang, Y.-Y., Zhao, J.-Z., 2008. Suppression of cotton bollworm in multiple crops in China in areas with Bt toxin-containing cotton. Science 321, 1676–1678.

[8] Qaim, M., de Janvry, A., 2005. Bt cotton and pesticide use in Argentina: economic and environmental effects. Environment and Development Economics 10, 179–200.

[9] Qaim, M., Zilberman, D., 2003. Yield effects of genetically modified crops in developing countries. Science 299, 900–902.

[10] Romeis, J., Shelton, A.S., Kennedy, G.G. (Eds.), 2008. Integration of Insect-Resistant Genetically Modified Crops within IPM Programs. Springer, New York.

Fonte del grafico dell’adozione del cotone indiano: Price Controls and Biotechnology Innovation: Are State Government Policies Reducing Research and Innovation by the Ag Biotech Industry in India? Carl E. Pray and Latha Nagarajan, Agbioforum, Vol 13, n. 4